L’Opera dei Pupi

L’Opera dei Pupi è un particolare tipo di teatro delle marionette, che si affermò nell’Italia meridionale e in particolare i Sicilia agli inizi del 1800. I pupi siciliani son caratterizzati da una specifica meccanica di manovra (in aggiunta ai ai fili vengono usati delle aste di ferro) e dal fatto che i protagonisti provengono in gran parte da romanzi e poemi del ciclo carolingio. Le storie rievocano le epiche geste dei Paladini di Carlomagno in lotta contro i Saraceni, a volte anche racconti religiosi legati alla Passione di Cristo e alla vita dei Santi, le imprese di Garibaldi o quelle di bandti famosi. Tra i personaggi più noti Orlando e Rinaldo ma anche Carlo MagnoAngelica e Gano di Maganza (il traditore) e i saraceni: RodomonteMambrinoFerraùAgramanteMarsilio e Agricane. L’affermazione dell’Opera dei Pupi nei teatri e specialmente nelle piazze fu favorita dai “Cuntastorie” (da non confondere con il “Cantastorie” che invece tratta le storie principalmemte attraverso il canto). I Cuntastorie fecero si che le storie divenissero presto patrimonio popolare, simboli della voglia di riscatto e di giustizia di una classe sociale, diffondendo il concetto di onore e creando occasioni di ritrovo sociale.  Come racconta Giuseppe Pitrè (Giochi fanciulleschi siciliani – 1889) il gioco detto “Jocu a li Paladini” era uno dei passatempi infantili più graditi. 15 20 ragazzi venivano divisi in due gruppi: cristiani (Orlando, Rinaldo, Ricciardetto, Milone, Ruggero) e pagani (Agolante, Ferraù, Tamburlano, Pulicardo, Learco). Carlo Magno arringava i paladini a lottare contro i saracini, ordinando che uno alla volta si affrontassero i combattenti dell’una e dell’altra parte. Chi per primo riceveva un colpo al ventre si buttava a terra morto e vi rimaneva fino alla fine del combattimento. Al caduto subentrava uno della stessa parte. Quando non rimaneva più nessuno a morire, il vincitore riceveva in premio la dama.

I teatrini erano spesso a conduzione familiare; la scultura, la costruzione e la pittura delle marionette, rinomate per le intense espressioni, venivano realizzate dagli artigiani con metodi tradizionali.

Mimmo Cutucchio

Mimmo Cuticchio

Il Puparo e le due scuole siciliane

Il “Puparo” è quello che si occupa dello spettacolo, della scenografia e, in alcuni casi della stessa realizzazione dei pupi. Il Puparo grazie al suo particolare timbro di voce crea l’atmosfera adatta a coinvolgere il pubblico presente.

Esistono in Sicilia due scuole principali dell’Opera dei Pupi: quella palermitana, affermatasi nella capitale e diffusa nella parte occidentale dell’isola, e quella catanese, affermatasi nella città etnea e diffusa, a grandi linee, nella parte orientale dell’isola.  I pupi catanesi arrivano fino a un metro e trenta di altezza e pesano dai 15 ai 35 chilogrammi, mentre i pupi palermitani raramente superano i cm. 80 di altezza ed i Kg. 6, 7 di peso. I pupi catanesi hanno le gambe rigide, senza snodo al ginocchio, e, se sono guerrieri, tengono quasi sempre la spada impugnata nella mano destra; invece, i pupi palermitani possono articolare le ginocchia e sguainano e ripongono la spada nel fodero.

Pupo

Riconoscimento Unesco

Nel 2001 l’Opera dei Pupi è inserita nel programma Unesco istituito nel 1999 “Capolavori del patrimonio orale e immateriale dell’umanità”  (Masterpieces of the Oral and Intangible Heritage of Humanity).  Il 17 ottobre 2003, l’Unesco approva a Parigi la Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale“.  La Convenzione è entrata in vigore il 20 Aprile 2006, che ha portato, a partire dal 2008, alla istituzione della “Intangibile Heritage List“; in tale lista sono stati automaticamente incorporati tutti gli elementi precedentemente inclusi nella lista dei Capolavori del patrimonio immateriale dell’umanità istituita nel 1999, tra gli elementi  inseriti, due alte espressioni della tradizione culturale popolare italiana, l’Opera dei Pupi Siciliani e il Canto a Tenores dei pastori del centro della Sardegna.  (Scheda Unesco)

Famiglie storiche

Nella seconda metà del XX secolo, il boom economico e le nuove forme di intrattenimento, tra cui la televisione,  fecero si che molte forme di teatro in altre parti d’Italia scomparvero: l’Opera dei Pupi è probabilmente l’unico esempio, nel genere, di tradizione ininterrotta.

Famiglie storiche di pupari che nonostante i tempi ancora sopravvivono mantengono vive proprie rassegne teatrali: Famiglia Cuticchio di Palermo, Mancuso e Greco di Palermo, Canino di Partinico, Crimi, Trombetta e Napoli di Catania, Gargano e Grasso di Messina, Mangano di San Pietro Clarenza, Pennisi e Macrì di Acireale, Profeta di Licata, Vaccaro-Mauceri di Siracusa. Collezioni di pupi si trovano in molte città tra le le più ricche quelle del Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino ed al Museo Etnografico Siciliano Giuseppe Pitrè di Palermo.

stuttura pupi

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