Culti Miti e Leggende dell’Antica Sicilia
4.3 Culti di Origine Orientale: Iside

Iside

Origini del Mito

Iside dea Egiziana è sorella e sposa di Osiride e madre del dio sole Oro. Il suo culto si diffuse nel mondo greco-romano probabilmente intorno al III, II sec. a.C.. e fu associato a quello di Demetra. In effetti, sono molte le affinità che legano le due dee: entrambe sono legate a culti misteriosofici; Iside è, a volte, rappresentata sotto forma di vacca e Demetra, per sfuggire a Poseidone, si trasforma in vacca; mentre Demetra va alla ricerca della figlia Persefone rapita da Plutone, Iside va alla ricerca di Osiride ucciso da Set, il dio dell’ombra. Tra i simboli che si accomunano spesso a Iside sono lo scettro e il serpente.

Le analogie con Demetra e soprattutto l’affinità del suo culto con quello di tutte le altre divinità femminili considerate “le grandi madri” (Cibele, Gaia, Rea, Era) fecero sì che attorno ad Iside si formasse ben presto quel sincretismo religioso, riguardante le divinità femminili, cui si è già accennato.

Affesco su intonato proveniente dal tempio di Iside a Pompei: Museo Archeologico di Napoli

In onore di Iside, a Roma, venivano celebrate le Isie, che duravano dal 28 Ottobre al primo di Novembre. Sempre a Roma, il 5 Marzo, in occasione della ripresa della navigazione, avevano luogo le Isidis Navigium, duranti le quali una piccola barchetta sacrale, carica di spezie, veniva spinta in mare in segno propiziatorio. Una cerimonia del tutto simile si svolgeva nella greca Corinto, dove esisteva un tempio dedicato ad Iside Pelagia [1].

Isidis Navigium: Affresco al Museo Archeologico di Napoli

Il culto di Iside in Sicilia

In Sicilia il culto di Iside fu associato a quello di Serapide, oltre che a quello di Demetra e Persefone.

A Taormina, sotto la chiesa di S.Pancrazio, sono ancora visibili i resti di un tempio dedicato ad Iside e Serapide. Che il tempio fosse dedicato alle due divinità egiziane è avvalorato dal ritrovamento, non lontano dal tempio, di due iscrizioni con dediche alle due divinità (una in latino e l’altra in greco) e di una statua di Iside conservata attualmente nel Museo Archeologico di Palermo; delle due iscrizioni, quella in greco è conservata nell’antiquario di Taormina.

A Siracusa e a Catania sono state rinvenute monete di bronzo raffiguranti sia Iside che Serapide [2] e sempre a Siracusa furono trovate delle iscrizioni con dediche alle due divinità.

Centro principale del culto di Iside in Sicilia fu Catania dove, oltre alle monete di bronzo, sono state rinvenute molte statuette di terracotta che raffigurano Iside e figure collegate al suo culto.

Tracce del culto di Iside si avrebbero anche a Palermo, dove, al Museo Nazionale Archeologico, è conservata una statua di marmo che nell’ottocento fu erroneamente restaurata e attribuita alla dea Flora [3]. In realtà si tratta di una statua ellenenica del II sec. a.C. che rappresenta la dea egiziana [4].

Statua di Iside

Una iscrizione lapidea che attesta la presenza del culto a Lilibeo è stata trovata nel 2008. L’iscrizione è stata oggi integrata e ricomposta per intero con un secondo grande frammento che era custodito dal 1903 nei magazzini del Museo Whitaker sull’isola di Mozia.

Iscrizione di Lilibeo

Iscrizione di Lilibeo ricomposta

Iside e il sincretismo religioso

L’arrivo del Cristianesimo fece sì che il contesto sincretico formatosi attorno a Iside interessasse anche la Madonna, la grande Madre dei Cristiani. Non a caso, il culto di Iside fu particolarmente fiorente agli inizi del Cristianesimo, anche in considerazione del fatto che, come gran parte delle religioni misteriosofiche, quella di Iside era una “religione di salvezza“, come divenne in seguito la religione cristiana. Alcuni aspetti del suo culto e di quelli relativi ad altre divinità sincretiche, furono assorbiti dal culto di Maria.

Il legame sincretico che legava la religione cristiana al culto di Iside spiega come mai, nel IV secolo (quindi in piena era cristiana), la festa romana di Isidis Navigium era ancora fiorente, a differenza delle altre feste pagane che andavano, invece, scomparendo.

Il Ciaceri [5] ricorda un’antica tradizione catanese secondo la quale, anticamente, si celebrava una festa pagana in onore di una statua di donna che stringeva al seno un bambino; ed in effetti, in Egitto, Iside era sovente raffigurata con in braccio il figlio Oro, quasi ad anticipare la tipica figura cristiana della Madonna col bambino.

Il natale

Si pensa anche che la stessa festività natalizia sia legata nelle sue origini al culto di Iside. Una delle feste che si celebravano ad Alessandria d’Egitto consisteva, infatti, nell’esporre ai fedeli, nella notte tra il 24 e il 25 Dicembre, una piccola statua rappresentante probabilmente Orus, il dio sole figlio di Iside, che veniva salutato con esclamazioni che inneggiavano la sua nascita, avvenuta dalla vergine Iside [6]. Sembra che cerimonie simili avessero luogo in tutto il bacino del Mediterraneo ancora prima che si affermasse la religione cristiana. Le cerimonie si svolgevano generalmente durante il solstizio d’inverno che, secondo il calendario giuliano, cadeva proprio il 25 Dicembre. I primi Cristiani festeggiavano il Natale il 6 Gennaio. Solo verso il 300 fu deciso di adottare la data del 25 Dicembre per celebrare la nascita di Cristo, figlio della Vergine Maria.

Il motivo per cui fu deciso di sostituire la festa dedicata al sole con quella dedicata alla nascita di Gesù fu, probabilmente, il tentativo di vanificare la popolarità delle feste pagane che osteggiavano l’affermarsi della religione cristiana, tanto più che alla festa del sole partecipavano anche i Cristiani. Nel V secolo, la festa del 25 Dicembre era ancora collegata al sole. Sant’Agostino, infatti, fu costretto ad esortare i Cristiani a celebrare il Natale non per il sole ma per colui che lo aveva creato ed il Papa Leone Magno biasimò la credenza, ancora diffusa, che il Natale fosse per il sole e non per Cristo [7].

Iside e S. Agata

A Catania il culto di Iside fu probabilmente assorbito da quello di S. Agata, patrona di Catania, considerata protettrice delle tessitrici, invocata contro i mali del seno e festeggiata il 5 Febbraio. A sostenere quest’ipotesi ci sarebbero le molte analogie tra la festa di S. Agata e le antiche feste in onore di Iside [8].

Sant’Agata

Tracce del sincretismo religioso che lega S. Agata e Iside sarebbero individuabili osservando il monumento che si trova in Piazza Duomo e che è divenuto il simbolo di Catania.

Tale monumento, realizato nel 1736 da Giovan Battista Vaccarin che s’ispirò alla fontana del Bernini di piazza della Minerva a Roma, rappresenta un elefante lavico che regge in groppa un obelisco di stile egizio, in granito di Siena, alto quasi quattro metri (‘u Liotru’, cioè l’elefante, come viene chiamato dai catanesi). La presenza di geroglifici nell’obelisco è riferibile all’antico culto di Iside. In cima all’obelisco ci sono, inoltre, dei simboli: i gigli, le palme, la croce e il globo; i gigli e le palme sono attribuiti a S. Agata, le palme però alludono ai raggi del sole, e sono attributi anche di Iside. La base della croce porta la scritta (che compare anche sulla cattedrale di Catania):

M.S.S.H.D.E.P.L.”: “Mentem Sanctam Spontaneam Honorem Deo Et Patriae Liberationem”

che significa:

“La mente di S. Agata è santa e spontanea per l’onore di Dio e la liberazione della patria [9]”

Da notare, infine, la presenza di Minerva sulla gualdrappa dell’elefante, che sottolinea la visione, in chiave sincretica, di Iside, Minerva e S. Agata.

Un’antica tradizione orale catanese, riportata da Pitrè [10], dice che S. Agata era una bellissima tessitrice, di lei s’innamorò un signore che la chiese in sposa ai genitori. Non avendo intenzione di sposarsi, S. Agata disse che avrebbe sposato l’uomo solo dopo aver terminato di tessere una tela. La tela però, non fu completata mai perché la vergine catanese di giorno tesseva e di notte disfaceva il lavoro fatto. Da qui il detto:

E’ comu la tila di S. Aita, ca nun si finia mai,

ca lu jornu tissia e la notti scusia.

 È evidente anche il legame con la leggenda di Penelope che qui viene cristianizzata e santificata.

Sebastiano del Piombo: Il Martirio di Sant’Agata – Palazzo Pitti a Firenze

[1] Ciaceri Emanuele: Culti e Miti dell’Antica Sicilia p.268.

[2] Ciaceri Emanuele: Culti e Miti dell’Antica Sicilia p. 262.

[3] Flora è una divinità italica, personificazione della primavera, protettrice dei fiori e della gioventù.

[4] Filippo Coarelli e Mario Torelli: Sicilia “Guide Archeologiche Laterza” p.25.

[5] Ciaceri Emanuele: Culti e Miti dell’Antica Sicilia p.267.

[6] Ambrogio Donini: Breve storia delle religioni p.108

[7] John Ferguson: Le religioni nell’Impero Romano p.211.

[8] Ciaceri Emanuele: Culti e Miti dell’Antica Sicilia p.268.

[9] Giuseppe La Monica: Sicilia Misterica p.68

[10] Giuseppe Pitrè: Spettacoli e feste popolari siciliane.p.194.

Ignazio Caloggero

Culti Miti e Leggende dell’Antica Sicilia di Ignazio Caloggero

Iside

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Papyrus

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