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Il Culto di Demetra e Persefone in Sicilia

Il Culto di Demetra e Persefone in Sicilia

di Ignazio Caloggero

Estratto dalla scheda ” Culti Miti e Leggende dell’Antica Sicilia: Demetra e Persefone – Cerere e Libera” a cui si rimanda per i dettagli e i riferimenti bibliografici

Demetra

Il nome stesso di Demetra può essere collegato a quello di “Dea Madre” o “Terra Madre”. Demetra è la divinità della terra coltivata, protettrice dei campi e dell’agricoltura ed è conosciuta dai Romani con il nome di Cerere.

Pur assorbendo le caratteristiche della dea Gaia (la terra concepita come elemento universale), Demetra si distingue da quest’ultima poiché, in essa, gli aspetti mitici si intrecciano con quelli religiosi. Le sue leggende si sono diffuse principalmente in quelle zone del Mediterraneo in cui cresce il frumento, in particolare in Sicilia ed in Grecia 

La leggenda di Demetra è strettamente collegata a quella di Persefone, considerata sua figlia e conosciuta anche con i nomi di Core, Libera e  Proserpina.

Figlia di Crono e di Rea, ebbe, da un rapporto con il fratello Zeus (Giove), una figlia a cui diede il nome di Persefone. Di questa fanciulla si innamorò Plutone, il dio dei morti, che, ottenuto il consenso di Zeus, la rapì mentre raccoglieva fiori nelle campagne di Enna. Persefone ebbe solo il tempo di lanciare un grido che fu udito dalla madre, ma inutilmente, poiché, accorsa in aiuto alla figlia, non riuscì a trovarla perché Plutone l’aveva portata già nel sottosuolo, nel regno dei morti. Dopo il rapimento della figlia, Demetra impugnò una fiaccola accesa con le fiamme del vulcano Etna e la cercò ininterrottamente per nove giorni e nove notti, ma non riuscì a trovarla. Durante la ricerca, giunse in Eleusi, nella Grecia centrale, dove fu accolta dai genitori di Trittolemo, che le offrirono del vino che la dea rifiutò. Si fece però preparare una pozione chiamataCiceone, fatta di farina, acqua e mentuccia e che sarà usata come pozione per l’iniziazione nei misteri eleusini. Demetra, grata per l’ospitalità ricevuta, insegnò, a Trittolemo l’arte di coltivare la terra e lo mandò per il mondo a diffondere la coltura del grano. Il decimo giorno, il Dio Helios (il sole) le rivelò la verità e Demetra, irritata con Zeus per essere stato complice di Plutone, rifiutò di risalire sull’Olimpo, fino a quando non le sarebbe stata restituita la figlia. Mancando dall’Olimpo, Demetra non assolse più le sue funzioni di protettrice dei campi e la terra diventava sempre più sterile, quindi Zeus, che era il garante dell’armonia dell’universo, chiese a Plutone di restituire la figlia. Purtroppo ciò non era più possibile in quando Persefone, durante la sua permanenza nel regno dei morti, aveva infranto la regola che le imponeva il digiuno; spinta da Plutone, aveva, infatti, mangiato un chicco di melagrana  legandosi, in tal modo, definitivamente a lui. Si arrivò, comunque, ad un accordo, Persefone, per due terzi dell’anno avrebbe vissuto nel sottosuolo con Plutone e per un terzo nell’Olimpo con la madre. Ecco, quindi, che ogni anno, in primavera, Persefone fugge dal sottosuolo per ritornarvi in autunno.

E’ fin troppo chiara la relazione tra l’uscita di Persefone dal sottosuolo e i germogli di grano che in primavera escono dalla terra e  il suo ritorno negli inferi che corrisponde invece, con il periodo della semina in cui le sementi del grano vengono piantate sottoterra, consacrando l’inizio della stagione invernale.

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In Sicilia il culto di Demetra è stato riscontrato in varie località: Enna, Catania, Selinunte, Monte Adranone, Gela, Agrigento, Piazza Armerina, Morgantina, Camarina, Siracusa, Eloro, Adrano, Eolie, Etna (si veda la scheda per i dettagli) 

rocca di cerereRocca di Cerere

area dedicata a cerereEdicole nei pressi della rocca di Cerere dove probabilmente esisteva una area dedicata a Demetra e Cerere

Tracce del culto di Demetra sono individuabili in alcune feste religiose, di epoca cristiana.

L’antica abitudine, durante le Tesmoforie, di buttare della carne putrefatta di porco nei campi per favorire il raccolto, si rinveniva durante la festa di S. Giorgio a Ragusa dove, assieme al santo, venivano portati in processione due grossissimi pani che alla fine della festa venivano sminuzzati e distribuiti agli agricoltori affinché ognuno di essi buttasse il proprio pezzetto nei campi seminati, propiziando così un buon raccolto[25].

demtetra e san biagioResti del Temio di Demetra e chiesa di San Biagio

 Qualcosa di antico evocava pure la festa della Madonna della Lavina in Cerami, raccontata da Pitrè[26]e celebrata nei giorni 7 e 8 Settembre. La processione della Madonna era seguita da devoti che, a piedi scalzi, portavano in dono primizie dei campi, lepri, conigli ed altro ancora appesi ad una grande bandiera di lauro, insieme a fazzoletti colorati e immagini della Madonna. Essi venivano chiamati“i lauruati”, proprio a causa del ramo di lauro che usavano per portare i doni alla Madonna. Durante la notte poi, ogni famiglia, a prescindere dal ceto sociale d’appartenenza, andava in chiesa a mangiare la rituale salsiccia. In occasione di questa festa il consumo di maiale in onore della Madonna assumeva particolare importanza, come nell’antichità per Demetra. Questo è dimostrato dal fatto che veniva permessa la macellazione, in via del tutto eccezionale, dei maiali, pur essendo ancora nella stagione calda, e che, per autorizzazione pontificia, (chiesta dalle locali autorità ecclesiastiche), era permesso l’uso della carne di Venerdì, nel caso in cui  la festa cadeva in tale giorno.

santuario di demetra e koreSiracusa Piazza della Vittoria: resti del santuario di Demetra e Kore

Il luoghi di Demetra sono inseriti nella Carta Regionale dei Luoghi dell’Identità e della Memoria (area Luoghi degli dei e divinità minori) 

 Vi invitiamo ad approfondire gli argomenti trattati nella scheda inserita nella pubblicazione:

CULTI E MITI DELL’ANTICA SICILIA

 

demetraBusto di Demetra con fiaccola a croce e maialino. Da Herakleia, Santuario di Demetra, IV-III secolo a.C. Conservato al Museo archeologico nazionale di Policoro

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