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Storia di Sicilia
2 I Primi Popoli: 2.7.4 Le Ible di Sicilia

Quante erano le Ible di Sicilia?

Tra le prime città di orgine sicana o sicula, un discorso a parte meritano le città di nome Ibla, fosse solo per la confusione che si è avuta e si ha ancora in relazione alla localizzazione ed il giusto appellativo da dare ad ogni Ibla. Infatti si parla di:

  • Ibla maggiore,
  • Ibla Tiella o Stiella,
  • Ibla Minore,
  • Ibla la piccola,
  • Ibla la minima,
  • Ibla Nera,
  • Gibla,
  • Ibla Herea o Hera,
  • Ibla Gereatis,
  • Ibla Galeotis,
  • Ibla Galeonte, o semplicemente
  • Ibla o Hibla.

Gli storici hanno spesso usato questi nomi e ciò a prima vista farebbe pensare ad una miriade di Ible esistenti nel suolo siciliano, in realtà tutti questi nomi si riferiscono a tre, forse quattro, Ible distinte, e quasi tutte di origine sicula. I più antichi scrittori della storia di Sicilia hanno a volte contribuito ad aumentare la confusione esistente sulle Ible, citandone a volte una al posto dell’altra, oppure omettendo il soprannome che le contraddistingueva.  Basti pensare al “dolce miele Ibleo”, che è stato attribuito praticamente a tutte le Ible prima citate. Altra confusione è stata apportata dai vari copisti che, nel trascrivere testi, spesso in una lingua diversa dalla propria, hanno fatto si, ad esempio, che Hibla divenisse Gibla o Herea divenisse Nerea e quindi Nera. Inoltre nel raccontare gli eventi prevalse spesso la forma dialettale dei vari scrittori, per cui un termine o un nome fu scritto in modi differenti a seconda della nazione di origine dello scrivente, questo avvenne probabilmente per i termini Galeote, Galeotide, Geleotide, e Gereatide.

Le tre Ible

La maggior parte degli scrittori dell’antichità, sono comunque concordi che solo tre furono le Ible in Sicilia [1], e sono in molti ad indicare le tre Ible in:

Ibla Maggiore;

Ibla La piccola;

Ibla Minore.

La Maggiore fu forse detta Tiella (o Stiella) ed è opinione diffusa collocarne il sito nei pressi di Paternò. La piccola fu detta anche la Minima, il cui sito si vuole che sia quello di Megara Iblea che come è noto è a sud di Augusta, per quando riguarda invece la Ibla Minore in molti sono concordi nel volere che sia stata appellata anche Ibla Erea perchè sita sui Monti erei, chiamata forse per errore anche Ibla Nera, Gibla o Nibla, e si pensa che il sito sia quello di Ragusa Ibla.

Megara Iblea

Pantalica, una quarta Ibla?

Da un paio di anni si inizia a pensare che anche Pantalica, luogo sito all’incirca a metà strada tra Palazzolo Acreide e Siracusa, in cui è stata trovata una grande necropoli preistorica, abbia il diritto ad essere appellata Ibla, anche se non si è sicuri, nel caso abbia diritto anche ad uno dei soprannomi prima citati, quale di questi associargli. Il fatto che Pantalica sia sui monti che sono stati chianmati Erei, potrebbe far pensare che il soprannome sia Herea, togliendo quindi questo privilegio a Ragusa, oppure nel tentare di risolvere un quesito che va avanti da secoli si potrebbe pensare a Galeote, infatti nel passato molta confusione è stata fatta nel tentativo di assegnare un sito ad Ibla Galeote, ed il tentativo fatto finora dagli storici non è stato dei più fortunati. Al di la dell’appellativo, una serie di elementi rafforza l’ipotesi che Pantalica sia stata una delle Ible sicule.

Pantalica – Necrpoli nord

Racconta Tucidite [2]  che un contingente di coloni megaresi avrebbe fondato per concessione di Iblone re siculo di Ibla una propria città, cui dettero il nome della madre patria Megara e l’appellativo di Iblea per ricordare il dono della terra fatto dal re, lo stesso Tucidide fissa la cronologia al 729 a.C. Gli scavi archeologici finora non sembrano smentire Tucidide, infatti la maggior parte dei resti è databile dal VIII al V sec. a.C. Gli scavi su Megara e Pantalica sembrano dare ragione a Tucidide, infatti se a Megara i resti archeologici sono di tipo prevalentemente greco e non sembrano indicare un grosso insediamento antecedente al VIII secolo a.C., a Pantalica tutto sembra indicare il contrario, infatti il sito di Pantalica può essere considerato come uno dei più importanti insediamenti protostorici della Sicilia orientale. Dalla necropoli dell’abitato prendono nome due periodi della protostoria sicula, quella del bronzo finale di Pantalica Nord (XIII-XI ) a.C. e quella del ferro di Pantalica Sud (850-730 a.C), sono stati rinvenuti dei terrazzamenti eretti a sostenere un edificio monumentale sulla sommità della collina, che è stato definito sede del principe dell’abitato.

Palazzo del Principe

Sono state trovate oltre 5000 tombe che circondano l’abitato; quelle di nord e ovest sono del XIII, XII sec a.C., il gruppo di tombe a sud appartengono al 850-730 a.C, mentre altre sono del periodo intermedio(1000,850 a.C.).

Pantalica: Necropoli di Filipporto

Che vicino a Megara Iblea dei greci dovesse esistere un centro indigeno, potrebbe essere avvalorato dalla consuetudine non rara dei greci, di impiantarsi poco distante da un centro indigeno, mantenendo distinto il proprio territorio da quello rimasto in mano alle genti indigene. Ciò che sembra molto strano, è che l’abitato sembra scomparire in concomitanza con la fondazione di Megara Iblea e di Siracusa, cio’ farebbe supporre che gli abitanti abbiano subito la stessa sorte dei siculi cacciati dall’isola di Ortigia, spinti verso l’interno della Sicilia. Sono state trovate tracce che indicherebbero un minimo di frequentazione successiva all’arrivo dei greci, un piccolo santuario frequentato in epoca greca e romana, potrebbe essere il segno del proseguimento di un culto indigeno, sono state trovate anche tracce di frequentazione bizantina nell’edificio che si suppone sia stato del principe dell’abitato siculo.

Pantalica: Villaggio bizantino

Il Culto di Ibla

Le ipotesi sul perchè esistevano più Ible in Sicilia sono tante e purtroppo rimangono tali. Il Solarino [3] fa intendere che nel periodo dei Sicani e dei Siculi, dovevano esistere molti santuari dediti al culto della dea Ibla e che su alcuni di essi si concentrarono in seguito dei centri abitati. In realtà bisogna dire che purtroppo non ci sono notizie certe sul culto di una divinità di nome Ibla. (si veda a tal proposito la scheda “Il Culto di Ibla

ibla

Moneta di Ibla

Il Di Blasi [4], citando lo storico Pausania, scrive che in Ibla Galeote vi era un tempio dedicato alla dea Ibla e che la dea era venerata da una corporazione di sacerdoti, indovini e esperti nell’interpretare i sogni. Tali sacerdoti erano denominati “Galeoti“. Si hanno invece notizie di varie località o città con un nome simile, una località irlandese abitata dai Celti era chiamata Ibla o Iblana, ed una Ebla molto famosa esisteva in Siria prima ancora che in Sicilia si potesse parlare di Sicani e di Siculi. L’antica città siriana è stata riportata alla luce nel 1968 ad opera dell’archeologo Paolo Matthiae. I primi insediamenti nell’Ebla siriana vengono fatti risalire al 3000/3500 a.C. e verso il 2600 a.C. Ebla aveva un grande ruolo politico e commerciale nella zona, diventando potentissima. Fu distrutta una prima volta verso il  2300/2200 a.C., e dopo una fase di ricrescita, fu nuovamente distrutta nel 1600 a.C.. In seguito all’ultima distruzione, la città venne abbandonata quasi completamente, perdendo nell’arco di qualche secolo anche i suoi abitanti.

Ebla – Siria

E’ probabile che tra i popoli che vennero nelle nostre zone nel II millennio a.C., vi fossero dei gruppi provenienti dalla potente Ebla. E’ anche ipotizzabile che alcuni di questi gruppi, una volta arrivati a destinazione, abbiano in qualche modo voluto mantenere un ricordo della potente patria, niente di strano quindi, che questo ricordo si sia poi tramutato nel culto di una divinità o in alcune città con lo stesso nome dell’antica patria poi trasformato in Ibla.

[1] Raffaele Solarino: La Contea Di Modica vol. 1 pag. 96

[2]Tucidide lib VI.3

[3] Raffaele Solarino: La Contea Di Modica vol. 1 pag. 77

[4] Giovanni E. Di-Blasi: Storia del regno di Sicilia. vol I. pag. 62

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Storia di Sicilia  di Ignazio Caloggero

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