Culti Miti e Leggende dell’Antica Sicilia
2.3 I Palici

laghetti naftia in un acquerello del 700
 
I laghi dei Palici  in un acquerello del Settecento

Anche il culto dei Palici è da attribuirsi, probabilmente, al periodo siculo. Si trattava di due gemelli che possono essere considerati come la personificazione di due sorgenti solforoso-termali il cui sito è quello del laghetto di Naftia, presso Palagonia (località in provincia di Catania). Tali fenomeni sono ora cessati, ma furono ampiamente descritti dagli storici, Diodoro Siculo (lib. XI.89), Tommaso Fazello[1] e Adolfo Holm[2]

E’ probabile che, prima che il mito nascesse dalla fertile fantasia greca, la genealogia più semplice considera i Palici, figli del dio siculo Adrano e della ninfa Etna. Il tentativo, da parte di scrittori greci e romani, di trovare collegamenti e parentele con le divinità nazionali ha fatto sì che prima, la paternità fosse attribuita ad Efesto, il dio dei Vulcani, poi, in una successiva rielaborazione, a Zeus (il Giove romano). Quest’ultimo, tradendo la moglie Era, ebbe una relazione con  la ninfa Talia. La ninfa, rimasta incinta e conoscendo di cosa sarebbe stata capace la vendicativa Era, decise di chiedere aiuto a Zeus che la nascose sottoterra, dove, arrivata l’ora del parto, nacquero i due gemelli.

I Palici furono paragonati ai Dioscuri (nome comune di Castore e Polluce, anch’essi figli di Zeus), ma anche ai Cabiri di Samotracia. Questo forse perché alcuni greci consideravano sia i Palici che i Cabri, figli di Efesto[3] (il dio Vulcano dei Latini), la divinità che aveva il suo sito all’interno dei vulcani; e vulcanici sono infatti i crateri che hanno dato origine al culto dei Palici. Gli stessi Dioscuri sono stati identificati con i Cabiri che erano divinità del popolo dei Pelasgi[4] i quali ne diffusero il culto nell’isola di Samotracia[5]. Poichè i Dioscuri erano considerati protettori della navigazione, l’associazione dei Palici con i Dioscuri fece sì che anche i primi fossero chiamati “dei navigatori” e fossero, quindi, elevati al ruolo di  protettori della navigazione. 

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I laghi dei Palici  nel 1935

Nei pressi del laghetto di Naftia nacque ben presto un santuario, considerato  tra  i più antichi e venerati della Sicilia dove si prestavano solenni giuramenti.

Secondo la leggenda, lo spergiuro veniva punito dagli dei, con la cecità, o  fiamme improvvise lo avvolgevano e lo riducevano in cenere alla presenza di tutti.

E’ noto come ancora oggi, in alcune parti del meridione (e non solo), si invochi, in caso di spergiuro, la “perdita della vista degli occhi”. Secondo alcuni il rito consisteva nello scrivere il giuramento su una tavoletta che poi veniva gettata  nel lago. Se la tavoletta galleggiava  il giuramento era vero altrimenti si era alla presenza di uno spergiuro.

E’ probabile che la leggenda nasconda il ricordo di antichi sacrifici umani che, come afferma l’Holm, nel corso dei secoli si sono mitigati, sostituendosi l’accecamento all’uccisione [6].

L’acqua del “lacus ebullientes” ed il fatto che i Palici sono considerate divinità sotterranee, hanno contribuito all’affermazione, così come avviene per la grotta di Lillibeo (Marsala), della credenza che il santuario fosse sede di un oracolo. Si narra che, in occasione di una carestia, l’oracolo dei Palici suggerì ai Siculi di compiere dei sacrifici in onore di un eroe siculo (Pediocrates). Terminata la carestia, i siculi “raccolsero sull’altare dei Palici ogni genere di biade”[7]. Di un altare dei Palici, ricco di doni, situato in un bosco in riva al Simeto, parla, anche, Virgilio (Eneide Lib. IX, 845 e seg.).

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[1]Tommaso Fazello: Storia di Sicilia. (prima deca, libro 3, capitolo secondo). 

[2]Adolfo Holm: Storia della Sicilia nella antichità. vol. I pag. 170.

[3] Ciaceri Emanuele: Culti e Miti dell’Antica Sicilia p.27

[4] Con questo nome gli antichi indicavano le popolazioni pre-indoeuropee che abitarono la grecia prima degli elleni e che si sarebbero diffuse in tutta la Grecia, in Asia Minore e probabilmente anche nell’Italia meridionale.

[5] Isola greca dell’Egeo presso la costa della Tracia e di fronte alla foce dell’Ebro. La Tracia è la regione che comprende l’estremità sudorientale della penisola balcanica.

Attualmente, la regione copre parte del territorio turco e parte di quello greco ed è divisa in Tracia orientale, posta in territorio turco, e in Tracia occidentale, posta in territorio greco.

[6]Adolfo Holm: Storia della Sicilia nella antichità. vol. I pag. 171

[7]Ciaceri Emanuele: Culti e Miti dell’Antica Sicilia p.32 (citando Macrobio V.19,22 e 19,30) Quest’ultimo particolare mette in relazione il culto dei Palici con quello di un eroe siculo.

Ignazio Caloggero

Culti Miti e Leggende dell’Antica Sicilia di Ignazio Caloggero

Palici

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