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Nelle iniziative che porto avanti, di rado parlo di me, ma per capire come nasce il progetto Heritage Sicilia e, soprattutto per capire perchè nasce, è necessario capire chi sono, da dove nasce la mia passione per la mia terra e cosa ho fatto nel passato. Ecco perchè, credendo con tutto me stesso in quello che faccio e “mettendoci la faccia” fino in fondo rendo pubblico il mio curriculum, ho voluto solo presentarlo non nella classica forma ma in una forma che rispecchia meglio il mio modo di essere.

 Curriculum Vitae di Ignazio Caloggero “Non Standard”

 Dovevo inventarmi qualcosa, e qualcosa mi sono inventato. Spesso, desiderando raggiungere determinati scopi nella vita ci sentiamo dire che non abbiamo un curriculum adeguato allo scopo che ci prefiggiamo. Quante volte mi è stato detto, quante volte ho percepito che questo era il pensiero rivolto a me e quante volte ero io stesso a pensarla in questo modo.

Per tutta la vita ho fatto scelte che non avrei dovuto o potuto fare (secondo altri) perchè non avevo il curriculum adatto, quasi tutte le esperienze lavorative che adesso sono in “bella vista” nel mio “curriculum standard”  sono state acquisite senza che io apparentemente avessi una esperienza pregressa “adeguata”, lo dico adesso pubblicamente dopo che negli anni il mio curriculum  è diventato, in un certo senso, “corposo”; lo dico adesso che sono stanco e non ho più voglia di usare, almeno nelle forme classiche, questo strumento a volte utile ma a spesso dannoso, perchè taglia le gambe a chi potrebbe fare molto ma non gli viene concesso perchè valutato, a volte troppo frettolosamente, in base al suo curriculum, non considerando ciò che un documento formale spesso non mette in evidenzia: la volontà, la forza interiore, il desiderio di cambiare quello che sembrerebbe un destino predefinito.

A volte, rinunciamo a lottare per i nostri obiettivi perché riteniamo, forse troppo frettolosamente, che non abbiamo il curriculum adatto per aspirare a raggiungere determinati obiettivi nella vita. Ho sempre pensato, almeno sino ad ora, che vale la pena affrontare una battaglia in apparenza persa in partenza, se esiste una sola possibilità su mille di poterla vincere. Se si crede in un obiettivo, se esso si ritiene giusto, bisogna accettare la lotta anche quando si presenta ardua. Bisogna accettare l’idea che non vanno affrontate solo quelle battaglie che si è sicuri di vincere, così come bisogna fare di tutto per rimanere in piedi sino alla fine (“se la sconfitta deve venire per noi, non facciamoci trovare seduti ad aspettarla”). Inoltre a volte scopriamo che è più importante vivere la battaglia in quanto tale che l’esito della stessa.

Che sia subito chiaro, per quanto mi riguarda, non mi sento per nulla una persona che è riuscita a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato nella vita, anzi, fin troppo spesso sento dentro di me, la percezione della sensazione del fallimento. Inoltre ritengo che ancora molte battaglie dall’esito incerto mi aspettino, che la strada è lunga, e che Dio solo o chi per lui, sa se riuscirò, almeno in parte, a ottenere ciò che cerco (sempre che io lo sappia). Per adesso continuo a lottare, almeno fino a quanto avrò forza sufficiente per farlo, forse perché non sono capace di altro, forse perché non mi è concesso altro. 

Il Curriculum vitae, dal latino “corso della vita”, spesso usato nella sua forma abbreviata curriculum, è di norma il resoconto delle principali vicende lavorative di una persona, dei suoi studi e delle tappe più significative della sua carriera. Potremmo pensare al curriculum utilizzando una visione ampia, e dire che un curriculum di una persona è adeguato allo scopo quando “il corso della sua vita” e l’ambiente in cui vive, sono tali per cui esistono i presupposti e quindi i requisiti minimi necessari al raggiungimento di tale scopo, qualunque esso sia. 

A dieci anni fui costretto ad abbandonare la scuola per andare a lavorare nei campi e nelle segherie di un piccolo paesino di campagna della Sicilia, in estate m’irrobustivo i muscoli scaricando sacchi di frumento dal peso di 50-60 chili dalla mietitrebbia di famiglia. 

A tredici anni, emigrante in Germania, ho svolto vari lavori tra cui lo sguattero in un ristorante italiano e lo scaricatore di vagoni presso la stazione di Mainz una cittadina tedesca.

A sedici anni ritornato in Sicilia, continuai a fare lo scaricatore questa volta di camion al locale mercato ortofrutticolo del mio paese e nei magazzini di condizionamento dei prodotti ortofrutticoli; iniziai a stufarmi di quella vita, tra un camion e l’altro decisi che avrei dovuto cambiare qualcosa, avrei voluto studiare, prendere la terza media, il diploma e perché no anche la laurea. Feci 2 scommesse con me stesso, una di queste era proprio quella di ottenere una laurea. Ma come potevo pensare a una cosa del genere: avevo la licenza elementare e nel paesino in cui vivevo non c’era il doposcuola, potevo presentarmi da esterno ma non era così semplice lavorando per più di otto ore al giorno e passando la vita tra un camion e l’altro, tra un magazzino ortofrutticolo e il mercato del paese e iniziando a lavorare, a volte, alle quattro di mattina. Insomma a dirla breve non avevo il curriculum adeguato per lo scopo che mi ero prefissato. Dovevo inventarmi qualcosa, e qualcosa mi sono inventato.

Decisi di arruolami nella Marina Militare ma per motivi che non ricordo o che non voglio ricordare, non avevo i requisiti necessari per farlo (sostanzialmente non avevo il curriculum adatto), credo che qualcuno a mia insaputa, diede una sistemata a qualche requisito per cui a 17 anni, nel 1976, entrai a far parte della Marina Militare. Durante la selezione iniziale, chiesi che mi fosse assegnata la categoria di tecnico elettronico, ma, ovviamente, ancora una volta non avevo il “curriculum adatto”, avevo solo la licenza elementare e mi dissero che sarebbe stato troppo difficile per me, mi fu quindi assegnata la qualifica di meccanico e venni spedito a La Maddalena, ma io non avevo voglia di fare il meccanico; alla chiave inglese preferivo il cacciavite, e più piccolo era, meglio era, si faceva molto meno fatica, avevo ancora forte dentro di me il ricordo delle fatiche fisiche che avevo dovuto affrontare negli anni precedenti. Dovevo inventarmi qualcosa, e qualcosa mi sono inventato. Feci tanto di quel casino che alla fine qualcuno si impietosì di quel ragazzo testardo, per cui decisero di accontentarmi, almeno in parte: fui destinato a Taranto a fare il corso di elettricista, mi dissero che ai test attitudinali ero risultato un ottimo elemento ma che con la licenza elementare era il massimo a cui potevo aspirare.

Arrivato a Taranto continuai la mia battaglia, scoprì che quell’anno il corso di tecnico elettronico non era stato attivato ma che comunque ne era stato attivato uno considerato equivalente: elettromeccanico. In un colloquio con il Direttore della scuola allievi sottufficiali gli dissi che nonostante il “curriculum” mi sarei classificato primo all’esame previsto dopo i primi tre mesi di corso; proposi al Direttore una scommessa: se riuscivo nel mio intendo lui doveva promettermi di aiutarmi a passare al corso di elettromeccanico in caso contrario giuravo di non dare più fastidio e mi sarei rassegnato; accettò, forse pensando che era l’unico modo che aveva per tenermi buono.

Vinsi la scommessa per cui dopo tre mesi ritornai da lui a riscuotere il debito, il Direttore che mai si sarebbe aspettato una cosa del genere, pur ammettendo che era stato colpito da quello che ero riuscito a fare, cerco di convincermi a desistere, parlò di due pesci: uno piccolo e uno grande, secondo lui se io rimanevo nel corso di elettricista (la cui durata era di sole nove mesi) sarei potuto diventare la testa del pesce piccolo, mentre andando nel corso di elettromeccanico a causa delle mie innegabili carenze scolastiche potevo aspirare solo ad essere la coda del pesce grande, sempre che fossi riuscito a superare le varie selezioni periodiche che avvenivano durante i quasi due anni di corso, infatti mi disse che nel corso di elettromeccanico tutti i partecipanti avevano almeno due o tre anni di partecipazione agli istituti superiori mentre io avevo solo la licenza elementare, ed inoltre non poteva farmi iniziare il corso sin dall’inizio ma mi avrebbe eventualmente assegnato al corso già attivato dove avevano già fatto i primi tre mesi e quindi con un aumento ulteriore delle difficoltà a causa delle lezioni perse. Gli risposi che ero pronto a scommettere che sarei arrivato almeno all’altezza dello stomaco del pesce.

Il Direttore, colpito dalla mia caparbietà, si convinse a farmi passare al corso superiore, anche se neanche un mese dopo la sfortuna volle che mi facessi male e che a causa di un gesso alla mano perdessi altre venti giornate di lezione. La rabbia che avevo in corpo in quegli anni era molto più forte della sfortuna e grazie ai preziosi insegnamenti del mio caro maestro di Tae-kwon-do avevo imparato a domarla a mio vantaggio, lottai e vinsi nuovamente la scommessa, anzi la vinsi in modo egregio: alla fine del corso mi classificai primo, vinsi una borsa di studio e addirittura durante quel periodo ebbi modo di prendere, studiando da esterno e alla età di 18 anni, la terza media.

Alla fine del corso il Direttore mi convocò e mi ringraziò perché mai si sarebbe aspettato che un ragazzino come me, che a mala appena conosceva la lingua italiana (e aveva ragione perché un po’ per la carenza scolastica, un po’ per motivi relazionali spesso non riuscivo a comunicare correttamente con gli altri)  avrebbe potuto insegnare qualcosa a lui che aveva anni e anni di esperienza di vita: lo ringraziai a mia volta perché senza la sua fiducia non avrei potuto dimostrare che sulla carta non sempre sta scritto tutto.

Diventai esperto elettronico addetto alla gestione dei radar della nave operativa più importante dell’epoca: il cacciatorpediniere Audace. Studiando da esterno, dopo che a diciotto anni avevo preso la terza media, a venti anni, presentandomi da esterno, presi il diploma di maturità. Nel frattempo non dimenticavo di fare il mio dovere di militare: due anni di corso per sottufficiali, primo in assoluto del corso e in seguito quattro anni di navigazione.

A bordo delle navi della Marina Militare ho svolto varie attività tra cui quella di essere stato il più giovane sottufficiale della Marina Militare a gestire nei fatti una Centrale di Tiro, coordinando una decina di persone e svolgendo una serie di esperimenti con i Radar del Tiro e svariate altre cose che in questa sede ometto perché per alcune di esse non mi è concesso e perché allungherebbero decisamente il discorso.

A ventidue anni, nel 1981, dopo due borse di studio di cui una offertami da quella che allora era la Marina Imperiale Iraniana, mi fu proposto di entrare in Accademia Navale, (era la logica conseguenza del percorso che avevo fatto, e nell’ambiente militare in genere sono graditi i simboli da esporre nelle varie manifestazioni al fine di motivare le giovani leve). Creando qualche dispiacere a più di una persona, decisi invece di congedarmi e iniziare tutto da zero, cosa che avvenne nel 1982 all’età di ventitré anni.

M’iscrissi, come semplice civile e senza la protezione di “Mamma Marina” a Scienze dell’Informazione all’Università di Pisa, in realtà neanche questa volta avevo un curriculum adatto allo scopo, l’Università di Pisa era allora tra le più difficili in Italia e io avevo preso il diploma di maturità studiando, da esterno, solo alcuni mesi e pur avendo preso 56/60 (il voto più alto di tutti i partecipanti agli esami di maturità) ero cosciente delle mie carenze scolastiche, inoltre non disponevo di molti soldi per mantenermi agli studi fino al raggiungimento della laurea, comunque alla fine, anche se con ritardo e lavorando nell’ultimo periodo otto ore al giorno, riuscii a laurearmi in Scienze delle Informazioni.

A trenta anni, nel 1990, iniziò ufficialmente la mia carriera d’informatico. Avevo sentito parlare di una Società informatica, la Datamat, feci domanda ma non fu accettata perché il mio curriculum non era all’altezza, un laureato a trenta anni per giunta con il voto di 88/110 non attira le grandi società. Quando mi deciderò a pubblicare “il mio curriculum” per esteso, spiegherò come ci sono riuscito, fatto sta che dopo circa un anno ero in Datamat come membro del team di progettisti del software del primo satellite militare europeo “Helios” (lanciato il 7 Luglio del 1995 dalla base di Kourou nella Guyana Francese).

In seguito partecipai ad altri progetti di un certo interesse: progettista di un Sistema Informatico per la gestione delle attività dei cantieri per l’estrazione del vapore per il funzionamento delle centrali elettriche geotermiche dell’ENEL; progettista di alcune procedure informatiche per le prefetture; progettista di sistemi informatici per il settore sanitario; docente d’informatica per varie aziende organizzando e conducendo corsi d’informatica compreso alcuni corsi per il mio vecchio “datore di lavoro”: la Marina Militare.

A trentasei anni, nel 1995, in ambito lavorativo avevo raggiunto il ruolo di “Program Manager”, una qualifica ambita nel campo dell’informatica, ma nel frattempo a causa dei miei nuovi studi (nel 1990 mi ero iscritto di nuovo all’Università di Pisa alla facoltà di Lettere, settore Conservazione dei Beni Culturali) e delle ferie trascorse in Sicilia, mi ero innamorato della Sicilia e delle sue immense ricchezze culturali. Mi resi inoltre conto di aver vissuto quasi trenta anni della mia vita fuori dalla terra in cui ero nato, decisi di iniziare di nuovo tutto da zero, questa volta con moglie e figlio a carico, mi licenziai e tornai nel luogo delle mie origini, senza lavoro e ricco unicamente della fiducia in me stesso.

Iniziai, tra i primi in Sicilia, a occuparmi di Sistemi di Gestione per la Qualità; non avevo una grande esperienza nel settore, (il solito curriculum non adatto allo scopo), era però vero che in quel periodo in Sicilia non si trovavano molte persone esperte nel settore. Dovevo inventarmi qualcosa, e qualcosa mi sono inventato. Grazie alla mia volontà e a qualche amico che volle credere in me, divenni, dopo circa un anno dalla mia spericolata decisione di abbandonare quello che veniva considerato un lavoro sicuro, uno dei primi ispettori in Sicilia per la certificazione di Qualità e responsabile regionale del servizio per la certificazione di qualità della CNA  (Confederazione Nazionale degli Artigiani e delle PMI) regionale.

A quarantuno anni, nel 2000, inizia la mia attività di Direttore del Centro Studi Helios, società che si occupa di formazione e promozione del territorio. Nell’intraprendere questa nuova attività ho capito subito che non avevo il curriculum adatto per fare l’imprenditore, non avevo (e non ho) la struttura mentale dell’imprenditore non avevo (e non ho), capacità commerciali e tutte quelle belle cose che ci vogliono per fare l’imprenditore ancora una volta dovevo inventarmi qualcosa, e qualcosa mi sono inventato: l’idea è stata quella di proporre sempre nuovi servizi innovativi prima che si diffondessero in modo che fossero i clienti a cercarmi vista la mia incapacità a cercare i clienti. E su questo principio che ho fatto in modo che il Centro sia stato pioniere in molti settori: primo ente in tutto il meridione a essere accreditato dal Ministero della Salute per la formazione nel settore sanitario, primo ente siciliano autorizzato a effettuare corsi di aggiornamento online nel settore degli alimentaristi e della sicurezza, tra i primi enti in Italia ad occuparsi della formazione a distanza nel settore dell’apprendistato, dei Fitosanitari ed altro ancora. Allo stato (2016), la piattaforma di E-Learnig del Centro Studi Helios conta circa 4.000 utenti iscritti e quasi 300.000 ore di formazione erogata. Ho anche realizzato una piattaforma di E-Commerce che mi auguro presto di far conoscere meglio (www.hermesonline.it). Tutte queste cose sono scritte nel curriculum vitae “standard” che potete leggere a parte.

Anche nel settore della promozione del Patrimonio Culturale il Centro Studi Helios da me diretto ha operato con spirito innovativo: nel 2002 è stato uno dei primi Enti a progettare un corso per Esperti in Promozione Multimediale dei Beni Culturali; nel 2006 ha organizzato, unicamente con fondi propri, la “Settimana Multimediale del Barocco”, proponendo, tra i primi in Sicilia, un modo diverso e innovativo di promuovere il territorio grazie alle nuove tecnologie multimediali; nel 2008 ha prodotto un CD multimediale  nato per la presentazione di un libro di poesie e che ha visto armoniosamente miscelate poesie recitate intervallate da immagini pittoriche e musica di sottofondo.

A partire dal 2013 ho iniziato a realizzare i nuovi portali, o a ristrutturare quelli vecchi secondo una filosofia web non ancora molto conosciuta dai più. Spesso chi vuole essere all’avanguardia anche nei siti parla di web 2.0 io ho un po’ anticipato il concetto di web 3.0 ma anche questo può essere visto nel curriculum vitae “standard” che potete leggere a parte. 

Nel 2013 decisi che il mio progetto Heritage Sicilia, nato circa 10 anni prima  con l’obiettivo di promuovere il Patrimonio Culturale siciliano, non si limitasse solo alla realizzazione di siti internet e prodotti multimediali, nacque l’idea di Heritage Sicilia Eventi che prevedeva eventi culturali sul territorio ed un premio (Premio Heritage Sicilia) dedicato  a chiunque abbia, attraverso  la cultura, lo spettacolo o con il proprio operato, contribuito alla promozione della Sicilia e del suo Patrimonio culturale. Ma come portare avanti una cosa del genere in un periodo di crisi economica in un territorio come la Sicilia in cui sono poche le cose portate avanti senza utilizzare fondi pubblici e soprattutto come fare a convincere i vari attori del territorio della bontà della mia idea?. Quello che mi sono inventato è stato molto semplice, ho solo convinto alcuni amici stretti a darmi una mano per l’organizzazione degli eventi, per il resto non ho dovuto convincere quasi nessuno perché tutte le iniziative sono state realizzate quasi esclusivamente con le mie forze, anche economiche e le persone a me più vicine. Ho portato avanti così 2 edizioni di Heritage Sicilia Festival e vorrei farne altre ma per andare avanti dovrò ancora inventarmi qualcosa perchè le forze e le risorse per gestire eventi come il Premio Heritage Sicilia non mi bastano, soprattutto quando si vive in un mondo in cui molti sono disponibili a salire su un carro ma solo se è del vincitore e soprattutto solo se è già in movimento e non sono costretti a spingere

Quasi sempre le iniziative intraprese sono state iniziate senza neanche la possibilità di confrontarsi con altri, per il semplice fatto che non c’erano ancora altri con cui confrontarsi. Nella realtà in cui viviamo, il successo è misurato nella capacità di far soldi, in questo senso ne io ne il Centro da me diretto, abbiamo mai puntato su questo aspetto. Ogni volta riusciti a realizzare un progetto innovativo, i nostri sforzi si sono orientati verso nuovi traguardi. Potremmo dire che siamo più interessati al “fare” che al “vendere”.

Ignazio Caloggero

Curriculum “Standard”

 

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