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Storia di Sicilia
2 I Primi Popoli: 2.7.3 Città di origine elima

Principali località di origine elima:

Mozia.

L’antica città di “Motia” è situata nell’attuale isoletta di S. Pantaleo poco a nord di Marsala, a circa 1600m. dalla costa. L’isola fu abitata sin dai tempi preistorici. I ritrovamenti archeologici fanno risalire l’arrivo dei fenici alla fine del VIII secolo a.C. ed è da supporre una certa fusione pacifica tra la popolazione locale ed i nuovi arrivati. Gli scavi hanno dato alla luce molti elementi appartenenti alla cultura fenicio e punica e  rivelano che Mozia ebbe un’importanza notevole sia dal punto di vista strategico che commerciale. Le testimonianze più antiche riguardano alcune tombe ad incinerazione della necropoli sulla parte a ovest dell’isola (VIII, VII secolo a.C.).  L’importanza assunta da questa città sarebbe confermata anche dal fatto che Mozia arrivò ad emettere anche monete  proprie[1]. Il luogo divenne ben presto un caposaldo punico di importanza vitale data la sua vicinanza al continente africano, e quindi un facile approdo per i rinforzi provenienti da Cartagine.

Città ben difesa, come dimostra il racconto dello storico Diodoro Siculo che narra l’assedio che portò alla distruzione della città nel 397 a.C. da parte di Dionisio (o Dionigi) di Siracusa, vennero infatti usati torri d’assedio alti sei piani.

La città dopo la distruzione non fu più ricostruita e gli abitanti superstiti costruirono la città di Lillibeo oggi Marsala. Dopo l’abbandono fu forse continuata ad essere usata l’area sacra del Tophet, cioè del luogo sacro (tipico dei popoli orientali), in cui avvenivano sacrifici umani ed in cui venivano sepolti le urne con le ceneri dei bambini. I bambini primogeniti  venivano uccisi, bruciati e messi nei vasi conficcati nel terreno. Sono stati individuati sette strati di deposizioni d’urne cinerarie contenenti i resti di sacrifici, di regola bambini, ma a volte sostituiti con animali. Annualmente, bambini appartenenti alle famiglie di comunità fenicio, venivano offerti per propiziarsi il favore del dio fenicio Baal, (il cui corrispondente latino era Saturno e quello greco Cronos).

Ci fu un periodo in cui forse a causa della somiglianza tra i nomi Motia e Motuca, si pensò che la Mozia fenicia dovesse essere identificata con l’attuale Modica in provincia di Ragusa, ma a parte la somiglianza del nome non risultano che ci siano elementi che proverebbero l’esistenza di un insediamento fenicio nella zona di Modica. Alcuni tra gli scrittori del passato, hanno avanzato l’ipotesi che le Motye erano più di una, e che una di queste si trovasse non lontano dal promontorio di capo Passero, la cosa sarebbe confermata dalla cartina del 1600.

Palermo.

L’esistenza della cultura fenicio-punica è documentata prevalentemente dalle necropoli e da alcuni vasi di chiara origine fenicia, in quando l’abitato giace sotto quello moderno. E’ possibile comunque far risalire la prima frequentazione fenicia alla fine del VII sec. a.C. 

Necropoli Punica a Palermo                         

Solunto.

Si è sempre pensato che la città doveva sorgere sul Monte Catalfano (a circa 16 km. a est di Palermo) dove nel XVI secolo furono individuati dei resti archeologici dal topografo e storico siciliano Fazello, ma mentre per Mozia e Palermo esiste una certa corrispondenza tra dati storici e ritrovamenti archeologici, cosi non è stato per Solunto, infatti i resti trovati sul sito indicati dal Fazello non sono anteriori al IV sec. a.C. È probabile che i resti di Monte Catalfano si riferiscano ad un secondo centro ricostruito dopo la distruzione del primo avvenuto ad opera di Siracusa nel 396 a.C.

Si è pensato per un certo tempo che il centro più antico fosse da identificare con la vicina località di Pizzo Cannita, dove sono stati trovati due sarcofagi di arte fenicio datati VI, V sec. a.C., ma in seguito la scoperta di tombe del VI sec. a.C nella pianura sottostante al Monte Catalfano, contenenti materiali sia fenicio sia greco, farebbe riprendere l’ipotesi che anche il centro più antico doveva essere molto vicino alla città del IV sec a.C. individuata dal Fazello.

Parco archeologico di Solunto

Lo storico siciliano Solarino [2] affermava che anche Camarina fosse di origine fenicia, basandosi più che su dati storici su argomentazioni filologiche. Ma i resti archeologici darebbero invece ragione a chi vuole che Camarina sia stata fondata dai greci nel 589 a.C.. Il fatto che siano state trovate oltre ad anfore greche anche delle anfore fenicie arcaiche (5.206), potrebbe solo voler significare che Camarina prendesse parte attiva ai processi di scambio del VI secolo a.C.

[1]              Diodoro XIV.50

[2]              Raffaele Solarino: La Contea Di Modica p.121

 

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Storia di Sicilia  di Ignazio Caloggero

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