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6a Via Pitea da Marsiglia

Monte Pellegrino – Addaura: Grotta delle Incisioni (Addaura 3a)

Numero Catastale Grotte siciliane n. 90) 

La grotta delle incisioni o Addaura fa parte di un complesso di tre grotte naturali poste sul fianco nord-orientale del Monte Pellegrino. L’importanza del complesso è determinata dalla presenza di incisioni rupestri databili fra l’Epigravettiano finale e il Mesolitico. Sul fianco del Monte Pellegrino, che domina Palermo, a sud-ovest della spiaggia di Mondello a 70 metri sul livello del mare, si aprono alcune grotte e cavità nelle quali sono state ritrovate ossa e strumenti utilizzati per la caccia che attestano la presenza dell’uomo, che le ha abitate, a partire dal Paleolitico e nel Mesolitico. I reperti adesso sono conservati nel Museo Archeologico di Palermo. La loro importanza tuttavia è dovuta soprattutto alla presenza di uno straordinario complesso di incisioni rupestri che ornano le pareti e che costituiscono un caso unico nel panorama dell’arte rupestre preistorica. Le tre grotte che costituiscono il complesso dell’Addaura nel massiccio del Monte Pellegrino erano già state studiate dai paletnologi dato che in esse era stato ritrovato lo scheletro di un elefante nano. Fu dopo lo sbarco in Sicilia e l’arrivo a Palermo nel 1943 che gli alleati, in cerca di un sito idoneo, avevano destinato le grotte a deposito di munizioni ed esplosivi. Lo scoppio accidentale dell’arsenale a fine guerra provocò lo sgretolamento delle pareti della grotta principale e il crollo di un diaframma di roccia portando alla luce i graffiti fino ad allora coperti dalla patina del tempo. In una delle grotte si trova un vasto e ricco complesso d’incisioni, databili fra l’Epigravettiano finale e il Mesolitico, raffiguranti uomini ed animali. In mezzo ad una moltitudine di bovidi, cavalli selvatici e cervi, viene rappresentata una scena dominata dalla presenza di figure umane: un gruppo di personaggi, disposti in circolo, circonda due figure centrali con il capo coperto ed il corpo fortemente inarcato all’indietro.

Ecco la descrizione che Giovanni Mannino  del Gruppo III a di cui fa parte la Grotta delle Incisioni:

” Addaura IIIa
È il gruppo di quota più bassa, comprende tre piccole grotte scavate in una antica linea di riva (fig. 43). La prima grotta sulla sinistra, la più ampia, chiusa con una grata ed un cancello e la Grotta delle incisioni o “l’Addaura”.
La trincea di scavo del saggio 3, di m 3×2, è stata aperta all’esterno, ai piedi della parete, fra le due grotte maggiori. Lo scavo venne iniziato nel 1946 raggiungendo la profondità di m 1,50 e proseguito l’anno successivo.
Non è nota la profondità raggiunta. Il deposito si presentava sconvolto fino alla profondità di circa un metro, il sottostante deposito di terra rossastra piuttosto povero ha restituito molluschi marini, ossa di animali e scarsa
industria su selce.

I graffiti dell’Addaura
Le immagini graffite dell’Addaura hanno esercitato su di me una sorta di attrazione tale da indirizzare le mie ricerche all’arte rupestre. Ho sentito la necessità di rivederli molte volte, curiosità che ho potuto soddisfare, visto il
ruolo che ricoprivo all’interno della Soprintendenza. Per migliorare la documentazione mi sono impegnato in una nuova documentazione grafica e in approfondite osservazioni dei soggetti, talvolta piacevolmente discusse col prof.
Paolo Graziosi ogni qual volta egli tornava a Palermo. Resomi conto che la luce diurna che illumina i graffiti ostacola la corretta lettura del solco ho eseguito i lucidi in ore notturne facendo affidamento alla luce radente di una torcia
elettrica. Tutto ciò mi ha portato alla scoperta di altre figure graffite, intere e parziali, ripagandomi di una fatica e del rischio di caduta dal precario ponteggio utilizzato. Sono certo di aver realizzato una documentazione migliore
della precedente, seppure con la consapevolezza di potere fare ancora di meglio. Com’è noto le pareti dell’ambiente interessate dai graffiti sono due: in quella sinistra la luce giunge radente ed esalta il tratto; nella parete di fondo, però, illuminando frontalmente con la stessa luce la visibilità diminuisce. L’ottima lettura con la luce radente mi permette di affermare che il gruppo degli antropomorfi è stato graffito, evidentemente su un predisposto progetto, non prima di aver spianata la superficie che doveva accoglierlo, già interessata da un numero notevole di linee più o meno sottili e la maggior parte ad andamento verticale. Sono certo che l’utilizzo di nuove tecnologie potrà migliorare la riproduzione, aggiungere o rettificare minuscoli particolari ma non cambiare di molto il risultato raggiunto, cosa che invece sarà possibile in altri casi, ad esempio nella Grotta dei Puntali di Carini. Un progetto a cui non ho potuto dedicarmi e che spererei si realizzasse è la riproduzione del groviglio di linee sottostanti la “scena” con figure antropomorfe e il relativo studio, con la speranza di ottenere una primigenia rappresentazione. La nuova documentazione grafica è stata pubblicata da Paolo Graziosi in L’arte preistorica in Italia, Firenze 1973. Il lucido della parete sinistra nella figg. 66-67, la parete frontale a pag. 68. Fabio Martini, in L’Arte Paleolitica e Mesolitica in Italia, pubblica il lucido della parete sinistra a pag. 156, dal quale sono stati tratti i particolari di pagg. 158-163, mentre quella della parete frontale a pagg. 166-167. Recentemente, nel pubblicare le nuove immagini graffite, ho voluto raccontare la vera storia della scoperta appresa dalla voce di chi l’ha vissuta (MANNINO 2012). ” (Fonte testo: Giovanni Mannino: Monte Pellegrino nella Preistoria – Nuovi dati: in Notiziario Archeologico Soprintendenza di Palermo 24/2017

Documenti di approfondimento: Giovanni Mannino: Monte Pellegrino nella Preistoria – Nuovi dati: in Notiziario Archeologico Soprintendenza di Palermo 24/2017

scarica il documento: G_Mannino_Le_Grotte_di_Monte_Gallo_Notiz

Inserimento scheda: Ignazio Caloggero

Foto: web

Contributi informativi: Ignazio Caloggero Web, 

Nota: Il popolamento delle schede della Banca dati Heritage, procede per fasi incrementali: catalogazione, georeferenziazione, inserimento informazioni e immagini. Il bene culturale in oggetto è stato catalogato, georeferenziato ed inserite le prime informazioni. Al fine di arricchirne i contenuti informativi sono graditi ulteriori contributi, se lo desiderate potete contribuire attraverso la nostra area “I Vostri Contributi

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