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Il Culto di Ibla: Pantalica

La maggior parte degli scrittori dell’antichità, sono comunque concordi che solo tre furono le Ible in Sicilia [1], e sono in molti ad indicare le tre Ible in:

Ibla Maggiore;

Ibla La piccola;

Ibla Minore.

La Maggiore fu forse detta Tiella (o Stiella) ed è opinione diffusa collocarne il sito nei pressi di Paternò. La piccola fu detta anche la Minima, il cui sito si vuole che sia quello di Megara Iblea che come è noto è a sud di Augusta, per quando riguarda invece la Ibla Minore in molti sono concordi nel volere che sia stata appellata anche Ibla Erea perchè sita sui Monti erei, chiamata forse per errore anche Ibla Nera, Gibla o Nibla, e si pensa che il sito sia quello di Ragusa Ibla.

Da un paio di anni si inizia a pensare che anche Pantalica, luogo sito all’incirca a metà strada tra Palazzolo Acreide e Siracusa, in cui è stata trovata una grande necropoli preistorica, abbia il diritto ad essere appellata Ibla, anche se non si è sicuri, nel caso abbia diritto anche ad uno dei soprannomi prima citati, quale di questi associargli. Il fatto che Pantalica sia sui monti che sono stati chianmati Erei, potrebbe far pensare che il soprannome sia Herea, togliendo quindi questo privilegio a Ragusa, oppure nel tentare di risolvere un quesito che va avanti da secoli si potrebbe pensare a Galeote, infatti nel passato molta confusione è stata fatta nel tentativo di assegnare un sito ad Ibla Galeote, ed il tentativo fatto finora dagli storici non è stato dei più fortunati. Al di la dell’appellativo, una serie di elementi rafforza l’ipotesi che Pantalica sia stata una delle Ible sicule.

Pantalica – Necrpoli nord

Racconta Tucidite [2]  che un contingente di coloni megaresi avrebbe fondato per concessione di Iblone re siculo di Ibla una propria città, cui dettero il nome della madre patria Megara e l’appellativo di Iblea per ricordare il dono della terra fatto dal re, lo stesso Tucidide fissa la cronologia al 729 a.C. Gli scavi archeologici finora non sembrano smentire Tucidide, infatti la maggior parte dei resti è databile dal VIII al V sec. a.C. Gli scavi su Megara e Pantalica sembrano dare ragione a Tucidide, infatti se a Megara i resti archeologici sono di tipo prevalentemente greco e non sembrano indicare un grosso insediamento antecedente al VIII secolo a.C., a Pantalica tutto sembra indicare il contrario, infatti il sito di Pantalica può essere considerato come uno dei più importanti insediamenti protostorici della Sicilia orientale. Dalla necropoli dell’abitato prendono nome due periodi della protostoria sicula, quella del bronzo finale di Pantalica Nord (XIII-XI ) a.C. e quella del ferro di Pantalica Sud (850-730 a.C), sono stati rinvenuti dei terrazzamenti eretti a sostenere un edificio monumentale sulla sommità della collina, che è stato definito sede del principe dell’abitato.

Palazzo del Principe

Sono state trovate oltre 5000 tombe che circondano l’abitato; quelle di nord e ovest sono del XIII, XII sec a.C., il gruppo di tombe a sud appartengono al 850-730 a.C, mentre altre sono del periodo intermedio(1000,850 a.C.).

Pantalica: Necropoli di Filipporto

Che vicino a Megara Iblea dei greci dovesse esistere un centro indigeno, potrebbe essere avvalorato dalla consuetudine non rara dei greci, di impiantarsi poco distante da un centro indigeno, mantenendo distinto il proprio territorio da quello rimasto in mano alle genti indigene. Ciò che sembra molto strano, è che l’abitato sembra scomparire in concomitanza con la fondazione di Megara Iblea e di Siracusa, cio’ farebbe supporre che gli abitanti abbiano subito la stessa sorte dei siculi cacciati dall’isola di Ortigia, spinti verso l’interno della Sicilia. Sono state trovate tracce che indicherebbero un minimo di frequentazione successiva all’arrivo dei greci, un piccolo santuario frequentato in epoca greca e romana, potrebbe essere il segno del proseguimento di un culto indigeno, sono state trovate anche tracce di frequentazione bizantina nell’edificio che si suppone sia stato del principe dell’abitato siculo.

Per i dettagli del Culto di Ibla e delle Ible di Sicilia si veda la scheda “Ibla” 

Inserimento scheda: Ignazio Caloggero

Foto: web, Ignazio Caloggero

Contributi informativi:  Ignazio Caloggero, Regione Sicilia

Nota esclusione responsabilità

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