Torre del Baly

Torre del Baly

Borgo storico Pantano ed il suo territorio trasudano antiche vestigia senza tuttavia denunciare ufficialmente alcunché. Ciò accade per effetto di un complesso processo storico che ha attraversato nei secoli questo territorio al punto da fargli, per “istinto di conservazione”, perdere la memoria e cancellare le testimonianze di un “passato” da dimenticare, se non addirittura da negare per poter sopravvivere di fronte alla cultura religiosa dominante dell’epoca.

In questo contesto si colloca la Torre del “Baly”. Nel 1396 fu istituito a Palermo il “dayan kelay” cioè il giudice universale di tutte le comunità ebraiche di Sicilia. Una carica creata dalla corona aragonese per avere un controllo diretto sulle fiorenti attività delle comunità ebraiche. Il “dayan kelay”, nei documenti è spesso riportato con il termine “dienchelele”, aveva il potere di nominare gli amministratori delle singole giudecche con l’arbitrio di delegare propri vicari nei luoghi in cui mancava tale figura.

Per questo motivo sorsero le figure dei “Proti” che delegavano a loro volta, nelle piccole comunità, ai “Baly” che esercitavano la giustizia ed esigevano le tasse, un giudice delle comunità ebraica, con il compito di controllo diretto sulle ricche attività economiche e giuridiche del borgo oltre che un interlocutore unico sui territori di pertinenza.

Sono trascorsi secoli da allora, si sono succedute sul territorio generazioni inconsapevoli. Ma è accaduto un miracolo, la torre del “Baly” ha mantenuto, malgrado la perdita della memoria e gli insulti del tempo, la sua identità, forse, per assurdo, salvaguardata proprio perché “protetta” dall’abbandono e dalla impossibilità di trasformazione (dovuta alle ristrettezze finanziarie di quelle comunità che si erano succedute dopo l’opulenza e la consapevolezza vissuta ai tempi del Balioto), è giunta a noi una realtà unica della quale è possibile rileggere il modo di vivere e di operare di una comunità “colta” che operava in questo sito, integrata in un ambiente ed in un territorio riuscendo a sfruttandone tutte le enormi potenzialità che esso offriva ma senza mai turbarne l’equilibrio, a tal punto che quanto realizzato fino all’inizio del 1600 ha superato gli oltraggi del tempo e le ripetute calamità naturali per giungere a farsi apprezzare ai giorni nostri.

Era infatti l’equilibrio tra natura ed esigenze sostenibili della comunità il segreto di questa piccola realtà sapiente capace di fondare un insediamento antropico talmente in armonia con i luoghi che dopo secoli di declino economico-culturale e decenni di totale abbandono anche fisico è ancora strutturalmente integra nella sua presenza materiale con la sua “torre” capace di superare il tempo e mostrarsi oggi, a chi la osserva, quale prova  per affermare tutti quei “saperi” posseduti da chi l’ha saggiamente realizzata.

Fonte: Testo fornito da Orazio Bisazza

Inserimento scheda: Ignazio Caloggero

Contributi informativi:  Web

Foto: Fornite da Orazio Bisazza

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