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Storia di Sicilia
2 I Primi Popoli: 2.1 Origini e Leggenda

2.1.1 La Sicilia e le regioni del Mediterraneo Orientale 

La Sicilia, a causa della sua posizione strategica e al commercio dell’ossidiana che interessò in modo particolare le isole Eolie, ebbe significativi contatti con le regioni del mediterraneo orientale già  a partire dal neolitico. I contatti con il mondo egeo-anatolico continuarono con l’inizio dell’età dei metalli e si intensificarono con l’età del bronzo, quando la ricerca dei metalli faceva sì che la Sicilia funzionasse da stazione lungo quella che veniva considerata la via dello stagno [1].

 Una presenza proveniente dall’Egeo doveva esistere in Sicilia nell’età del bronzo quando in Grecia fioriva ancora la civiltà minoica. Il tipo di presenza doveva essere prevalentemente del tipo commerciale, quindi con superficiali e non duraturi contatti con le popolazioni indigene, anche se i ritrovamenti avvenuti a S. Angelo di Muxaro e a Thapsos, farebbero supporre che in alcuni casi esistesse una qualche forma stabile di permanenza.

L’isola di Creta vide alla luce la prima importante civiltà europea, e cioè la civiltà minoica, che raggiunse il suo culmine verso il XVI sec. a.C.. Creta fu al centro di un’intensa attività commerciale e marinara, questo portò probabilmente i Cretesi ad avere rapporti commerciali, anche se forse non duraturi, con le popolazioni indigene della Sicilia . I cretesi erano maestri nella costruzione di vasi, conoscendo sin dai tempi più antichi della civiltà minoica, l’uso del tornio. Vasi cretesi si trovano in tutto il mediterraneo ed in Egitto.

Verso il 2500 a.C, dalle zone del Danubio scendono in Grecia popolazioni Indoeuropee tra cui gli achei che venuti a contatto con la cultura minoica ne assorbono le caratteristiche. La cultura che ne viene fuori, prende il nome dalla città di Micene, loro roccaforte, e verrà chiamata cultura micenea.

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Maschera d’oro detta di Agamennone dalle tombe reali di Micene, 1600 a.C. Atene

Il movimento migratorio degli achei non fu immediato ma durò circa un millennio, dando luogo ad una lenta ma inesorabile sostituzione di una stirpe con un’altra, (così come avvenne per l’altro popolo di indoeuropei, gli Italici stanziatisi nella penisola italiana). I nuovi venuti diffusero in Grecia una lingua indoeuropea, quella che divenne poi il greco miceneo. Verso il 1450 a.C., gli achei estesero il loro dominio su creta distruggendo ciò che restava della civiltà minoica.

Il massimo splendore della civiltà micenea va dal 1600 al 1150 a.C., dal 1400 al 1200, si ha una grande espansione di questa civiltà nelle regioni del mediterraneo, espansione che tocca anche la Sicilia, come dimostrano le innumerevoli scoperte archeologiche.

Verso il 1150 a.C., un’ulteriore invasione di popoli indoeuropei, quella dei dori, pose fine alla civiltà micenea, ciò si traduce in una riduzione della presenza micenea nel mediterraneo, cosa che aprirà le porte alla presenza commerciale nel mediterraneo dell’elemento fenicio.

 L’influenza minoica-micenea è riscontrabile in molte zone della Sicilia, ceramica micenea è stata trovata un pò ovunque. Tale influenza non si limitò all’importazione di materiale miceneo ma anche alla produzione di oggetti di artigianato locale e soprattutto nel tipo di sepolture, come abbiamo visto nel capitolo precedente. A Thapsos, è stato trovato parecchio materiale del periodo miceneo (miceneo III A e miceneo III B)[2] non solo, ma oltre ad un’influenza micenea riscontrabile sulle tombe a grotticella indigene, è stato individuato un abitato in pietra che è stato ritenuto[3] il più esteso e importante della media e tarda età del bronzo (XIII-XII sec a.C.) non solo della Sicilia, ma di tutta l’area del mediterraneo occidentale e che fà pensare ad una presenza quasi stabile, di elementi micenei nel luogo.

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Tazza d’oro da Vafiò 1600 a.C. Atene Museo Nazionale

 

Ceramica micenea è stata trovata in diversi luoghi nel catanese, nel siracusano, nella zona dell’agrigentino e anche nelle isole Eolie dove sono state trovate ceramiche risalenti addirittura al tardo minoico (XVI sec a.C.) e quindi tra le più antiche trovate in occidente[4].

Sono molti i casi di ritrovamenti che dimostrano come la cultura indigena sia stata in qualche modo influenzata da quella egea. Basti ricordare come è’ stata riscontrata una certa analogia nelle forme e nella decorazione tra le ceramiche della cultura di Capo Graziano e quelle tipiche delle facies Medio Elladiche di Olimpia (prima  metà del II millennio a.C..)[5]. Anche la ceramica dipinta del periodo castelluciano denota influenze egee con le imitazioni della forma della cosiddetta “tazza di Vafiò”, ampiamente diffusa in età protomicenea, così come a Thapsos, anche a Castelluccio è riscontabile l’influenza micenea nei portali delle tombe indigene in cui è presente il  motivo miceneo  della doppia spirale.

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Brocchetta del Miceneo III A dalla necropoli di Thapsos. Siracusa Museo Archeologico Regionale

Sicilia e le regioni del Mediterraneo Orientale

Anforetta Micenea, Cannatello – Agrigento

Una brocchetta rinvenuta a Pantalica Nord, inizialmente ritenuta di fabbricazione locale fu in seguito  considerata di produzione micenea [6].

 Verso il bronzo recente (XII sec. a.C.) la Sicilia nord-orientale e le isole Eolie vedono ridotta l’influenza micenea a favore di correnti culturali provenienti dall’Italia meridionale, probabilmente a causa dell’arrivo nell’isola degli Ausoni dei Morgeti e dei Siculi. E’ probabile che le vie commerciali dei metalli si spostassero verso il sud dell’isola, infatti l’influenza egea si fa sentire in modo più marcato sulle coste meridionali della Sicilia, in particolare sulle zone della Sicilia centro meridionale, soprattutto a S. Angelo di Muxaro, identificato da alcuni con l’antica Camico, legata alla leggenda di Cocalo e Minosse. A Sant’Angelo di Muxaro, oltre ad alcune tombe somiglianti alle ‘tholoì cretesi-micenesi, furono trovate le quattro coppe d’oro decorate con sei bovini in cui le teste di toro sono di tipo cretese.

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S. Angelo di Muxaro: Coppa d’oro

Se a questo si aggiunge il fatto che sempre nell’agrigentino nell’insediamento castelluciano di Monte Grande è stata ritrovata ceramiche egea risalente al XVI sec. a.C. e che nel complesso i ritrovamenti nello stesso territorio testimoniano contatti non marginali ne episodici con il modo egeo a partire dal XVI sec e sino al XII secolo, viene quindi rafforzata l’ipotesi che la leggenda di Cocalo e Minosse possa rispecchiare una intensa frequentazione con il mondo egeo molti secoli prima del periodo cosiddetto coloniale (VIII sec. a.C).  A tal proposito potrebbe essere significativo il fatto che il nome di Cocalo comparirebbe su tavolette in lineare B trovate a Pilo nel Peloponneso [7].

Verso l’XI sec. a.C. si assiste ad un ulteriore riduzione dei contatti con l’egeo. L’influenza micenea si fa sentire non tanto come importazioni quanto come produzioni locali ispirate all’area egea. La potenza degli achei, infatti è ridotta a causa delle incursione dei dori. Nel mediterraneo  si affaccia un nuovo popolo di commercianti, i Fenici.

[1] Jaques Heurgon: Il mediterraneo occidentale – Dalla Preistoria a Roma arcaica

[2]La cronologia della ceramica micenea comprende tre periodi, di cui il terzo e’ quello che interessa principalmente l’Italia meridionale si suddivide in Miceneo III A (1425-1300), Miceneo III B (1300-1230) e Miceneo III C (1230-1025).

[3] Jaques Heurgon: Il mediterraneo occidentale – Dalla Preistoria a Roma arcaica

[4] (23.88)

[5] In APARKAI:Nuove ricerche e studi sulla Magna Grecia e la Sicilia antica in onore di Paolo Enrico Arias p.23

[6] In APARKAI:Nuove ricerche e studi sulla Magna Grecia e la Sicilia antica in onore di Paolo Enrico Arias p.31

[7]Sabatino Moscati: La Civilta’ Mediterranea.

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Sicilia e le regioni del Mediterraneo Orientale

Storia di Sicilia  di Ignazio Caloggero


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