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Culti Miti e Leggende dell’Antica Sicilia
Introduzione

Quando si parla di religione dell’antica Sicilia, si è portati a pensare al periodo e quindi ai culti elleni, dimenticando, però, che il pensiero religioso è vivo in Sicilia molto tempo prima.

La specie umana fa la sua comparsa sulla terra più di due milioni di anni fa con l’Homo Abilis e  poco meno di due milioni di anni fa si evolve verso la forma attuale con l’Homo Erectus. Si potrebbe affermare che la religione sia nata con l’uomo, affermazione che non sarebbe poi così azzardata, anche se è difficile formulare delle ipotesi relativamente al pensiero religioso di individui che conducevano un’esistenza allo stato selvaggio, che non conoscevano ancora il concetto di aggregazione sociale e le cui facoltà intellettive dovevano essere piuttosto limitate.

Ci si potrebbe chiedere quando l’Homo Erectus abbia acquisito facoltà psichiche tali da giustificarne l’appellativo di Homo Religiosus. La risposta non è facile anche perché di molte manifestazioni religiose non vi è più nessuna traccia. In questi casi lo studio delle più antiche arti parietali e, ancor più, quello della sepoltura delle antiche popolazioni preistoriche, dove sono riscontrabili tracce di rituali e corredi particolari, ci aiuta a capire che vi sono alla base sentimenti religiosi. A Qafzeh (Israele) nel 1933 è stata rinvenuta una sepoltura risalente a circa centomila anni fa e furono trovate delle offerte sulle mani del defunto e le palme delle mani girate appositamente verso l’alto come per ricevere le offerte[1].

Le offerte che centomila anni fa venivano fatte ai defunti nelle sepolture suggerirebbero che l’Homo Religiosus esisteva già nel paleolitico superiore, che aveva preso coscienza della morte e che tentava di superarla credendo che qualcosa di sé restasse anche dopo il decesso. Ecco quindi farsi avanti il concetto dell’immortalità dell’anima.

Si può parlare di manifestazioni religiose organizzate solo dopo l’affermarsi delle prime forme di aggregazione sociale, favorite dalle prime battute di caccia collettiva e dalla scoperta dell’agricoltura, che portò a forme di insediamento più stabili ed alla nascita dei primi villaggi. Potremmo supporre che, almeno nella sua forma primitiva, il pensiero religioso sia nato nel momento in cui l’uomo cominciò a percepire se stesso come essere limitato e a volte impotente verso la realtà esterna e comincio ad intervenire si du essa. Le prime manifestazioni religiose consistevano, probabilmente, in rituali magici che avevano come obiettivo, quello di effettuare una sorta di manipolazione o, comunque, di interagire con una realtà che si presentava, a volte, ostile. Rituali magici venivano praticati per favorire la caccia, per scongiurare la siccità o per combattere i demoni delle malattie.

La prima forma di pensiero religioso a cui si potrebbe  pensare è quella chiamata religione naturale, intendendo, con questo termine, quella categoria di religioni  che divinizzavano i vari fenomeni della natura[2] quali

  • Fenomeni meteorologici (tuoni, fulmini);
  • Astronomici (stelle, pianeti, sole);
  • Aspetti legati al mondo vegetale (nascita e crescita della vegetazione e dei  frutti  necessari al sostentamento dell’uomo);
  • Aspetti legati al mondo animale (venerazione di animali dotati di caratteristiche specifiche);
  • Aspetti della vita umana (le varie virtù umane, i momenti significativi della vita quali la nascita e la morte).

Nella religione naturale possiamo distinguere una prima fase che si può definire totemistica[3], caratterizzata da una sorta di legame tra il clan ed il Totem. Quest’ultimo era generalmente, un essere vegetale o animale considerato protettore di una tribù o di un clan e a cui il clan si considerava legato da una particolare relazione di parentela. Il legame, però, non era considerato solo di tipo biologico ma, soprattutto, di tipo religioso. Normalmente, tale rapporto immaginario legava un gruppo di persone a determinati animali o piante a cui il gruppo pensava di dovere il proprio sostentamento. Non era raro che il gruppo stesso assumesse il nome dell’animale elevato a Totem. Il Totemismo può essere considerato la più antica forma di religione nella storia dell’uomo[4]. Ad esso seguì una fase in cui si afferma l’elemento naturistico vero e proprio, dove si assiste all’animazione dei fenomeni naturali e della vita umana.  Le due fasi non si possono considerare nettamente distinte, poiché la seconda è destinata a portare  in sé le tracce della precedente. Anche nella fase successiva, infatti, la presenza dell’elemento animale, denota l’influenza della fase totemistica.

Tra gli animali ricordiamo il toro, presente nella mitologia sin dai tempi della cultura minoica, la colomba associata ad Afrodite (Venere), il daino associato ad Artemide (Diana), la mucca associata ad Era (Giunone), la cornacchia e la civetta associati ad Atena (Minerva), ed infine il cane associato a molte divinità e spesso elemento ricorrente nei miti e nelle leggende siciliane.

Vitello d'Oro
Adorazione del Sole/Vitello (d’Oro). Deir el-Medina (nei pressi di Luxor – Egitto), età ramesside (1320-1085 a.C)

Venere e le colombe
Venere che scherza con due colombe (ritratto della ballerina Charlotte Chabert) di Francesco Haiez (1830)

Venere con la colomba
Venere con colomba e phiale (VI sec. a.C) – Museo Nazionale di Reggio Calabria

Diana di Versailles
La Diana di Versailles, copia Romana di una statua di Leocare (Museo del Louvre Parigi)

Civetta e Atena Atene – Tetradramma del periodo 449 – 431 a.C. con pallade Atena e la civetta.


Moneta  con il viso del dio Adrano sul dritto ed uno dei suoi cani sul rovescio

 Un altro aspetto da tenere in considerazione nell’evoluzione del pensiero religioso è la rielaborazione e il riadattamento di un mito, originariamente comune a più popoli, in base allo sviluppo culturale. Da questo punto di vista, non solo per la Sicilia, ma per l’intera penisola italiana, bisogna fare una distinzione tra i popoli appartenenti alla cosiddetta stirpe mediterranea (o preindoeuropea) e quelli appartenenti alla stirpe indoeuropea[5].

Le popolazioni appartenenti alla stirpe indoeuropea, non costituivano, come si potrebbe pensare, un’unica popolo, ma piuttosto un insieme di popoli nomadi che parlavano lingue affini tra loro e che avevano in comune alcune abitudini di vita e sentimenti religiosi.

I vari ceppi della grande stirpe indoeuropea furono, in seguito, chiamati con nomi diversi, a seconda dei tempi e dei luoghi che sceglievano per lo stanziamento. Il gruppo più occidentale di queste popolazioni era formato dai Celti, che si stanziarono nel nord Europa, dagli Italici, stanziatisi nella penisola italiana, dagli Illiri e dai Traci che occuparono i Balcani e dagli Elleni che popolarono la Grecia.

Le due stirpi si distinguono per la diversità di manifestazione del pensiero religioso. Per quando riguarda, per es., il culto dei morti, i popoli appartenenti alla stirpe mediterranea usavano spesso il rito funerario dell’inumazione, seppellivano i loro morti senza bruciarli e, coricavano il cadavere sul fianco sinistro e con le gambe rannicchiate, quasi  a ricordare la posizione fetale[6]. A volte, anche se più raramente, veniva utilizzata la posizione supina. I popoli indoeuropei, invece, usavano spesso il rito funerario dell’incinerazione. La diversità di riti funerari, però, non può essere assunta come criterio di appartenenza all’una o all’altra stirpe. E’ stato riscontrato, infatti, che incinerazione e inumazione, a seconda dei momenti, sono stati utilizzati indifferentemente, da uno stesso popolo.

 I popoli appartenenti alla stirpe mediterranea che abitarono la Sicilia e che, quindi, influenzarono la  religiosità della loro epoca furono i Sicani, gli Elimi[7] ed i Fenicio-Punici.

Gli Elimi ed i Fenici[8] lasciarono un’impronta culturale e di stile che si differenziò da quella greca e romana. Tale impronta è riscontrabile, ancora oggi, nei ritrovamenti archeologici. Dei Sicani, invece, sono rimaste poche tracce e, comunque, risulta spesso difficile distinguere la cultura sicana da quella sicula, tanto che scrittori del passato hanno affermato che Siculus e Sicanus sono  sinonimi della stirpe mediterranea. L’opinione più diffusa, però, sostiene, che i Siculi ed altri popoli, quali gli Osco-Umbri, i Latini, i Veneti e i Messapi, appartengono alla grande famiglia indoeuropea che scese in Italia nel II° millennio e che prese il nome di Italici. I Veneti si fermarono nel Veneto, i Latini nel Lazio, i Messapi in Puglia e i Siculi, dopo un periodo di probabile coabitazione con i Latini nel Lazio, scesero fino in Sicilia.

 I Siculi appartenevano, quindi, alla stirpe indoeuropea, infatti, il siculo è considerato lingua indoeuropea, per certi aspetti vicina al latino[9]. Le popolazioni di stirpe indoeuropea che hanno un’impronta religiosa simile sono i Siculi, gli Elleni ed i Romani.

 Nella sua evoluzione, la religione naturale assunse, da un certo momento, un aspetto antropomorfico. Alle divinità naturali inizialmente adorate, considerate delle vere potenze naturali, vennero attribuite forme e virtù tipicamente umane. A poco a poco, si crearono le condizioni ideali che portarono alla nascita dei miti, di quei racconti, cioè, i cui protagonisti erano, non solo le divinità ma anche gli eroi più o meno noti creati dalla fantasia dell’uomo. La nascita dei miti che potevano riguardare fenomeni naturali, riti, costumi e tradizioni di un determinato gruppo sociale, può essere giustificata dall’esigenza di spiegare la realtà. I miti, però, si evolvono e si differenziano in base ai tempi e ai luoghi in cui si irradiano. A volte, per interessi politici, si modificavano e si diffondevano antiche leggende, per giustificare determinate alleanze tra gruppi di popolazioni, attribuendo ai gruppi stessi una comune discendenza divina. A volte la trasformazione di un mito era motivata unicamente dalle mutate condizioni politiche, dall’ascesa o dalla decadenza di un personaggio influente o gruppo politico.

 La mitologia ellenica può essere considerata la più ricca e significativa, ed è quella della quale ci sono più tracce all’interno dei culti siciliani. In molti miti sono individuabili tracce di elementi tipicamente indoeuropei, ed anche nel periodo di maggior splendore della cultura ellenica, la mitologia classica risente delle influenze provenienti dal Mediterraneo Orientale. Mitologia e religione sono correlate, anche se non sono inconsueti i miti legati ad eroi umani.

 Col passare del tempo, evolvendosi le capacità intellettive dell’uomo, e grazie alla spiegazione scientifica dei fenomeni naturali, prima del tutto oscuri, anche il pensiero religioso subisce una pari evoluzione. Ai miti si inizia a dare un’interpretazione simbolica e la religione comincia a propendere verso forme spirituali superiori liberando le divinità dagli elementi animistici che le avevano caratterizzate inizialmente.

Questo processo evolutivo predisporrà il terreno per quelle che saranno le religioni universali come quella cristiana, in cui predominerà il concetto universalistico della divinità. Ecco, quindi, che attorno ad alcune divinità (Dioniso, Demetra, Cibele, Iside ecc.) nascono quelle religioni chiamate misteriosofiche (dal greco mystes), caratterizzate da una serie di riti segreti compiuti dagli adepti e definite “religioni di salvezza” (perlomeno di una salvezza interiore, o comunque ultraterrena). L’esigenza di una forma religiosa diversa da quella puramente animistica nacque dal desiderio di riscatto dalle frustrazioni, da parte delle classi emarginate costituite dagli schiavi, dai poveri e spesso anche dalle donne che erano escluse dalle cerimonie religiose della classe dominante. 

 In queste religioni, così come nella religione cristiana, il sacrificio è l’elemento che conduce alla salvezza. La stessa divinità, venerata nei misteri, subisce spesso atroci sofferenze ed è, di solito, destinata ad una morte violenta. Sarà proprio la sofferenza del dio a cui gli adepti si ispirano, il contributo che la divinità stessa offrirà per la salvezza dei propri fedeli.

Gli adepti delle religioni dei misteri furono spesso perseguitati, poiché  disturbavano l’ordine costituito, mettevano in discussione la strutturazione stessa delle classi in precedenza costituita e davano vita, essi stessi, ad un nuovo concetto di classe.

La nuova classe, vista in senso orizzontale rispetto alle classi precedenti, era costituita dagli appartenenti ai vari ceti sociali, purché sottoposti ai “sacramenti”  “che avevano il potere di affrancare misticamente l’iniziato, qualunque sia la sua origine sociale”[10]. Nella religione cristiana, il battesimo è il sacramento che affranca dal peccato originale, iniziando alla nuova vita religiosa. Il sacramento della cresima, che prepara il ragazzo ad essere il “soldato” di Dio, ha una certa analogia con il sacramento con cui gli iniziati di Mitra[11] raggiungevano il grado di soldati della fede.

Saranno proprio le religioni misteriosofiche legate alle divinità pagane che prepareranno il terreno culturale adatto al diffondersi del cristianesimo.

La religione cristiana recepì ed incorporò alcuni aspetti delle religioni pagane, come qualche festa e alcune delle stesse divinità pagane furono trasformate in santi Cristiani. A volte, fu lo stesso clero a sostenere la ricezione, nella religione cristiana, di alcune delle divinità pagane, per ottenere il consenso della popolazione contadina, le cui credenze religiose continuavano ad avere un carattere politeistico[12].

I sostenitori del cristianesimo, inoltre, si appropriarono degli stessi luoghi che erano stati utilizzati per i culti pagani. Prevalse, infatti, ben presto l’abitudine di costruire le chiese cristiane al posto degli antichi templi. Sant’Agostino, a proposito dei templi pagani, suggeriva tre possibili soluzioni: distruggerli, adibirli ad uso pubblico o trasformarli in chiese cristiane.

Un editto imperiale del V secolo disponeva che templi e santuari non ancora abbattuti, fossero distrutti e, per espiazione, vi si piantasse il segno della croce[13]. Prima di allora, altri editti, avevano disposto che gli edifici pagani fossero espropriati ed assegnati al culto cristiano.

Alla luce di quanto detto, non deve stupire che i luoghi in cui sorgevano i templi pagani, vedessero, in seguito, la proliferazione di chiese e conventi. Nel II sec. d.C. l’imperatore Marco Aurelio descriveva Anagni come una città con un numero incredibile di edifici religiosi e superstizioni di ogni genere, dove ogni strada aveva il suo tempio, santuario o cappella. La stessa Anagni diventerà, nel medioevo, residenza papale e sarà ricca di chiese e di conventi. E’ tuttora considerata una città ricca di chiese.[14]

In Siria, su un’iscrizione, posta a ricordo di un tempio pagano trasformato in chiesa cristiana probabilmente nel 514 d.C., si legge:

 “Divenne casa di Dio quello che era albergo di demoni: la luce salvatrice rifulse, ove era nascondiglio di tenebra; ove erano i sacrifizii degli idoli ora sono i cori degli angeli; ove Dio era irato, ora Dio è pietoso”[15].

 

In Sicilia sono moltissime le chiese dove, in origine, sorgeva un tempio pagano. Il miglior esempio è forse dato dal duomo di Siracusa che incorpora le colonne di un tempio dorico del V sec. a.C., dedicato ad Atena.

Cattedrale di Siracusa – Resti del Tempio di Atena

Cattedrale di Siracusa

Cattedrale di Siracusa – Resti del Tempio di Atena


Resti del tempio di Demetra presso la chiesetta medioevale di S. Biagio (Agrigento)

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Tempio della Concordia (Agrigento)
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Tempio della Concordia (Agrigento)

Ad Agrigento, la cattedrale di S. Maria delle colonne, fu costruita al posto di un tempio dorico, identificabile forse con l’Athenaion eretto da Terone nel 488 a.C.[16]. Anche un altro tempio dorico della città, dedicato a Demetra, vide sorgere al suo posto la chiesetta medioevale di S. Biagio[17]. Sempre ad Agrigento il tempio della Concordia, considerato uno dei più notevoli del mondo greco, fu trasformato dal vescovo Gregorio, verso la fine del VI sec. d.C., nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo[18]. Il tempio della Concordia fu restituito alle sue forme primitive nel 1788.

A Taormina, sotto la chiesa di S. Pancrazio, sono ancora visibili i resti di un tempio dedicato ad Iside e Serapide[19].

  1. Gregorio Magno[20],  in una lettera datata 22 Giugno del 601, indirizzata a due religiosi che si recavano in Inghilterra, scrisse:

 “Bisogna guardarsi dal distruggere i templi degli idoli; bisogna soltanto distruggere gli idoli, e spruzzare acqua benedetta nei templi stessi; costruirvi altari e collocarvi reliquie. Se le costruzioni di codesti templii son solide, buono e utile sarà che passino dal culto dei demoni al servizio del vero Dio; perché, fino a tanto che la nazione vedrà sussistere i suoi antichi luoghi di devozione, sarà per una specie d’abitudine, disposta a recarvisi per adorarvi il vero Dio. Si dice che gli uomini di questa nazione usino sacrificare dei buoi. Bisogna che quest’usanza sia da essi convertita in solennità cristiana, e che nel giorno della dedicazione dei templii mutati in chiesa, del pari che nelle feste dei santi le reliquie dei quali vi saranno collocate, si lascino loro costruire, come pel passato, capanne di foglie attorno alle medesime chiese; che essi vi conducano i loro animali, li uccidano, non più come offerte al diavolo, ma pei banchetti Cristiani in nome ed onore di Dio, a cui dopo essersi satollati renderanno grazie. Così solamente, riserbando agli uomini qualche cosa per la loro gioia esteriore, voi li condurrete più agevolmente a gustare le gioie dello spirito”.[21]

 

Nel passaggio dal paganesimo al cristianesimo si assiste ad un processo di trasformazione che non cancella del tutto, alcuni antichi culti. Questo fa sì che anche in pieno periodo cristiano è possibile rinvenire una serie di relazioni tra le divinità pagane ed i santi Cristiani. Alcune di queste relazioni sono, forse, del tutto casuali, altre, invece, vanno riviste sotto una luce sincretica.

Sono due, in particolare gli aspetti che vanno esaminati quando si parla di relazioni tra le antiche divinità pagane e i santi Cristiani:

 1) Il primo aspetto è quello sincretico, secondo il quale, la divinità mitica e il santo cristiano hanno delle caratteristiche comuni, così, ad esempio, Apollo e S. Giovanni sono ambedue dotati di virtù profetiche. In alcuni casi il legame riguarda la protezione della stessa classe sociale, come nel caso di S. Nicola, protettore dei naviganti, che sembra aver sostituito Nettuno, il signore dei mari. Nel contesto sincretico rientra il culto della “grande madre”, prima rappresentato da Demetra, Cibele e Iside e poi, in epoca cristiana, dalla Madonna.

 2) Il secondo aspetto è di tipo toponomastico, secondo il quale, il santo cristiano, protettore di una determinata località, assume alcune delle connotazioni tipiche della divinità pagana venerata prima, in quel luogo.

In alcuni casi, si può arrivare ad ipotizzare che alcuni santi siano, in realtà, le stesse divinità pagane  rivestite con abiti cristiani. Forse non è del tutto casuale che una “Santa Demetra” sia, oggi, particolarmente venerata in Grecia; Sant’Elia che sale verso il cielo ricorda il mito solare di Helios e l’angelo della morte Charos sembra aver sostituito la figura di Caronte, il mitico traghettatore dei morti.

Quando ancora il paganesimo non era stato completamente soppiantato dalla religione cristiana, i primi “teorici” del cristianesimo emergente, per giustificare, in qualche modo, la sopravvivenza dei vecchi culti, arrivarono, addirittura, a teorizzare una sorta di Teogonia cristiana dove l’origine dei demoni veniva più o meno spiegata in questo modo:

 

“Dopo che Dio creò l’universo, volle che gli angeli visitassero il mondo, qui furono adescati dal diavolo che li fece suoi adepti. Gli angeli divenuti ormai ministri del diavolo, vollero sottrarsi al dominio del signore, per cui si ribellarono, per questa azione furono cacciati dal cielo, e condannati a diventare demoni. Sulla terra, gli angeli divenuti demoni, si diedero nomi di dei, si fecero costruire dagli uomini dei templi dopo averli ammaliati con magie e arrogandosi la capacità di predire il futuro “.[22]

 

Nella mitologia greca Artemide viene sovente descritta come cacciatrice notturna, accompagnata dalle ninfe. Con l’arrivo del cristianesimo, Demetra diventa il demonio che di notte guida le ninfe, diventate, ora, streghe.

Sorte migliore non tocca a Venere che, se all’epoca dei Greci era considerata la dea dell’amore, diventa demonio ingannatore e tentatore. Il Pantheon, considerato dagli antichi il principale tempio degli dei, è destinato a diventare, in epoca cristiana, tempio di tutti i demoni[23].

Non tutte le divinità, però, sono trasformate in diavoli malvagi, solo quelli “cattivi”, quelli buoni diventano angeli o santi[24].

 Se osserviamo attentamente molte delle manifestazioni religiose attuali, non è difficile trovarvi, resti di credenze precristiane che fanno parte del patrimonio religioso-culturale di popoli ormai scomparsi.

 Tracce di sacrifici animali erano ravvisabili, fino a qualche tempo fa, durante alcune manifestazioni religiose: nella festa di S. Rocco, in Butera, una povera oca veniva massacrata durante “lu jocu di lu surpintazzu”; sorte migliore non toccava ad alcune quaglie durante i festeggiamenti di “S. Lucia delle quaglie” a Siracusa, e ai colombi lanciati sulla folla (dopo avergli spuntato le ali), durante i festeggiamenti di S. Giovanni a Ragusa.

 L’antica abitudine di buttare dei pezzetti di pane nei campi, in occasione della festività di S. Giorgio a Ragusa, ricorda le anticheTesmoforie, feste in onore di Demetra, durante le quali, per favorire il raccolto, veniva buttata nei campi carne putrefatta di porco.

La stessa tradizione di aprire le botti di vino nuovo in onore di S. Martino, ricorda un privilegio che, ai tempi delle Antesterie greche, toccava a Dioniso, il Bacco dei Romani.

 Durante i festeggiamenti della Madonna di Custonaci a Monte S. Giuliano, sfilavano a cavallo alcuni personaggi presi a prestito dalla religione pagana: Venere, Marte, Mercurio e Saturno.

 Ancora oggi a Melilli, in provincia di Siracusa, durante i festeggiamenti di S. Sebastiano, alcuni devoti offrono simbolicamente al santo i propri figli vestiti di rosso, questo ricorda, forse, l’antico rito sacrificale secondo il quale, i genitori dovevano immolare, alle divinità, il proprio figlio primogenito.

Butera: lu jocu di lu surpintazzu

Siracusa: lancio delle quaglie

Melilli: Festa di San Sebastiano

[1] Fiorenzo Facchini: La religiosità nella Preistoria.p.50. Il sito è chiamato Monte del Precipizio o Monte del Salto (in arabo Jebel Qafzeh), è situato a circa 2 Km a sud est di Nazareth. Nel 1933 il paleontologo francese René Neuville trovò una grotta preistorica con i resti di vari fossili umani.

[2] L’animismo ha alla base l’idea che l’anima sia causa di tutto, della vita e della morte, e questo riguarda sia l’uomo che la realtà naturale che, così, viene ad essere considerata come dotata di anima. Da questo alla personificazione dei fenomeni naturali il passo è breve.

[3]  La parola Totem è la forma abbreviata della parola ototeman e deriva dal dialetto degli indiani Ojibwa dell’America Settentrionale, e con il termine Totemismo si indica proprio il culto religioso del Totem.

[4]Ambrogio Donini: Breve storia delle religioni. p. 48

[5]Le popolazioni che vissero nella penisola italiana nel periodo neolitico (8000-3000 a.C)  e in quello eneolitico (3000-2000 a.C.), chiamate di stirpe mediterranea o preindoeuropea, vengono distinte dalle popolazioni di stirpe indoeuropea che si affacciarono nella nostra penisola a partire dal II millennio a.C., cioe’ nell’età del bronzo. Tra il III ed il II millennio a.C. ebbe inizio un’ondata migratoria di popoli provenienti dalle steppe dell’Asia centrale, chiamati indoeuropei (o ariani) perchè si diffusero nella vasta area compresa tra l’India e l’Europa. La migrazione di questi popoli fu determinata probabilmente da un forte aumento demografico della popolazione e dalla necessità di trovare nuove terre fertili.

[6] Il Mediteraneo occidentale di Jacques Hergoun. p.23

[7] Per quanto riguarda l’origine di questo popolo, esistono due distinte versioni: secondo Dionigi d’Alicarnasso, gli Elimi giunsero in Sicilia dall’Italia continentale, da dove erano stati cacciati dagli Enotri tre generazioni prima della guerra di Troia. Tucidide  li ritiene invece troiani sfuggiti alla distruzione della loro città. I recenti scavi effettuati nell’area elima e soprattutto nel territorio di Egesta hanno fatto sì che prevalesse la teoria tucididea. Gran parte del materiale archeologico scoperto, per le forme e le decorazioni, lascia, infatti, intravedere un’impronta culturale originaria dell’area dell’Egeo orientale.

[8] I Fenici, popolazione semitica, si stanziarono in tempi antichissimi nell’omonima regione sulla costa mediterranea. Si trattava di una lunga e stretta fascia che partendo dal nord del Libano arrivava sino in Israele, limitata dal Mediterraneo ad Ovest e dai fiumi Oronte e Giordano ad Est. Erano esperti nella navigazione e nel commercio e  dediti anche alla pirateria, si espansero in occidente fondando colonie in Africa (Cartagine), Italia meridionale, Sardegna e Spagna meridionale. Uno dei punti forza dell’attività dei Fenici era il commercio delle stoffe colorate. I colori che utilizzavano erano ottenuti dalla macerazione dei molluschi. Il rosso porpora delle vesti da loro colorate finì coll’identificare l’intero popolo, infatti in greco venivano indicati con il nome di Phoinikes ed in greco Phonix significa “rosso porpora” , da esso deriva il latino poeni ed infine punicus con cui, in seguito, si indicarono i Fenici d’Occidente ed in particolar modo i Cartaginesi.

[9] Il Mediteraneo Occidentale di Jacques    Hergoun. p.19

[10] Ambrogio Donini: Breve storia delle religioni. p.192

[11] Mitra è una divinità solare iranica identificata, con il sole. Il suo culto si diffuse anche in occidente, in particolare a Roma dove l’imperatore Aureliano, lo rese ufficiale.

I misteri di Mitra si svolgevano in grotte sotterranee, dove gli iniziati potevano aspirare ai sette gradi di quello che portrebbe essere definito il prototipo della massoneria: corvo, sposo, soldato, leone, persiano, corriere del sole, padre. Il culto di Mitra fu soppresso ufficialmente a Roma nel 394 d.C, anche se continuò a sopravvivere molti anni ancora.

[12]Ambrogio Donini: Breve storia delle religioni p.108.

[13]Carlo Pascal: Dei e diavoli nel paganesimo morente. p.169.

[14] Ambrogio Donini: Breve storia delle religioni p.44.

[15]Carlo Pascal: Dei e diavoli nel paganesimo morente. p.87.

[16] vedi Atena.

[17] vedi Demetra.

[18]Filippo Coarelli e Mario Torelli: Guide Archeologiche Laterza – Sicilia p.138.

[19] vedi Iside.

[20] San Gregorio Magno (540-604) fu eletto Papa nel 590. Fece opera di evangelizzazione dei popoli germanici e anglosassoni.

[21] Il passo è ricordato da Pitrè nel suo “Feste Patronali in Sicilia” pag. LIX.

[22] Carlo Pascal: Dei e diavoli nel paganesimo morente. p.80.

[23] Carlo Pascal: Dei e diavoli nel paganesimo morente. p.89

[24] Ambrogio Donini: Breve storia delle religioni p.142.

 

Ignazio Caloggero

Culti Miti e Leggende dell’Antica Sicilia di Ignazio Caloggero

Culti Miti e Leggende dell'Antica Sicilia

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