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Grotta delle Trabacche 

trabacche

La Grotta delle Trabacche si trova in Contrada Buttino a circa 5 Km da Ragusa; per raggiungerla si può prendere a riferimento l’incrocio tra Via Archimede, Via San Luigi, Via Mongibello e Via Fanfulla da Lodi (alla periferia di Ragusa). Dirigersi per Via Fanfulla da Lodi, alla rotatoria continuare per la Via Colleoni, da dove inizia la cosiddetta strada dei Cento Pozzi (in quanto porta alla famosa contrada dei Cento Pozzi.). Esattamente a 1,6 Km dall’inizio di Via Colleoni, inizia la strada provinciale Beddio-Tresauro-Piombo (SP.13) che da Ragusa raggiunge l’antica Kamarina. Al Km 3,2 della SP.13 girare a sinistra su una stradina in leggera discesa, che dopo circa 100  metri diventa sterrata, proseguendo per questa strada, dopo qualche centinaio di metri, osservando il costone sulla destra, si intravedono due grotte, la seconda di queste, la più grande, è la grotta di Trabacche. La Contrada Buttino è contigua alla Contrada Cento Pozzi, tanto che spesso le due località sono considerate un’unica contrada dal nome Buttino – Cento Pozzi. Varie testimonianze, tra cui alcune necropoli che presentano tombe a cielo aperto (sub divo) di tipologia ellenistica, farebbero pensare che i luoghi fossero abitati  almeno dal periodo ellenistico. Il ritrovamento di una collana del III° secolo d.C, lunga ben 150 cm costituita da segmenti di filo d’oro a estremità agganciate e conservata nel museo Archeologico di Ragusa[1], confermerebbe la presenza umana in epoca romana. La Grotta delle Trabacche è probabilmente di epoca romana o tardo romana e sicuramente fu utilizzata come luogo di sepoltura in epoca bizantina, quando nella zona era presente un villaggio bizantino. Il nome della grotta deriva probabilmente dalla somiglianza che i due monumenti sepolcrali al centro della grotta, hanno con i letti antichi a forma di baldacchino, una parte dei quali era indicata con il termine “Trabacca”.  Una leggenda popolare vorrebbe che il nome derivasse dal fatto che tre vacche entrate nella grotta, non riuscirono più ad uscire. La Grotta delle Trabacche rappresenta una significativa testimonianza di architettura funebre acarattere monumentale, ciò che la caratterizza è la presenza di due sepolture a baldacchino (dette anche a tegurium). La grotta fu descritta e disegnata da Jean Hoüel, viaggiatore e artista nell’epoca del “GrandTour”[2], autore dei quattro volumi del “Voyage Pittoresque del isles de Sicile, de Malte et de Lipari” pubblicati tra il 1782 e il 1787. La grotta,  preceduta da un vano di ingesso rettangolare, è a pianta quadrata e misura circa 380 metri quadrati. L’altezza è di circa 2,50 metri, lungo le pareti laterali sono ricavate degli arcosoli[3] polisomi (cioè con più loculi contenuti in una singola fossa). Sul pavimento si trovano numerosi loculi, alcuni di essi risultano ormai interrati. Ma ciò che caratterizza maggiormente la catacomba sono le due sepolture a baldacchino, ricavate da due grossi blocchi di rocciarettangolari che uniscono il pavimento al soffito e che misurano 3,50 m di lunghezza e circa 2,50 di larghezza. Il primo monumento sepolcrale presenta sette pilastri 4 su un lato e tre sull’atro (un quarto è andato distrutto). Ogni pilastro è alto circa 80 centimetri caratterizzati da rozzi capitelli che si congiungono con il soffitto. Il secondoTegurium  presenta nove pilastri: quattro per lato più uno al centro sul lato che si affaccia verso l’ingresso della grotta.  Nelle basi di ognuna delle due strutture funerarie è ricavato un grande loculo lungo circa  m. 2,50, largo m. 1,75 e profondo circa 1 metro. Grotte di questo tipo sono molto diffuse in Sicilia, a volte sono note semplicemente come  “ipogei”[4], altre volte viene usato il termine “catacombe”, a sottolinearne l’uso a cimitero cristiano. A onor del vero l’assenza di simboli cristiani in una grotta utilizzata come luogo di sepoltura, potrebbe non escludere che tale grotta fosse un luogo di sepoltura pagano, in tal caso il termine di catacombe potrebbe essere improprio.   Altri ipogei nel ragusano:  

  • Grotta Marini, non lontano dalla grotta delle Trabacche;
  • Catacomba di Contrada Celone (Ragusa);
  • Ipogeo di contrada di Cisternazzi (Ragusa)
  • Catacombe di S. Marco (Ispica);
  • La “Ladreria” Cava Ispica Nord;
  • Catacombe di Contrada Treppiedi (Modica);
  • Catacombe di cava Porcara (Comiso)
  • Cava Martorina (Ispica);
  • Contrada Albarcàra (Ispica);
  • Il “Camposanto” di Cava Ispica
  • Catacomba di Grasullo (S. Croce Camerina)
  • Catacombe di Recucco (Camarina)
  • Ipogeo di Pirrera (Caucana )
  • Acrillae (Chiaramonte Gulfi)

  [1] Giovanni Di Stefano: Il Museo Archeologico di Ragusa. Electa Napoli 2001 pag. 84 [2] Tappa quasi obbligata del percorso formativo dei nobili e dei giovani appartenenti all’aristocrazia europea. [3] Con il termine arcosolio si intende generalmente un sepolcro formato da una nicchia scavata nella parete e avente alla base un’arca funeraria o un sarcofago. Questo tipo di sepoltura fu molto usata nelle catacombe cristiane. [4] locale, vano sotterraneo scavato nella roccia adibito a sepoltura, a luogo di culto, o presso i popoli primitivi ad abitazione   

 

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