Ermes (Mercurio)
di Ignazio Caloggero

Sarpedonte portato da Ipno e Tanato osservati da Hermes. Lato A del cosiddetto cratere di Eufronio, ca. 515 a.C. (Wikipedia)
Pagina di riferimento: Repertorio dei Culti e dei Miti
Origini del Mito
Ermes, identificato dai Romani con Mercurio, era considerato figlio di Zeus e di Maia. Era spesso visto come l’interprete della volontà divina, ma soprattutto era il protettore del commercio e del furto. Lui stesso, appena nato, era stato l’autore di un abile furto ai danni del fratello Apollo. Nato in una caverna, sul monte Cilene, a sud dell’Arcadia, riuscì a liberarsi dalle bende che lo fasciavano e si recò in Tessaglia, dove si trovava il fratello Apollo che faceva il bovaro. Approfittando della momentanea assenza del fratello, gli rubò una parte degli animali e li portò attraverso tutta la Grecia fino a Pilo, dove sacrificò due buoi. Nascosto il resto degli animali, ritornò nella grotta in cui era nato. All’entrata della grotta trovò una tartaruga, la prese, la svuotò e, con gli intestini dei buoi sacrificati, costruì la lira. Alla sua destrezza aveva assistito un vecchio di nome Batto che raccontò tutto ad Apollo, il quale si recò sul monte Cilene per lamentarsi con Maia delle ruberie del figlio. Maia, allora, mostrò ad Apollo il fratello in fasce e gli chiese come poteva accusare un bambino così piccolo di simili prodezze. Apollo chiese, a questo punto, l’intervento di Zeus, che, conoscendo la verità ordinò al bambino di riconsegnare gli animali. Apollo, nel frattempo, aveva avuto modo di vedere la lira e udire i suoni che Ermes era riuscito a farle emettere. Innamoratosi dello strumento, chiese e ottenne da Ermes di scambiarla con i suoi buoi.
Ad Ermes erano dedicate lungo le vie e sui crocicchi le erme, pilastri rettangolari la cui parte superiore era modellata con un busto che lo rappresentava, spesso dotato di organi virili molto appariscenti. È probabile, infatti, che la colonna fosse in principio un simbolo fallico, ma il suo scopo era quello di indicare la strada giusta ai viandanti; ed in effetti tra i vari compiti attribuiti ad Ermes, vi era anche quello di essere il protettore dei viaggiatori sulle strade.
Ermes era spesso rappresentato con un largo cappello, con dei calzari alati che lo rendevano più veloce del vento e con il caduceo, simbolo delle sue funzioni di araldo divino.
Nota: Il caduceo era una mazza o bastone usata dagli araldi e dagli ambasciatori in tempo di guerra. Nella mitologia era la verga sormontata da due piccole ali, con due figure di serpenti avvinghiati in modo da formare un arco con la parte più elevata del corpo. Il caduceo divenne in seguito l’emblema dei farmacisti.
Secondo Diodoro Siculo (lib. I.16), grazie ad Ermes fu inventato l’alfabeto; egli, inoltre, fu il primo a stabilire la disciplina della lotta ed insegnò ai Greci la facoltà di esprimere i propri pensieri (hermenia) ed e per questo motivo che gli fu dato il nome di Ermes. Sempre secondo Diodoro, fu Ermes, e non Atena, a scoprire l’ulivo.
Ad Ermes, oltre alla lira, è attribuita anche l’invenzione della siringa o flauto di Pan.
Il Mito in Sicilia
In Sicilia è visto soprattutto come il padre di Dafni e il suo culto è messo in relazione con quello di Demetra e di Persefone [Ciaceri Emanuele: Culti e Miti dell’Antica Sicilia. p. 181].
Le notizie riguardanti, il culto di Ermes sono poche: se ne parla nei centri di Akray, Agrigento, Palermo, Enna, Menai e Alunzio.
A Morgantina il culto di Ermes era probabilmente collegato a quelli di Gea e di Plutone. Le tre divinità, infatti, erano venerate nello stesso santuario i cui resti sono ancora visibili ad est del teatro antico. L’attribuzione delle tre divinità al santuario è giustificata dal ritrovamento di alcune laminette di piombo su cui sono riportati i loro nomi.
Il culto di Ermes era presente anche a Siracusa, dove in suo onore, si celebravano le Ermèe, feste durante le quali si svolgevano competizioni e gare di lotta tra fanciulli. Ermes, infatti, era considerato custode e protettore della gioventù e feste del genere avevano luogo in molte città Greche.
L’esistenza del culto a Tindari sarebbe testimoniata da Cicerone il quale narra che il governatore Verre sottrasse una statua di Mercurio alla città. Dopo la conquista di Cartagine, Scipione Publio donò alla cittadina di Tindari una statua di Mercurio ma Verre, chiese che fosse rimossa e che gli fosse consegnata: il senato della città però si oppose. Dopo diversi tentativi, Verre convocò a Siracusa Sopatro, il presidente del senato locale, e all’ennesimo rifiuto di consegnare la statua, reagì facendolo spogliare nudo e facendolo legare ad una statua nella pubblica piazza. Solo quando il senato di Tindari concesse di rimuovere la statua di Mercurio, Verre fece liberare il povero Sopatro, quasi morto per assideramento.
Sincretismo religioso
Con la religione cristiana, il culto di S. Giuliano protettore dei viaggiatori e dei pellegrini, sembra aver preso il posto di quello di Hermes, il dio pagano protettore dei viandanti. Un antico proverbio siciliano dice:
si voi junciri sanu
Nun ti scurdari lu Patrinnostru a S. Giulianu.
(Se vuoi arrivare sano, non ti scordare il Paternostro di S. Giuliano).
Il paternostro consiste in una preghiera rivolta a S. Giuliano da parte di chi si accinge ad affrontare un viaggio che può presentare dei pericoli [Giuseppe Pitrè: Spettacoli e feste popolari Siciliane. p. 310].
Estratto dal Libro ” Culti dell’Antica Sicilia” di Ignazio Caloggero ISBN: 9788832060102 © 2022 Centro Studi Helios srl
Integrazione per le schede dell’Atlante Esoterico
Relazioni con altre figure sapienziali e iniziatiche
Nel corso della storia del Mediterraneo antico e del Vicino Oriente, la figura di Ermes venne progressivamente associata ad altri personaggi considerati depositari di una sapienza superiore, dando origine a una complessa rete di identificazioni simboliche e culturali.
Ermes e Thot
Il collegamento più importante riguarda il dio egizio Thot (Ḏḥwty), divinità della scrittura, della sapienza, del calcolo, della parola ordinatrice e della conoscenza sacra.
Durante il periodo ellenistico, in particolare nell’Egitto dei Tolomei, gli autori greci identificarono progressivamente Thot con Ermes sulla base di numerose funzioni comuni:
- mediazione tra il mondo divino e quello umano;
- invenzione della scrittura;
- trasmissione della conoscenza;
- funzione di messaggero degli dèi;
- ruolo di guida delle anime.
Questa identificazione non fu il risultato di una semplice equivalenza religiosa, ma di un lungo processo di sincretismo culturale tra tradizioni greche ed egizie.
Fonti principali
- Platone, Fedro (274c–275b)
- Diodoro Siculo, Bibliotheca Historica, I, 16
- Jan Assmann, Moses the Egyptian (1997)
- Garth Fowden, The Egyptian Hermes (1986)
Ermes e Ermete Trismegisto
L’identificazione tra Ermes e Thot portò alla nascita della figura di Ermete Trismegisto (“tre volte grandissimo”), considerato autore sapienziale dei testi ermetici.
Ermete Trismegisto non rappresenta una semplice trasformazione di Ermes greco, ma una nuova figura culturale elaborata nell’Egitto ellenistico e romano.
In essa confluiscono:
- aspetti di Ermes;
- aspetti di Thot;
- elementi della filosofia greca;
- concezioni cosmologiche e religiose egizie.
Ermete Trismegisto diventerà il maestro e rivelatore della Tradizione Ermetica.
Fonti principali
- Corpus Hermeticum
- Asclepius
- Brian P. Copenhaver, Hermetica (1992)
- Garth Fowden, The Egyptian Hermes (1986)
Ermes e Orfeo
Nell’antichità tardiva e soprattutto nel Rinascimento, Ermes e Orfeo vennero frequentemente considerati appartenenti alla medesima genealogia della sapienza primordiale.
Entrambi erano percepiti come:
- rivelatori di conoscenze sacre;
- mediatori tra mondo umano e divino;
- fondatori di tradizioni sapienziali.
Le fonti antiche non identificano direttamente le due figure, ma autori neoplatonici e rinascimentali le collocarono spesso all’interno di una stessa catena di antichi sapienti.
Marsilio Ficino, ad esempio, inseriva Orfeo ed Ermete nella tradizione della prisca theologia, cioè dell’antica teologia primordiale.
Fonti principali
- Marsilio Ficino, Argumentum in Pimandrum
- Frances A. Yates, Giordano Bruno and the Hermetic Tradition (1964)
- Wouter J. Hanegraaff, Esotericism and the Academy (2012)
Ermes e Salomone
L’associazione tra Ermes e Salomone non appartiene al mondo greco antico, ma si sviluppa nel Medioevo e nel Rinascimento.
Salomone era considerato:
- il sapiente per eccellenza;
- conoscitore dei segreti della natura;
- possessore di conoscenze sugli spiriti e sulle forze invisibili.
Per questo motivo la letteratura magica, alchemica ed esoterica medievale lo avvicinò progressivamente alle figure di Ermete e Orfeo.
Nella tradizione della prisca sapientia, Salomone venne spesso considerato uno dei grandi depositari della sapienza antica.
Fonti principali
- Testament of Solomon
- Frances A. Yates, Giordano Bruno and the Hermetic Tradition (1964)
- Antoine Faivre, Access to Western Esotericism (1994)
Ermes e Al-Khidr
In alcune tradizioni islamiche medievali e in successive interpretazioni esoteriche, sono stati proposti paralleli tra Ermes e Al-Khidr (“il Verde”), figura misteriosa citata nel Corano (Sura XVIII).
Entrambi condividono alcune caratteristiche simboliche:
- funzione di guida;
- trasmissione di una conoscenza non ordinaria;
- ruolo di maestro iniziatore;
- relazione con il viaggio e il passaggio tra differenti livelli di realtà.
Occorre tuttavia precisare che non esiste una identificazione universalmente accettata tra Ermes e Al-Khidr.
Si tratta soprattutto di convergenze simboliche sviluppate da autori appartenenti a correnti esoteriche e filosofiche islamiche.
In alcuni ambienti dell’ermetismo islamico medievale, Al-Khidr venne talvolta considerato erede o continuatore della sapienza attribuita a Hermes.
Fonti principali
- Corano, XVIII, 60-82
- Henry Corbin, L’Homme de lumière dans le soufisme iranien (1971)
- Pierre Lory, Alchimie et mystique en terre d’Islam (1989)
- Kevin van Bladel, The Arabic Hermes (2009)
Nota interpretativa
Dal punto di vista dell’Esoterismo Culturale, Ermes, Thot, Ermete Trismegisto, Orfeo, Salomone e Al-Khidr non devono essere considerati manifestazioni della medesima figura storica o religiosa. Essi appartengono a tradizioni differenti e a contesti culturali distinti. Tuttavia, nel corso dei secoli sono stati frequentemente associati perché percepiti come archetipi della sapienza, della mediazione tra umano e divino e della trasmissione di conoscenze considerate profonde, segrete o trasformative. Le relazioni tra queste figure costituiscono pertanto un importante fenomeno di storia culturale, di costruzione simbolica e di trasmissione delle tradizioni sapienziali.



