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Storia di Sicilia
2 I Primi Popoli: 2.4 Gli Elimi

L’area occidentale della Sicilia fu interessata oltre che dalla presenza fenicia e sicana, anche da quella degli Elimi; per quanto riguarda l’origine di questo popolo, esistono due versioni distinte:

Secondo Dionigi d’Alicarnasso [1], gli Elimi giunsero in Sicilia, provenienti dall’Italia continentale da dove erano stati cacciati dagli Enotri tre generazioni prima della guerra di Troia.

Questa ipotesi verrebbe suffragata dal fatto che la lingua elima è, da alcuni, considerata una lingua italica [2], inoltre ricordiamo come lo storico Ettore Pais affermi che i Liguri occuparono le zone occidentali della Sicilia, il Pais fa notare infatti la somiglianza dei nomi delle   località in cui si insediarono gli elimi con alcune località ligure: Eryx (Erice) Entella e Segesta, con quelli di Eryx (Lerici) nel golfo di La Spezia, Segesta (Sestri), e nel vicino fiume Entella citato dal poeta Dante [3].

Tucidide [4] li ritiene invece Troiani sfuggiti alla distruzione della loro città a cui si sarebbero aggiunti più tardi dei Focesi provenienti da Focea una città greca dell’Asia Minore. Gli Elimi e i Focesi si unirono ad un gruppo di sicani formando così un ‘ethnos’ politicamente distinto dalle limitrofe genti sicane. Segesta, Erice ed Entella furono i centri principali abitati dagli elimi.

Rocca di Entella

Una delle tante versioni della leggenda relativa alla fondazione di queste città può cosi essere riassunta:(44.188)(14.40.I)

In seguito a discordie avvenute tra il re di Troia, Laomedonte, e un suo magnate, un certo Fenodamante, il re fece arrestare e uccidere Fenodamante e tutti i suoi discendenti maschi, e esitando a fare uccidere anche le sue tre figlie, decise di consegnarle a dei mercanti con l’obbligo di portarle in terre lontane. Le fanciulle sfuggite alla morte grazie alla dea Afrodite, furono portate in Sicilia, quì al loro arrivo eressero un tempio alla dea loro protettrice, una di queste si unì con il dio fiume Crimiso, trasformatosi nell’occasione in un cane.  Da questa unione nacque un figlio di nome Egesto (o Aceste). In seguito Egesto unitamente ad Elimo figlio bastardo di Anchise, e fratello di Enea imbarcati sopra tre navi, con alcuni Troiani fuggitivi, furono accolti dai sicani, che consideravano Egesto paesano, e rispettavano per le sue gesta Elimo principe troiano. I Sicani, non solo accolsero il gruppo in casa propria, ma gli donarono parte dei loro terreni. Il gruppo così costituito fu quindi detto degli Elimi dal nome del principe Troiano.

Un’altra tradizione vuole che il nome della città di Segesta derivi dalla Ninfa Egesta che aveva dato ospitalità ai troiani. Un ulteriori interpretazione del mito potrebbe essere quella di considerare Egesta una delle figlie di Fenodamante che si unì poi con Crimiso prima citato

 

Didramma proveniente da Segesta. Da un lato si vede un cane dall’altro una figura femminile riconducibile alla ninfa Segesta.

 

La versione dell’origine troiana degli elimi data  da Tucidide è stata da alcuni vista come conseguenza della propaganda ateniese verso le popolazioni sicane quando verso il V secolo a.C. aveva mire espansionistiche verso la Sicilia. L’origine troiana degli elimi si ritrova anche nella tradizione letteraria romana, quando si parla dell’origine mitica  di Roma e dei suoi rapporti con Troia  attraverso la leggenda del viaggio di Enea prima del suo arrivo nel Lazio.

Dal racconto di Virgilio nell’Eneide si sà che la fondazione di Segesta fu ad opera di Aceste (Segesto) figlio di una donna troiana e del dio fluviale Crimiso.

Tempio di Segesta

I recenti scavi operati nell’area elima e soprattutto nel territorio di Egesta hanno fatto sì che prendesse vigore la teoria tucididea, infatti gran parte del materiale archeologico scoperto, per le forme e le decorazioni, indica un’impronta culturale proveniente dall’area dell’Egeo orientale. Sono stati trovati dei frammenti di ceramica con incisi caratteri dell’alfabeto greco, ma che si riferiscono ad una lingua non greca, ritenuta da qualcuno appartenente ad uno dei dialetti dell’Anatolia [5].

Gli Elimi ebbero strette relazioni con le cittadine della vicina area Fenicio-Punica, ciò è documentato dalle fonti classiche che fanno spesso riferimento ad una politica comune che accomunò le città elime con quelle fenicio-puniche e che le vide spesso uniti in lotte contro i greci di Sicilia.

I resti di Troia (o Ilio) si trovano in Asia Minore (odierna Turchia), ad una decina di chilometri dallo stretto dei Dardanelli, i suoi resti furono localizzati da Heinrich Schliemann seguendo in modo puntiglioso le indicazioni topografiche dell’Iliade del greco Omero. Gli scavi effettuati sul luogo indicano nove strati che individuano nove epoche distinte, lo strato più antico si riferisce alla Troia che fu costruita verso il 3000-2500 a.C. mentre quello più moderno si riferisce alla città romana costruita dopo l’85 a.C. (38.10.IV)

La Troia a cui si riferisce Tucidide, è probabilmente  quella appartenente al VII strato dove è stato individuato uno spesso strato di carbone databile verso il 1250 a.C. e che potrebbe riferirsi alla distruzione di Troia avvenuta ad opera degli Achei, l’epoca non si discosta in effetti poi molto da quella tradizionalmente tramandata che vuole che la fine della guerra che contrappose la città di Troia ad una coalizione di città greche (più precisamente acheo-micenee), sia avvenuta nel 1184 a.C. circa, grazie all’espediente attuato da Ulisse. Egli fece costruire un grande cavallo di legno in cui si nascosero i più forti guerrieri achei e ponendolo davanti alle mura di Troia, indusse i troiani a trasportarlo dentro la città, convinti che si trattasse di un dono riparatore, durante la notte invece gli achei uscirono dal cavallo aprendo le porte della città permettendo così che venisse conquistata e incendiata.

[1]  Filippo Coarelli: Guide Archeologiche – La Sicilia.

[2] Articolo a cura di Laura Biondi: http://lila.sns.it/mnamon/index.php?page=Scrittura&id=49

[3]  Ettore  Pais:Storia dell’Italia Antica

[4]  Tucidide VI.2

 

[5]  Vincenzo Tusa : Itinerari Archeologici- Sicilia occidentale.

 

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Storia di Sicilia  di Ignazio Caloggero

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