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I luoghi delle personalità storiche: Giuseppe Fava

Luoghi inseriti nella “Carta regionale dei Luoghi dell’Identità e della Memoria” (LIM) istituita dalla Regione Sicilia con il  D.A n. 8410 del 03/12/2009

Il settore di riferimento è quello relativo ai “Luoghi delle personalità storiche e della cultura – Luoghi delle personalità antimafia – Giuseppe Fava – giornalista , scrittore

I luoghi inseriti nella LIM: 

  • Teatro Verga, via Giuseppe Fava (Catania)

FAVAGiuseppe. – Nato il 15 sett. 1925 a Palazzolo Acreide (Siracusa), da Giuseppe, maestro elementare, e da Elena Fazzino, vi trascorse l’infanzia e la giovinezza. Dopo il liceo classico, a Siracusa, nel 1943 si trasferì a Catania per frequentarvi la facoltà di giurisprudenza. Conclusi gli studi universitari (1947), esercitò per un po’ l’avvocatura, che però non soddisfaceva la robusta vocazione letteraria che si era manifestata già nel periodo accademico; nei primi anni Cinquanta prese dunque a collaborare con giornali locali (tra questi il Giornale dell’isola di Nello Simili, il Corriere di SiciliaLe Ultimissime) riversando nell’attività di cronista l’interesse e la passione per gli aspetti inquietanti e drammatici della sua terra e del suo tempo.

Giornalista professionista dal 1952, fu redattore e inviato di varie riviste (Tempo illustratoDomenica del Corriere), occupandosi in particolare di cose siciliane, di attualità e di cinema. Nel 1956 divenne capocronista del quotidiano del pomeriggio Espresso sera, diretto da Girolamo Damigella, rimanendovi fino al 1978; sempre dal 1956 prese a collaborare intensamente ad un altro quotidiano, La Sicilia, del quale fu redattore e inviato.

Aveva intanto iniziato un’attività letteraria – di commediografo, poi anche di romanziere – che, insieme con le raccolte di articoli e di inchieste, con gli anni sarebbe divenuta parte essenziale del suo modo di fare informazione e di comunicare. Nel 1966 con la commedia Cronaca di un uomo, rappresentata nel ’67 al teatro Stabile di Catania, vinse il premio Vallecorsi; nel 1967 venne pubblicato a Palermo Processo alla Sicilia, raccolta delle inchieste giornalistiche già edite sul quotidiano La Sicilia, e successivamente un libro di racconti ripresi dallo stesso quotidiano (Pagine, Catania 1969); nel 1970 fu messa in scena la commedia La violenza (Catania 1969; da cui è tratto il film Violenza quinto potere di Florestano Vancini); nel 1975 il F. acquisì notorietà nazionale con Gente di rispetto (da cui l’omonimo film di Luigi Zampa del 1978), romanzo sulla cultura e la vita sociale siciliana che si colloca, per profondità di denuncia e immediatezza, ad un passo da quel diretto impegno militante che avrebbe caratterizzato gli anni a venire.

A consolidare la notorietà vennero altre commedie (Il proboviro, 1972; Bello bellissimo, 1974, ecc.), la pubblicazione di un secondo romanzo (Prima che vi uccidano, Milano 1976, ma scritto negli anni Sessanta), la conduzione di una trasmissione radiofonica (Voi edio, per la prima rete della RAI), la sceneggiatura del film Palermo oder Wolfsburg di Werner Schröter, Orso d’oro al festival di Berlino del 1980 (è ispirato alla sceneggiatura il terzo romanzo, Passione di Michele, Bologna 1980), un altro libro di inchieste curate per la terza rete della RAI (ISiciliani, Bologna 1980), e svariate altre iniziative giornalistiche e editoriali.

“Il giornalismo – come ebbe a dichiarare in un’intervista rilasciata a La Sicilia del 25 genn. 1975 – non può più essere soltanto ricerca della notizia… ma ricerca della verità su tutto quello che interessa la società, il cittadino, l’uomo … una continua, civile aggressione della realtà, anzitutto per scoprire la notizia (soprattutto quella che non si vede o si nasconde), poi per ridurre questa notizia alla sua assoluta verità, e infine per interpretarla” (Cannavò, p. 150).

Uomo di molteplici interessi (tra l’altro la pratica del disegno e della pittura, la passione per la musica, lo sport e il giornalismo sportivo), socialista di ideali ma senza tessera (Giornale del Sud, 11 ott. 1981), visceralmente legato ad una certa Sicilia sanguigna e verghiana – ma sono rinvenibili anche ascendenze edonistiche alla Brancati – non fu forse estraneo alla sua poetica un richiamo al cristianesimo come messaggio di liberazione e di speranza per gli oppressi e i sofferenti. La radice verista della sua ispirazione appare fondata sulla stessa esigenza di rispecchiamento della società quale essa emerge allo sguardo gelido ma vigile del cronista; il mezzo letterario permetteva cioè, soprattutto nei momenti più felici, una penetrazione più profonda dell’informazione, in grado di rendere la dimensione umana di un crogiolo di emozioni e situazioni concatenate in un orizzonte nel quale l’ambito individuale e quello collettivo si mostrano come spazi relazionali di un unico universo; mentre soprattutto nei lavori teatrali emerge una vena grottesca e amara, di ascendenza pirandelliana. In ogni caso, come scrittore, egli fu tra i pochi intellettuali siciliani che dinanzi a evidenti segni di imbarbarimento della società civile proposero, ben oltre la testimonianza, l’organizzazione del dissenso come momento di presa di coscienza e di partecipazione.

Nel 1980 gli venne offerta la direzione del Giornale del Sud (a. I, n. 1: 4 giugno 1980) quotidiano sostenuto da un gruppo di uomini politici e imprenditori catanesi, con il quale la professionalità giornalistica diveniva tutt’uno con l’impegno civile, dato che deliberatamente la redazione, formata in gran parte di giovani che avevano trovato nel F. una guida professionale e morale, decideva di affrontare i problemi relativi alla modifica del tessuto economico-sociale, che vedeva l’emergere nel Catanese di aspetti relativamente nuovi del potere, quali il serrato intreccio di finanza, politica e criminalità organizzata. Nell’ottobre 1981, dopo alcuni contrasti, i proprietari decisero però di licenziare il direttore (oltre ad una cronaca senza pregiudizi anche verso episodi riguardanti sostenitori della proprietà, tra i motivi di dissenso vi fu il sostegno del giornale alla campagna contro l’installazione dei missili a testata nucleare nella base militare della NATO a Comiso).

Il F. – che aveva interpretato la sua estromissione come reazione del “comitato d’affari” gestore di gran parte del potere economico e politico alle denunce e alle prese di posizione del giornale – rispose fondando la cooperativa Radar, con sede a Sant’Agata Li Battiati, formata da giovani redattori in parte provenienti dalla precedente esperienza; la cooperativa acquistò due macchine offset bicolore 70/100 e prese a pubblicare il mensile I Siciliani a partire dal gennaio 1983. Giornale di informazione e commento rivolto all’intera isola e, più in generale, al Mezzogiorno, la testata raggiunse subito le 10.000 copie di venduto (fatto che apparve un successo inatteso) e dedicò speciale attenzione all’affermarsi a Catania dei fenomeni di tipo mafioso e alla denuncia dell’intreccio tra finanza, pubblici poteri e traffico dell’eroina.

La presenza della mafia a Catania sembra datare dai primi anni ottanta – come ebbe a rilevare il prefetto C. A. Dalla Chiesa in una celebre intervista rilasciata a G. Bocca (La Repubblica, 8 ag. 1982) – con la “svolta storica”, che ridefiniva ed estendeva la mappa del potere mafioso, evidenziata con l’apertura a quattro grandi imprese catanesi del mercato dell’edilizia di Palermo. I Siciliani denunciò con forza la lealtà dei ceto politico e imprenditoriale catanese ai nuovi equilibri di potere, scontando però un isolamento “politico” dovuto sia all’ovvia ostilità degli avversari sia alla difficoltà di far presa in un’opinione pubblica che, come del resto l’opposizione democratica, stentava ad avvertire la reale portata delle modifiche in atto. Questa estensione del potere mafioso veniva infatti a coincidere con una crisi di rappresentatività degli istituti di potere locale e, più in generale, con una crisi della progettualità e della compattezza della classe politica (Giarrizzo, p. 333), che lasciavano formidabili varchi aperti alle pressioni e alle infiltrazioni dei crimine organizzato. Si trattava cioè di uno scontro durissimo e sordo attorno ad alcuni nodi decisivi del potere reale, scontro rispetto al quale una voce di denuncia – pur se isolata e talora generica – avrebbe potuto costituire un rilevante catalizzatore per l’opinione pubblica; d’altronde, spegnere quella voce costituì un segnale preciso, un invito a non ostacolare la manovra in atto o appena conclusa.

Il F. venne ucciso a colpi di pistola, in un agguato, la sera del 5 genn. 1984 a Catania. L’omicida non fu identificato e la sequela di depistaggi che le indagini subirono colloca l’attentato tra i molti emblematici e oscuri episodi delle coeve vicende siciliane.

Tra gli altri scritti del F., MafiaDa Giuliano a Dalla Chiesa, [Sant’Agata Li Battiati] 1982 (2 ediz. Roma 1984, con una Postfazione a cura della redazione de I Siciliani, pp. 129-144); Teatro, I-IV, Catania 1988 (contiene anche opere inedite e mai rappresentate).

Fonti e Bibl.: Necrol. in I Siciliani, II (1984), 1; Segno, X (1984), 46-47, pp. 6-24 (articoli di F.Cazzola e A. Spampinato); G. Giarrizzo, Catania, Roma-Bari 1986, pp. 328-340; N. Dalla Chiesa, Storie di boss ministri tribunali giornali intellettuali cittadini, Torino 1990, pp. 3-34; R. Cannavò, Pippo FCronaca di un uomo libero, Catania 1990. (Fonte: Enciclopedia Treccani)

 

Inserimento scheda: Ignazio Caloggero

Foto: web

Contributi informativi:  Ignazio Caloggero, Web 

Nota: Il popolamento delle schede della Banca dati Heritage, procede per fasi incrementali: catalogazione, georeferenziazione, inserimento informazioni e immagini. Il bene culturale in oggetto è stato catalogato, georeferenziato ed inserite le prime informazioni. Al fine di arricchirne i contenuti informativi sono graditi ulteriori contributi, se lo desiderate potete contribuire attraverso la nostra area “I Vostri Contributi

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