Culti Miti e Leggende dell’Antica Sicilia
6.7 Gli Eroi:
 Polifemo

Polifemo è un ciclope, figlio di Poseidone e della ninfa Toosa. La mitologia classica chiama Ciclopi sia i figli di Urano e di Gaia, sia gli appartenenti ad un’antichissima popolazione. Il popolo dei Ciclopi è ricordato dallo storico Tucidide[1] e, secondo Omero, era un popolo di Giganti antropofagi, forti e dediti alla pastorizia caratterizzati, oltre che dall’alta statura, dal fatto di possedere un unico occhio in mezzo alla fronte.

Villa Romana del Casale – Polifemo e Ulisse

C’è chi afferma che i ciclopi avessero un unico occhio per l’abitudine di cacciare tenendo un occhio chiuso perché in questo modo erano agevolati durante il lancio delle lance. La loro sede era presso le regioni dell’Etna e al più famoso di essi, Polifemo, è legata la leggenda omerica di Ulisse.

Polifemo faceva il pastore e viveva con il suo gregge in una caverna. Ulisse, sbarcato in Sicilia insieme ai suoi dodici compagni, gli chiese ospitalità. Invece di ospitarli, Polifemo li catturò con l’intenzione di divorarli, cosa che iniziò subito a fare con alcuni di loro. Promise però ad Ulisse che lui sarebbe stato l’ultimo ad essere divorato per ringraziarlo del vino che gli aveva donato e gli  chiese, inoltre, quale fosse il suo nome. Ulisse, furbamente rispose di chiamarsi Nessuno. Di notte, mentre Polifemo era addormentato sotto l’effetto del vino, Ulisse e i suoi uomini aguzzarono un grosso palo e lo conficcarono dentro l’unico occhio del ciclope accecandolo.

Odisseo e i suoi uomini accecano il ciclope Polifemo, particolare da un’anfora proto-attica, circa 650 a.C., Eleusi

Polifemo gridò aiuto chiamando gli altri Ciclopi, ma quando questi gli chiesero cosa stesse succedendo egli rispose che Nessuno aveva cercato di ucciderlo con l’inganno, per cui gli altri Ciclopi, credendolo pazzo, se ne andarono. Ulisse, per cercare di uscire dalla caverna senza che Polifemo se ne accorgesse, si legò sotto il ventre di un grosso montone e invitò i suoi compagni a fare altrettanto, così, quando la mattina seguente Polifemo fece uscire il gregge, pur controllando i montoni, non si accorse che Ulisse e i suoi stavano fuggendo sani e salvi dalla caverna. Una volta credutosi al sicuro sulla sua nave, Ulisse gridò il suo vero nome al Ciclope, ma la cosa per poco non costò la vita a lui e ai suoi compagni, poiché Polifemo, un pochettino arrabbiato, prese una rupe e la lanciò, riuscendo quasi a colpire la nave di Ulisse.

Acitrezza: Faraglioni dei Ciclopi

A Polifemo è  legata la leggenda della ninfa Galatea di cui egli si era innamorato non corrisposto poichè la ninfa amava il giovane Aci. Un giorno, mentre Galatea e Aci riposavano insieme, Polifemo, accecato dalla gelosia, prende una grossa roccia e la scaraventa contro i due. Ma, prima che la roccia colpisca Aci, Galatea lo trasforma in un fiume, ed è così che Aci diventa il dio del fiume che scorre ai piedi dell’Etna.

Polifemo scaglia un masso contro Aci, particolare dell’affresco “storia di Aci, Galatea e Polifemo” di Annibale Carracci ( 1597 -1600)

Antoine Jean Gros – Aci e Galatea (1833)

[1] Tucidide  VI.2.

Culti Miti e Leggende dell’Antica Sicilia di Ignazio Caloggero

Polifemo

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