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Mito dei Giganti

I Giganti, illustrazione Gustave Dorè, Divina commedia, Inferno, canto XXXI

Luoghi indicati nel registro LIM della Regione Sicilia (Luoghi dell’Identità e della Memoria)  – Settore “Luoghi degli dei e divinità minori:

  • Lentini (prov. Siracusa)
  • Bosco di Aci (Acireale, prov. Catania
  • Messina

Il mito dei Giganti è in qualche modo in stretta correlazione con quello dei Ciclopi pertanto nel nostro studio abbiamo messo sullo stesso piano Ciclopi e Giganti. La regione Sicilia, per quanto riguarda l’inserimento nel Registro dei luoghi della memoria (LIM) li distingue nettamente. Per vedere i  luoghi associati ai Ciclopi inseriti nella LIM si veda la scheda “I Ciclopi

Il popolo dei Ciclopi, ricordato anche dallo storico Tucidide (lib VI.2) è, secondo Omero, un popolo di Giganti antropofagi, forti e dediti alla pastorizia. Ciò che caratterizzava questo popolo, oltre alla grande statura, era il fatto che possedevano un unico occhio in mezzo alla fronte. Tommaso Fazello[1], parlando del popolo dei Giganti, li dipinge come dei gran cattivoni:

“Questi, confidando nella grandezza e nella forza del loro corpo, inventate le armi, facevano violenza su tutti e, schiavi dei piaceri, si procurarono ampie e lussuose dimore, strumenti musicali e ogni delizia. Erano mangiatori di uomini, si procuravano bambini non nati, e se li preparavano per i pasti; inoltre, si univano carnalmente alle madri, alle figlie, alle sorelle, ai maschi, ai bruti. Non c’era delitto che essi non commettessero, spregiatori, quali erano, della religione e degli dei”.

 

Il Fazello che crede nei ciclopi chiamandoli popolo dei giganti, racconta di numerosi ritrovamenti anche in Sicilia di cadaveri di giganti, che però, una volta venuti alla luce, si riducono in polvere, non lasciando tracce se non qualche dente.

Riportiamo alcuni di questi ritrovamenti indicati dal Fazello come li racconta Giovanni di Blasi:

“L’anno 1342. Dice egli, alcuni contadini cavando il terreno per fare i fondamenti di una lor casa. Si abbatterono in un antro grandissimo, dove essendo entrati trovarono a sedere un uomo di una smisurata grandezza. Sbigottiti corsero alla terra e racontarono agli Ericini lo spaventevole mostro che veduto avevano; questi preser le armi, e portarono seco torce accese, entrati nell’atro, trovarono lindicato cadavere umano, che stava a sedere appoggiato colla sinistra ad un bastone, a guisa di un albero di nave. Sembrava alla vista intero, ma appena toccato, il bastone ed il corpo si risolverono in polvere, salvo una grossa vergadi piombo ch’era dentro il bastone, tre denti mascellari di incredibile grossezza, e la parte anteriore del cranio, ove potevano entrare parecchie moggia di crano che rimasero saldi ed interi. Fu creduto il corpo di Erice figliuolo di Buthe, che il Boccaccio[2] racconta ucciso da Ercole. Un altro cadavere gigantesco fu trovato lanno 1516 in Mazzarino con un capo così grande, che sembrava una botte, ma questo col solito successo, appena toccato, si risolvè in polvere, rimanendo solo i denti mascellari ciascuno dei quali pesava cinque once[3].”

[1] Storia di Sicilia libro primo, capitolo sesto.

[2] Giovanni Boccaccio: Genealogia degli Dei, lib. 4, cap. 68

[3] Giovanni E. Di-Blasi: Storia del Regno di Sicilia. Vol. I p.13: 

Inserimento scheda: Ignazio Caloggero

Foto: web

Contributi informativi:  Ignazio Caloggero, Regione Sicilia

Nota esclusione responsabilità

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