La Cattedrale di Catania

La Cattedrale di Catania intitolata a Sant’Agata custodisce le sue spoglie all’interno di una cappella a lei dedicata, meta di migliaia di fedeli che ogni anno si riuniscono in questo luogo per rendere omaggio alla loro Santa Patrona.

La Basilica si affaccia maestosa su piazza Duomo, una delle più importanti piazze tardo barocche che contraddistinguono il nuovo assetto urbanistico settecentesco dopo la ricostruzione seguita al disastroso terremoto del 1693.

Al centro della piazza campeggia la famosissima “fontana dell’elefante”, simbolo della città, opera settecentesca dell’architetto palermitano Giambattista Vaccarini (1702-1769) al quale è attribuita la progettazione di gran parte degli edifici settecenteschi catanesi.

Fasi costruttive

La Cattedrale sorge nel cuore dell’antica città, sui resti di un importante edificio termale del secondo secolo dopo Cristo, accessibile dal sagrato, e del quale oggi rimane solamente un ambiente di forma quadrangolare al centro del quale, ricavata nel pavimento, c’è una piccola vasca circondata da quattro possenti pilastri che sorreggono una volta a crociera decorata da stucchi a motivi floreali.

L’ edificio attuale è il risultato di numerose trasformazioni subite nell’arco dei secoli in seguito alle disastrose calamità naturali che si sono abbattute sul capoluogo etneo.

PERIODO NORMANNO

L’impianto originario della basilica, edificata da Ruggero Primo d’Altavilla, risale al 1094, quando i normanni, strappata la Sicilia al dominio arabo, si impiantarono in città dando nuovo vigore al cristianesimo.

Nel 1092, Papa Urbano Secondo concesse al normanno Ruggero di ricostituire la diocesi di Catania affidando il potere episcopale all’Abate benedettino Ansgerio.

Ruggero per l’edificazione della Cattedrale scelse, in un primo tempo, il sito dell’odierna chiesa di Sant’Agata la Vetere dove nel 1091 aveva fondato il monastero Sant’Agata con l’annessa chiesa abbaziale.

Nel 1094 preferì trasferire la sede vescovile nel cuore della città e l’antica Cattedrale venne denominata Sant’Agata la Vetere (ossia la Vecchia) per distinguerla dalla nuova che stava sorgendo.

Secondo Ruggero era necessario edificare la nuova chiesa sul mare, con muri spessi e nelle forme di una “Ecclesia munita” (chiesa – fortezza) non solo per difendere la città e il litorale dagli attacchi esterni, provenienti dal mare, ma soprattutto perché, con le sue forme, era chiara espressione dell’accentramento dei poteri politici e religiosi nelle mani del vescovo.

A questo periodo risale il Capitolo della Cattedrale, un’importante istituzione ecclesiastica che per diversi secoli segnò la vita della diocesi, composto sin dalla sua nascita dai monaci benedettini dell’abazia di Sant’Agata .

Dell’antico impianto normanno rimangono solo i muri perimetrali del transetto e delle absidi (visibili dal cortile del Palazzo Arcivescovile) caratterizzati dalle feritoie e dai camminamenti di ronda, delimitati dai merli.

All’interno invece nella parte superstite romanica la presenza di colonne provenienti dagli edifici greco – romani della città testimonia, anche a Catania, la consuetudine, diffusa in epoca medievale, di spogliare gli edifici pagani e riutilizzare le decorazioni nella costruzione degli edifici sacri trasformando ciò che era pagano in cristiano.

Alla luce di ciò si comprende anche il motivo per cui i normanni costruirono la cattedrale sopra le terme pagane cercando così di cancellarne ogni traccia.

PERIODO SVEVO

A partire dalla seconda metà del dodicesimo secolo, considerati gli alti privilegi di cui godeva l’abate-vescovo viene messo in discussione il potere episcopale e si giunge alla separazione della carica di abate da quella di vescovo con conseguenti contrasti tra questo e i monaci del Capitolo.

A ciò si aggiunge un mutamento politico causato dal passaggio dell’isola alla casata sveva: Federico Secondo, intervenendo negli affari della Chiesa, priva il vescovo dei diritti feudali sulla città e Catania viene elevata al rango di città demaniale.

Nel 1169 si abbattè sulla città un terribile terremoto che causò il crollo delle volte della chiesa.

Nella fase di ricostruzione si preferì lasciare in loco le macerie provocando, in questo modo, un innalzamento del piano di calpestio dell’edificio e le colonne di sostegno della nuova copertura, che delimitavano le navate, furono rinforzate con pilastri in modo da garantire alla fabbrica maggiore stabilità.

Durante i lavori di ricostruzione, l’ingresso della basilica fu inoltre impreziosito da un portale in stile romanico oggi visibile nel prospetto della Chiesa del Santo Carcere.

PERIODO TARDO RINASCIMENTALE

Il 1568 fu un anno che introdusse importanti cambiamenti: il Capitolo della Cattedrale, fino a questo momento gestito dai monaci benedettini, venne affidato al clero secolare.

Proprio in questo periodo, in ossequio ai dettami seguiti al Concilio di Trento, l’edificio romanico subì importanti trasformazioni che causarono il trasferimento, dalla crociera del transetto all’abside maggiore, del presbiterio il cui pavimento fu sollevato notevolmente di quota per distinguere la zona della celebrazione, destinata al vescovo, dalla zona delle navate, destinata ai fedeli.

PERIODO TARDO BAROCCO SETTECENTESCO

Il 1693 segna una svolta decisiva nell’architettura dell’edificio in seguito al terribile terremoto che si abbattè sulla Sicilia orientale e che provocò la quasi totale distruzione della città.

In questa occasione, la Cattedrale fu investita dal crollo dell’antico campanile, precedentemente costruito a fianco della chiesa, che determinò l’abbattimento delle navate lasciando intatte solo le absidi e il transetto.

Nella ricostruzione, voluta dal vescovo Pietro Galletti, al quale si deve riconoscere un contributo fondamentale anche nella realizzazione degli arredi interni della Basilica, si ritenne opportuno ricorrere a possenti pilastri che sostituissero le precedenti colonne a sostegno della copertura e anche in quest’occasione si preferì ricostruire sopra le macerie sollevando il pavimento di ulteriori 40 centimetri.

Nella seconda metà del settecento si pensò di dotare l’edificio di una cupola che emergesse maestosa dal transetto normanno e primeggiasse fra le altre della città; il vescovo Corrado Maria Deodato de Moncada affidò questo incarico all’architetto Carmelo Battaglia il quale la impostò su un alto tamburo illuminato da otto ampie finestre.

PERIODO OTTOCENTESCO

Il Duomo, ormai riedificato e completato, venne riaperto al culto nel 1804; tuttavia il profilo esterno necessitava ancora di qualche sistemazione: prima di tutto ci si occupò della costruzione della torre campanaria che, progettata dall’architetto Carmelo Sciuto Patti ed edificata sopra la Cappella del Crocifisso, venne completata nel 1857.

Nello stesso tempo si provvide alla sistemazione del Sagrato (spazio esterno antistante l’edificio, anch’esso consacrato, elemento di transizione tra lo spazio pubblico e il luogo di culto) realizzando la balaustrata, in pietra di Taormina, decorata da statue e cancelli in ferro battuto, anch’essa eseguita su progetto di Carmelo Battaglia.

Tra la balaustrata e la chiesa una villetta al centro della quale è collocata la statua della fede.

Il Tesoro della Cattedrale e il Museo Diocesano

Gli arredi sacri della Cattedrale sono custoditi all’interno delle sale del Museo Diocesano, allestito nell’edificio attiguo alla Cattedrale, che in origine ospitava il Seminario dei Chierici poi trasferito quando l’immobile è andato distrutto in seguito ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale.

Inaugurato nel 2001, dopo importanti lavori di ripristino e restauro dell’edificio, esso espone essenzialmente opere di argenteria ed oreficeria, paramenti liturgici ed è dotato anche di una pinacoteca costituita da importanti pale d’altare e dipinti datati dal quattordicesimo secolo ai giorni nostri.

Una sala al pianterreno espone il famosissimo “Fercolo”, la macchina processionale, opera di argentieri catanesi e messinesi, che viene utilizzata per portare il Busto e lo Scrigno di Sant’Agata per le vie della città nei giorni delle festività agatine.

Grand’ Organo Jaquot – cenni storici

di Canonino Giuseppe Maieli – Maestro di Cappella

Realizzato da Théodore Jaquot nel 1877 sotto l’episcopato del Cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet, l’organo era in origine addossato alla parete del Presbiterio fino a quando nel novecento il Cardinale Francica Nava, volendo rendere visibile la decorazione pittorica dell’abside, ordinò che fosse spostato nel luogo dove attualmente si trova sistemato su una cantoria costruita su progetto dell’arch. Salvatore Sciuto Patti.

I Lavori di ricostruzione furono commissionati ai palermitani Laudani e Giudici e fu necessario nello stesso tempo intervenire con operazioni di riparazione, pulitura e accordatura sullo strumento ormai non più soddisfacente alle funzioni liturgiche con conseguente ampliamento.

L’ultimo intervento risale al 2014 commissionato alla ditta Mascioni incaricata di effettuare le consuete operazioni di restauro e accordatura, ma prima di tutto di ricostruire l’organo Jaquot sulla base della documentazione storica.

Grazie ai contributi finanziati della Fondazione Banco di Sicilia, dall’8×1000 della CEI e dalla Cattedrale e al prezioso lavoro di restauro della ditta Mascioni, il Grand’Organo ha ritrovato tutto il suo magnifico splendore sonoro.

I lavori di restauro hanno avuto inizio nel 2012, e sono stati completati nel 2014 con uno straordinario concerto inaugurale realizzato il 20 novembre dalla grande organista inglese Jennifer Bate.

Le reliquie di Sant’Agata

Le sacre reliquie della martire catanese, sono custodite in Cattedrale all’interno del sacello di Sant’Agata visibili solo nei giorni delle festività agatine.

La Calotta cranica è conservata all’interno del busto reliquiario, in argento sbalzato e smalti commissionato negli anni compresi tra il 1373 ed il 1376 all’artista senese Giovanni di Bartolo in seguito ricoperto di gioielli, doni votivi tratti dal tesoro della Cattedrale.

Le diverse parti del corpo invece giacciono all’interno di reliquiari antropomorfi che custodiscono i femori, le mani, i piedi, una mammella ed il sacro velo e furono realizzati molto probabilmente da maestranze catanesi che si ispirarono alle tecniche di lavorazione utilizzate dal di Bartolo nella realizzazione del busto.

Tali reliquari, a loro volta, trovano sistemazione nel famoso scrigno reliquiario in argento sbalzato e cesellato, opera di diversi argentieri realizzato tra il 1470 ed il 1556.

I più antichi sono i reliquiari a femore che recano una decorazione incisa a motivi floreali con girali e tralci.

Quanto ai reliquiari a braccio che conservano le mani imitano le tecniche decorative delle stoffe cinquecentesche.

Sobri ed essenziali si presentano invece i due reliquiari che contengono i piedi della Santa caratterizzati da una superfice dorata liscia.

Fra le reliquie, come già accennato, si custodisce una sola mammella della Santa perché, secondo la tradizione, l’altra è custodita a Galatina: lasciata dai soldati a Gallipoli in segno di riconoscimento per l’ospitalità ricevuta quando, in epoca normanna, riportarono a Catania le Reliquie di Sant’Agata trasportate in periodo arabo a Costantinopoli.

Quanto al velo esso è custodito in un reliquiario a fiala in argento sbalzato, realizzato per volere dell’Arcivescovo Giuseppe Francica Nava nel 1926.

Esso indica la consacrazione della vergine Agata a Cristo ed è venerato dai fedeli come potente baluardo contro le minacce dell’Etna.

La festa

Per diversi secoli Catania ha festeggiato tre ricorrenze in onore della concittadina vergine e martire sant’Agata: l’anniversario del martirio, il 5 febbraio; la traslazione delle reliquie da Costantinopoli a Catania (dopo il 1126), il 17 agosto; il patrocinio per la cessazione della peste del 1576, il 17 giugno. Ricorrenza, quest’ultima, abolita in applicazione della riforma liturgica promossa dal Concilio Vaticano II (1962-1965). Nel tempo questi festeggiamenti hanno subito diverse variazioni. Ampie informazioni sul sito della Cattedrale.

Le candelore

Le candelore, o cerei di Sant’Agata, sono grosse costruzioni in legno riccamente scolpite e dorate in superficie; fino ad un ventennio fa esse uscivano in processione a partire dal 2 febbraio.
Alcuni storici ritengono che la festa della candelora sia stata istituita da papa Gelasio Primo nel 492, altri studiosi invece accennano a papa Sergio primo, palermitano, il quale la istituì nel 687. Per ulteriori cenni storici si rimanda al sito della Cattedrale.

Il fercolo

Si tratta di una raffinata opera d’argenteria impiegata per portare in processione le sacre Reliquie della Martire catanese attraverso le vie cittadine nei giorni delle festività agatine.
Nel 1519 iniziò l’opera Vincenzo Archifel arricchita poi da ornamenti dal figlio Antonio; nel corso dei secoli venne abbellita di nuovi addobbi: i marchi e le sigle sulle parti argentee testimoniano come nel tempo diverse maestranze, soprattutto catanesi e messinesi, si sono avvicendate nella realizzazione dell’opera che nel corso dei secoli ha subito diverse trasformazioni e danneggiamenti ultimo dei quali in seguito ai bombardamenti del secondo conflitto mondiale che ne ha determinato il totale rifacimento.
Nello zoccolo in basso diverse formelle illustrano scene della vita, del martirio della Santa e del rientro a Catania delle reliquie da Costantinopoli; in alto a coronamento della copertura, circondata da statuette a tutto tondo raffiguranti i 12 apostoli, simboli legati a Sant’Agata e al suo martirio quali una corona un giglio e una palma.

Per informazioni più complete si rimanda al sito della Cattedrale. www.cattedralecatania.it