Informazioni Dettagliate

Festa di San Paolo Apostolo – Palazzolo Acreide

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Inserimento scheda: Heritage Sicilia 

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Scheda tecnica elaborata da: Regione Sicilia – Dipartimento dei beni culturali e dell’identità siciliana – CRicd: Centro regionale per l’inventario, la catalogazione e la documentazione e filmoteca regionale siciliana

N. Prog. 84
Bene: Festa di San Paolo Apostolo
Libro: REI – Libro delle celebrazioni
Data approvazione: 13-04-2007
Categoria: Festa patronale
Provincia: Siracusa
 
Comune: Palazzolo Acreide
Denominazione locale: A Sciuta
Notizie Cronologiche
Il culto di San Paolo a Palazzolo Acreide (SR) è molto antico, anteriore, probabilmente di diversi secoli, alla stessa elezione del santo a patrono avvenuta nel 1688, al posto della Madonna di Odigitria, venerata nella chiesa di san Sebastiano. I documenti dell’archivio della chiesa di S. Paolo attestano la festa del Santo già dal 1599. La festa era allora organizzata dalla Confraternita dei Disciplinati, che organizzavano rappresentazioni sacre sul sagrato della chiesa ed assegnavano il posto da occupare dalle altre confraternite durante la processione.
Ricorrenza: Annuale
Data: 25 Gennaio – 29 Giugno
Occasione
La festa di San Paolo apre l’estate ed è la più imponente e pomposa tra le feste estive di Palazzolo Acreide in quanto si festeggia il patrono del paese; la partecipazione dei fedeli è infatti, rispetto alle altre, quantomeno triplicata. Tantissimi turisti, dai centri più o meno vicini, si spostano a Palazzolo per assistere alla festa. Ma soprattutto gli immigrati affollano le strade; le famiglie che tra gli anni ’60 e ’70 hanno lasciato questa terra in cerca di lavoro, puntualmente tornano in questo periodo per prendere parte alla festa del Patrono. Come detto, la festa cade all’inizio dell’estate e coincide col periodo della mietitura e della raccolta del grano, quando il contadino vive in tutta la sua estensione la sua crisi di sgomento. Il mietitore è minacciato dal pericolo sempre in agguato dal morso degli insetti velenosi, e avverte in modo drammatico il senso della sua precarietà esistenziale. La presenza in passato dei ceruli, le offerte di animali trascinati e costretti in ginocchio all’altare maggiore, i rari e superstiti ex-voto di pane sui quali è rilevata l’immagine dei rettili, sono testimonianze di una ideologia largamente diffusa in tutte le civiltà cerealicole del mondo mediterraneo.
Funzione: Festa patronale, propiziatoria ricade infatti nel periodo del raccolto del grano.
Attori: Non esistono confraternite di portatori, ma soltanto il comitato per l’organizzazione dei festeggiamenti. I portatori sono cittadini non organizzati che si propongono per ricevere una grazia. 
Il numero dei portatori varia per le due vare nel numero di 80 – 100 per la statua e di 50 circa per il reliquiario. I portatori, nel numero minimo di un’ottantina, sollevano la statua per le aste e dopo una breve attesa all’interno della chiesa, procedono con il sacro carico uscendo lentamente dall’edificio di culto. Il Simulacro si ferma per l’avvio dello spettacolo pirotecnico, dopo qualche minuto riparte in lento corteo per le vie della città.
Partecipanti: Autorità comunali, confraternita dei portatori, devoti, comunità locale, turistiAutorità comunali, confraternita, portatori, banda musicale, devoti, comunità locale, turisti.
Descrizione
La tradizionale e antica processione dedicata all’apostolo il 29 giugno alle ore tredici a Palazzolo Acreide rappresenta uno dei rituali maggiormente dotati di spettacolarità e suggestività nell’ambito dei festeggiamenti in devozione di San Paolo nel territorio della Provincia di Siracusa.
All’alba cominciano i preparativi per l’uscita delle tredici. La profumatissima lavanda, che a Palazzolo viene detta “spica ri San Paulu”, che viene offerta in gran quantità al santo e benedetta, viene distribuita in piccoli mazzi ai fedeli. Verso le nove si muove “u carrettu ro pani”, che, adorno di spighe, trainato a mano per le vie del paese, raccoglie le tradizionali “cuddure”, grandi pani votivi decorati con uno o più serpenti a rilievo, che benedette vengono poi vendute all’incanto nel pronao della chiesa. Un corteo di cavalieri accompagna la raccolta del pane per le vie principali della cittadina. Sul sagrato della basilica di S. Paolo avviene la benedizione degli animali. Ma il momento più importante della festa, atteso e preparato per un intero anno è l’uscita delle tredici “a sciuta”.
Già dalle prime ore della mattina lo spazio antistante la chiesa e le vie limitrofe sono riempite da un fiume di sostenitori. I devoti sono preparati all’attesissimo evento, ciascuno pronto ad adempiere al proprio ruolo.
I portatori fremono nell’attesa di compiere il loro gesto, in segno di “diritto al posto” legano il fazzoletto (che durante la marcia porteranno al collo), alle lunghe aste delle vare dette “baiarde”, sia del simulacro che del reliquiario. Essi hanno fatto il voto della “spalla nuda” come alcune delle loro donne, che fanno invece la processione scalze, ovvero il voto del “viagghiu scausu”.
Poco prima delle 13, al termine della messa, la gran parte dei devoti esce dalla chiesa per cercare posto all’esterno, per assistere all’imminente spettacolo della “sciuta” del santo patrono.
I portatori prendono dall’altare l’antica statua di San Paolo e la collocano sopra la vara. La chiesa è immersa in una atmosfera carica di tensione e significato: mentre gli uomini sollevano a spalla il sacro carico, due devoti, vestiti con camicia, pantaloni bianchi e fazzoletto rosso al collo, sono saliti sulla parte anteriore della vara.
All’uscita della vara, come in un contagio collettivo sotto un sole caldissimo le grida di incitamento si diffondono per tutto il quartiere, due angeli in cartapesta vengo fatti scendere scorrendo su due fili metallici legati fra il campanile del tempio e il palazzo di fronte. La riuscita di questo lancio è carica di significato scaramantico, infatti nel caso lo scorrimento non fosse fluido e si interrompesse sarebbe da interpretare come cattivo auspicio per l’anno in corso.
Durante il percorso molto caratteristico è il rituale della benedizione dei bambini nudi, come il rituale delle offerte da parte dei devoti di denaro o preziosi che verranno sistemate con delle spille su dei nastri di colore rosso fissati appositamente sulla vara dai due uomini prima citati.
All’uscita del reliquiario, fra l’assordante scampanio e un primo sparo dei fuochi d’artificio, i portatori trasportano il sacro carico fra la folla per fermarsi in attesa fino appena oltre la piazza. Sono le 13 in punto, la “sciuta” si compie, esce il simulacro di San Paolo, finalmente appare ai suoi devoti, la piazza è tutta in continua acclamazione, inizia lo spettacolo pirotecnico composto di maestosi e potenti fuochi d’artificio, di lanci di stelle filanti e volantini colorati detti “nzareddi” che piovono e sommergono letteralmente il pubblico e così prende avvio la processione, il serpentone umano procede lentamente per le vie dell’antico quartiere di Palazzolo.
Il reliquiario e il simulacro faranno una breve sosta durante il corteo per entrare in segno di devozione nella chiesa dell’Annunziata, poi il corteo proseguirà fino alle 14,30 circa, momento del rientro alla chiesa dedicata al patrono, qui reliquiario e simulacro verranno riposti fra gli applausi e l’acclamazione generale dei devoti.
La sera, all’imbrunire, si svolge una seconda processione. In tarda serata a conclusione della processione, viene sparato “u fuocu”, uno straordinario spettacolo pirotecnico. Dopo le placide girandole con i loro colori e sibili, con la magia con quale sanno all’improvviso manifestarsi in nuove forme e colori, inizia un grande spettacolo pirotecnico in tutte la direzioni, si creano effimeri arabeschi di fuoco che illuminano nel loro susseguirsi di colori le volute barocche della chiesa, la piazza, i palazzi circostanti.
Nel giorno dell’ottava e un’ultima volta per l’anno in corso, la processione per le vie del paese avrà nuovamente luogo, fino al rientro in chiesa dove la statua verrà riposta all’interno della nicchia per rimanervi fino alla prossima festa di giugno.
Scheda Catalografica
Bibliografia
Burgaretta, Sebastiano. 2005. Appunti di viaggio – Folklore, storia e religiosità in Sicilia, Siracusa: Emanuele Romeo.
 
Grimaldi, Tonino.1994. San Paolo, Patrono di Palazzolo Acreide. Notizie storiche sulla chiesa, Confraternita e festa di San Paolo, Siracusa: Zangara Stampa.
 
Monteforte, Giampaolo Vincenzo. 1995. La festa di San Paolo a Palazzolo Acreide, Ragusa: Iblea Grafica.
 
Uccello, Antonino. 2000. L’Estate dei Santi Patroni, La Festa di San Paolo a Palazzolo Acreide, Siracusa: Stampa Grafica Saturnia.
 
 
Note
Da numerosi antichi documenti è attestato che Patrona di Palazzolo Acreide fu sino al 1689 la Madonna Odigidria, in tale periodo infatti il popolo del paese a seguito di votazione elevò San Paolo a Santo Patrono. Questa scelta produsse un malcontento nella confraternita di San Sebastiano, un sentimento di rivalità che curiosamente sopravvive ancora oggi fra i “Sanbastianesi” che per tale ragione non prendono parte ai festeggiamenti.
La statua dedicata al Santo risale al 1507 circa, realizzata con la tecnica del tempo, ovvero in legno e stracci imbevuti di gesso. Questa nel corso del tempo ha subito diversi interventi: rifacimento della doratura nel 1600, un primo restauro intorno al 1693, ancora interventi sulle dorature nel 1902, sostituzione della testa originale (in modo arbitrario)nel 1999, ricollocazione del capo originale con un restauro accurato e scientifico nel 2000.
Il reliquiario che risale al 1600 circa, è un ovale ligneo ricoperto da una lamina d’argento sulla parte anteriore, con la raffigurazione di San Paolo e decorazioni floreali ai lati. All’interno sono collocate due reliquie: una donata nel 1700, ovvero un frammento di molare del Santo, l’altra un frammento osseo certificato da Bolle Papali, donato dal Cardinale Carpino, originario di Palazzolo nel 1990.
Una antichissima leggenda, ancora tramandata nellazona di Palazzolo, legata alla figura di San Paolo, ritiene che i nati nella notte fra il 24 ed il 25 di gennaio (chiamati Paolo e Petra se femmina), abbiano particolari poteri, ovvero quelli del “Ciaraulo”. Poteri sovrannaturali e da esercitare nel nome dell’Apostolo derivanti dalla stessa esperienza narrata negli Atti della vita del Santo.
In particolare dall’episodio avvenuto a Malta, luogo dove San Paolo fu assalito e morso da una vipera mentre metteva della legna sul fuoco, che testualmente “gli si attaccò al dito” senza produrgli alcun male.
Ancora secondo gli Atti, nei tre mesi di permanenza a Malta, Paolo attraverso l’uso delle sole mani fece numerose e miracolose guarigioni. Da queste vicende deriva la credenza già documentata nel 1400, che i nati nella notte di San Paolo abbiano virtù soprannaturali, ovvero che siano in grado di incantare i serpenti, di guarire le persone morse da rettili e insetti di vario genere e che abbiano sotto la lingua un muscoletto a forma di ragno (un piccolo groviglio di vene rosee).
Il rito utile a placare gli effetti del morso si svolge sia toccando la parte infetta e recitando nel contempo delle preghiere atte ad invocare l’Apostolo, sia sfregando la saliva del “ciaraulo” con le dita sulla parte ferita.
Nel passato i “ciarauli” prendevano parte alla processione accompagnando la vara di San Paolo tenendo in mano un contenitore colmo di bisce nere e innocue serpi, così come la mattina del 29 giugno, giorno della festa, una processione di bambini con in mano dei mazzi di spighe intrecciati con nastri rossi, sfilavano per le vie cittadine con al seguito dei massari a cavallo.
Un altro rito eseguito fino agli anni ’50, consisteva nel fare sfilare centinaia di capi di bestiame infiocchettati con dei nastri rossi e con l’immagine dell’Apostolo sulla fronte. Gli animali venivano addirittura introdotti in chiesa e fatti inginocchiare davanti all’altare principale dinanzi la statua del Patrono.
Ancora altra usanza, abbandonata nella seconda metà dell’ottocento, era quella che vedeva i devoti introdursi nel tempio, chinarsi e strisciando la lingua sul pavimento percorrere tutta la distanza dall’uscio all’altare maggiore.
Di tutti questi riti retaggio del paganesimo, sopravvive la raccolta dei pani detti “codduri” (ciambelle preparate da numerose famiglie, recanti in rilievo la figura di un serpente), raccolti dal primo mattino del 29 su di un carro “u carruzzuni” e venduti all’asta davanti alla chiesa al fine di finanziare la festa.
Autore Scheda: Salvatore Gambacurta

 

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