Le Neviere di Buccheri

Vedi : Archivio Multimediale delle Neviere

Le prime neviere di Buccheri sono scavate nella roccia lavica, il cosiddetto “girminu”. Chiamate nel linguaggio popolare “grutti” o “rutti”, queste fosse, all‘inizio abbastanza piccole, servono per conservare la neve per usi ristretti, anche come rimedio medico, sono a pianta quadrate e hanno due aperture. Solo nel corso del ‘600 si passa alla costruzione delle neviere a cupola e di quelle a volta o “dammusu”; le prime scavate nella roccia con rivestimento interno di conci squadrati di pietra vulcanica, le seconde a pianta quadrata, con
pareti in muratura e con gli “ntacchi” della carrucola e della “statia”, ossia la statera per la pesa. In ogni caso la neviera ha una profondità di circa 15 metri ed è sempre circondata da un muro detto “zaccanu” che ne definisce i confini.

Nell‘anno 1645, divenendo la raccolta della neve abbastanza remunerativa, il feudatario d Buccheri si avvale del suo diritto di “privativa” sulla neve e quindi della sua raccolta e commercializzazione. Il bando che è promulgato prevede che il “secreto”, funzionario di nomina baronale alle sue dipendenze, dopo ogni nevicata, cingendo il “cingolo” d‘oro al collo, insegna del suo incarico, mediante l‘annuncio dei banditori per le pubbliche vie di Buccheri, ordini agli abitanti del luogo di riempire le “niviere” del signore. Il secreto, infatti, è alle dirette dipendenze del signore con lo scopo di controllare le rendite baronali a Buccheri, materia denominata “colta solita o ius quinterni” e di esigere i “data”, ossia le varie gabelle.
La figura del secreto con il tempo è sostituita dal governatore.  

L‘archivio della chiesa di S. Maria Maddalena a Buccheri contiene i registri contabili di vendita della neve nelle annate 1622-1662. Gli introiti dell‘anno 1662 sono pari ad onze 37,22 per la neve venduta nei comuni di Carlentini, Palazzolo Acreide, Palagonia, Chiaramente Gulfi e Monterosso Almo. Inoltre, le somme spese per il personale ed il trasporto sono pari ad onze 27. Gli introiti per la chiesa sono notevoli, 150 onze solo dalla vendita della neve. Da questa somma è detratta la spesa per gli operai, per la paglia che serve per separare gli
strati di neve e per il trasporto verso il luogo di destinazione. La vendita avviene a carichi con animali da soma sotto la guida di “bordonari”. Gli operai ricevono una paga che varia da 1,5 a 2 tarì il giorno per i raccoglitori, pari a 6 tarì per i tagliatori, ed un pranzo frugale a base di pesce. Normalmente il personale addetto al lavoro nella neviera è di circa 160 operai.

Alcune neviere nel corso del seicento divengono proprietà di chiese locali. Tale proprietà è acquisita grazie ad alcune donazioni fatte da privati del luogo nel corso del tempo. Nel 1677 proprio la chiesa di Santa Maria Maddalena a Buccheri possiede già “conserve” su tre neviere: due conserve di neve e terre donate da Lazzaro Viglia, una conserva costruita a spese della chiesa, denominata “la grutta”, a partire dal 1630 ed una conserva di neve alla contrada Moncibella, il cui introito doveva servire all‘acquisto della cera per l‘esposizione del SS. Sacramento ogni primo lunedì del mese 

In seguito ai danni riportati durante il terremoto che nel 1693 devasta molti centri della Sicilia orientale, oltre a case e chiese, si provvede anche alla riparazione di tutte le strutture produttive ed economiche del tempo. Le neviere sono tra queste, e, dato che assicurano elevati redditi a padroni e gabellati, sono riparate e ricostruite quasi completamente nel corso degli anni. Questo avviene in tutta l‘area dell‘altopiano ibleo, come dimostrato da alcune obbligazioni contratte presso il notaio Paolo Sangiorgi, la prima del 2 gennaio 1697 e la seconda del 23 aprile 1697.

Alla fine del ‘600, sia a Buccheri e sia nell‘intero comprensorio ibleo, cominciano a nascere delle società tra i proprietari di neviere e tra proprietari e gabelloti, per far fronte alle  continue richieste. In un raro documento del 15 marzo del 1697, ritrovato tra le carte del notaio Paolo Sangiorgi di Palazzolo Acreide, alcuni proprietari di neviere s‘impegnano a fornire la neve in società con altri, rispetto alle committenze ricevute, pena una multa d‘onze 50 per coloro che non si attengono a quanto stabilito.

Un documento del notaio Francesco Valesano del 4 settembre 1730 riporta le somme date a Michelangelo De Giacomo da don Antonio Catalano, secreto, per un valore di 1650,4 onze necessarie per la costruzione di una neviere in contrada “La Moncibella” del comune di Buccheri. Nel documento figurano tutte le indicazioni particolareggiate delle spese sostenute per ogni lavoro eseguito. 

Un documento riguardo ad una società tra proprietari di neviere si trova tra le carte del notaio Giovanni Battista Bonaiuto di Palazzolo Acreide, del 21 gennaio 1743.

Fin dagli inizi del secolo il Principe di Buccheri stabilisce il suo diritto di “privativa” sulla raccolta della neve, imponendo addirittura una penale di 5 onze contro i trasgressori. Nel 1761 la Principessa Marianna Alliata, feudataria di Villafranca e Buccheri, regola la raccolta della neve attraverso una lettera inviata al proprio secreto da Trecastagni, del18 novembre 1761. Gli Alliata sono in questo momento i veri “signori della neve” non solo a Buccheri, ma in tutta la Sicilia.

In quest‘anno tutte le neviere di Buccheri, e quindi anche la neviera di contrada Moncibella, sono gestite da una società di privati formata dai signori Corrado Alvaresi, Francesco Roccuzzi Di Paola, Carmine Musso, Giuseppe Aldaresi e Pietro Antonio Calafato. Il prezzo della neve “a bocca di neviera” per la vendita ai commercianti forestieri è di 18 grani per ogni “cantara” e 60 rotoli; l‘anno precedente, per lo stesso quantitativo, era pari a 1 tarì e 10 grani.

Chiunque ha una neviera in proprietà od in affitto ha diritto a raccogliere la neve nel proprio fondo ed in quelli vicini, in virtù d‘usi civici. Tale consuetudine cessa nel 1842, anno in cui il Principe, dopo trent‘anni dalla promulgazione della legge abolitiva della feudalità (acclamata dal parlamento siciliano nel 1812 ed entrata in vigore a Buccheri nel 1814), per compenso ed a liquidazione dei cinque principali usi civici tra cui quello di “salveria tempore magnae nivis” che gravano sul suo feudo, è costretto a cedere i 7/24 dei suoi beni
immobili, ossia circa 800 ettari di terra.

Dopo il 1860, con l‘unità del regno, molte neviere e particolarmente quelle gestite o di proprietà delle chiese, sono ora gestite dalla Congregazione di Carità, un ente che amministra le diverse opere pie del paese. La Congregazione dà in affitto le neviere per 4 anni. Molti contratti sono datati a partire dal 1873; successivamente il controllo delle neviere passa ai privati. 

Il consiglio comunale di Buccheri, il 2 aprile del 1882 disciplina la raccolta della neve nelle terre comunali; una delibera, infatti, traccia i confini di ciascuna neviera stabilendo, in tal modo, i limiti territoriali, dove poter raccogliere la neve, basati, fino a questo momento, su accordi taciti e non scritti. Ciò al fine di evitare liti e problemi fra i proprietari.

Durante la seconda guerra mondiale, l‘attività delle neviere chiude definitivamente. Le mutate condizioni climatiche non permettono più le abbondanti raccolte del passato e quindi, di conseguenza, le neviere sono sistematicamente abbandonate ed inutilizzate.

Fonte testo: Scheda Catalogo generale dei Beni Culturali

Sarebbe da chiarire quanto riportato nella scheda generale su indicata in relazione alle seguenti preesistenze (refuso o cosa)?:

  • piano seminterrato: nartece absidi di chiesa bizantina dell‘ VIII o IX secolo
  • piano seminterrato chiesa nartece: archi e tracce di arco della chiesa bizantina dell‘ VIII o IX secolo

 

 

 

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