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Gallo Italico (Parlata Alloglotta)

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nicosia-sanfratello.jpg
San Fratello, ME, Italia
Nicosia enna
Aidone
Sperlinga
Piazza Armerina
Novara di Sicilia
18 Via Milano San Fratello Sicilia 98075 IT

Gallo Italico (Parlata Alloglotta)

nicosia-sanfratelloI gallo-italici di Sicilia (o galloitalici di Sicilia) sono un’isola linguistica alloglotta all’interno della Sicilia centrale e orientale composta da dialetti in cui dominano caratteristiche, soprattutto fonetiche, tipiche dell’italiano settentrionale, appartenenti cioè alle parlate del gruppo linguistico gallo-italico, nel quale sono presenti un sostrato gallo-celtico e un superstrato germanico, diffuso in gran parte dell’Italia Settentrionale e storicamente appartenente alla macro-regione a sud delle Alpi che i Romani chiamarono Gallia cisalpina.

La formazione di queste isole linguistiche alloglotte in Sicilia risale al periodo normanno, in cui gli Altavilla favorirono un processo di latinizzazione della Sicilia incoraggiando una politica d’immigrazione di popolazione proveniente dalla Francia (normanni, provenzali e bretoni) e dell’Italia settentrionale (prevalentemente piemontesi e liguri) con la concessione di terre e privilegi.

La parlata di questi coloni provenienti dal nord Italia si è mantenuta a lungo in Sicilia, anche se le isole linguistiche createsi hanno cominciato a essere erose dall’impatto, prima, con i dialetti siciliani, e in tempi più recenti, con quello della televisione e della scuola dell’obbligo, prospettando il concreto pericolo di una scomparsa di questa antica e preziosa testimonianza storica e glottologica siciliana.

I luoghi inseriti nel R.E.I.S. – “Registro Eredità Immateriali della Sicilia” – Libro delle Espressioni – Parlata Alloglotta Gallo Italico – istituito dalla Regione Siciliana sono:

Nicosia, Sperlinga, Piazza Armerina e Aidone in provincia di Enna; San Fratello e Novara di Sicilia in provincia di Messina.

Altri luoghi in realtà, non inseriti nel REIS, sono interessati alla diffusione della parlata galloitalica tra questi per rimanere nella provincia di Messina:

  • Fondachelli Fantina
  • Francavilla di Sicilia
  • San Domenica Vittoria
  • Roccella Valdemone
  • San Piero Patti
  • Acquedolci

Inserimento scheda: Heritage Sicilia 

articolo dettagliato su link esterno Il dialetto Galloitalico (Studio sul Galloitalico a cura di Franca Ciantia)

Nota : Il popolamento delle schede della Banca dati Heritage, procede per fasi incrementali: catalogazione, georeferenziazione, inserimento informazioni e immagini. Il bene culturale in oggetto è stato catalogato, georeferenziato ed inserite le prime informazioni. Al fine di arricchirne i contenuti informativi sono graditi ulteriori contributi, se lo desiderate potete contribuire fornendo informazioni e/o immagini anche attraverso il gruppo facebook “Heritage Sicilia

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5 Schede tecniche elaborate da: Regione Sicilia – Dipartimento dei beni culturali e dell’identità siciliana – CRicd: Centro regionale per l’inventario, la catalogazione e la documentazione e filmoteca regionale siciliana

Scheda tecnica n. 13 (Nicosia)

Registro Eredità Immateriali

N. Prog.
13
Bene
Gallo Italico (Parlata Alloglotta)
Libro
REI – Libro delle espressioni
Data approvazione
25-01-2006
Categoria
Pratica espressiva
Provincia
Enna
Località
Nicosia (in dialetto Necoscia)
Comune
Nicosia
Denominazione locale
Nkoukkà
Notizie Cronologiche
Il dialetto gallo-italico di Nicosia, come gli altri dialetti siciliani che presentano la stessa radice, deve la sua origine alla dominazione normanna del 1060 d.C., quando il conte Ruggero iniziò il processo di conquista dell’Isola, liberandola dalla dominazione araba.
Conquistate le prime città isolane, i Normanni raggiunsero Troina e da lì si spostarono alla volta di Cerami, tentando di conquistare la roccaforte di Nicosia. Quest’ultima era dotata di una potente difesa, costituita dal castello e da altri avamposti che gli Arabi avevano collocato sul territorio. I Normanni dovettero così aspettare il 1064 per conquistare anche la città di Nicosia. La cittadina fu ripopolata da una colonia di Lombardi che introdussero nuove tradizioni, costumi, usanze e, in particolar, modo la loro lingua e il loro dialetto.
Ricorrenza
Data
 
Occasione
 
Funzione
 
Attori
 
Partecipanti
 
Descrizione
A Nicosia il galloitalico stretto o nkoukkà è molto vivo. Nel 1966 Giovanni Tropea, nella sua opera Effetti di simbiosi linguistica nelle parlate galloitaliche di Aidone, Nicosia e Novara di Sicilia, afferma che il dialetto galloitalico a Nicosia è “ancora abitualmente parlato dalla stragrande maggioranza della popolazione”, sottolineando come i parlanti mostrano un “fiero orgoglio municipale” nei confronti del siciliano e degli altri galloitalici.
Tra le parlate alloglotte gallo-italiche di Sicilia sono molte le differenze che intercorrono tra loro, principalmente nella fonetica. Cosa diversa nel caso del dialetto di Sperlinga e di Nicosia, in linea di massima molto simili.
Fonti storiche attestano che agli inizi del XVII secolo un raggruppamento della popolazione di Nicosia si trasferì a Sperlinga. Nei quartieri in cui il gruppo di nicosiani si inserì, la parlata si rafforzò maggiormente.  
Il dialetto gallo-italico di Nicosia, come quello di Piazza Armerina, Aidone, Sperlinga e San Fratello, viene definito alloglotto in quanto frutto di differenti influenze linguistiche.
Assume particolare rilievo storico la produzione letteraria che dall’Ottocento riguarda la città di Nicosia. Produzione letteraria che rimase fervida negli anni successivi.
Di seguito un componimento poetico in gallo-italico nicosiano di Sigismundo Castrogiovanni:
 
I sachettë d’ Mönda Löla
 
N’n ghjer’nö battisg’më e zzitagë
ch’ n’n s’ pr’s’ntava  Mönda a Lola.
Ierënö a San Cataödö o a Porta Bia
ma Mönda d’ s’gurö cö savia.
S’ pr’s’ntava tuta nzzöddarada
e davia trasö, s’tessë e mangè;
avuöghiö d’ mbuela, rasgiöneghjë
sa iëra ddà, ddà a davia rrëstè.
Guaë se ta na passada t-â scördavë
trasia a tutë bandë a dömandè;
e göscì, p’ n-â fërö nförriè
ögnö passada a fasgivë pigghjè.
Tastava tutë cösë e puöë söövava
ta na sachetta chëö ch’ ghj’ rëstava
mbiscandö  zzucarinë, past’ssecchë,
dörcë câ crema, mëndölë, cönfetë.
Bëvia, mangiava e ndava rëcampandö
chëö  ch’ pödia födderö tê sachëttë.
Së pigghiada chê bönë  s’ n’n ndava
ma chë sachëtte tutë mbarazzaë
e da chëddë carösgë ch’ sc?ntrava
ficcava a man e na cösa ghjâ dava
n’sciönö  zzucarinë möddiaë
câ crema mp’ccigada, na cönfeta,
quatrö  cöce d’ calia, m’stazzölë
ö mëndölë  nförnaë  passaë   câ crema;
e mancö  maö ch? i liguörë e ö vin
cô mbutö  tâ bötighia s-î böccava!
 
Le tasche di Sigismonda detta la Lola
 
Non c’erano battesimi o matrimoni
cui non si presentasse Monda detta la Lola.
Fossero a San Cataldo o a Porta Abbia
Ma Monda di sicuro lo sapeva.
Si presentava tutta sporca
E pretendeva di entrare, sedersi e mangiare;
avevi voglia di spingerla, ragionarci,
se era là, là doveva restare.
Guai se nel passare le vivande te la scordavi
Entrava dappertutto a chiedere;
e così, per non farla infuriare
ad ogni giro le si permetteva di prendere qualcosa.
Assaggiava ogni cosa poi conservava
In una tasca quello che le restava
Mischiando tarallucci, pasta frolla,
dolci con la crema, mandorle, confetti.
Beveva, mangiava e andava raccogliendo
Quello che poteva stivare nelle tasche.
Se la si prendeva con le buone se ne andava
Ma con le tasche stracolme
E a quei bambini che incontrava
Ficcava una mano e dava qualcosa.
Uscivano tarallucci mollicci
con la crema appiccicata, un confetto,
quattro ceci tostati, mostaccioli
o mandorle tostate avvolte di crema;
e meno male che i liquori ed il vino
se li metteva con l’imbuto in una bottiglia.
 
Bibliografia
De Gregorio, Giacomo. 1910. Studi glottologici italiani, Volume 5. Torino: Editore E. Loescher.
 
Beritelli La Via, Giuseppe. 1852. Notizie Storiche di Nicosia. Palermo: Stamperia di Giovanni Pedone.
 
Trovato, Salvatore. 1989. Progetto Galloitalici, Saggi e Materiali, Dipartimento di Scienze linguistiche filologiche letterarie medievali e moderne, Università di Catania.
 
Trovato Salvatore. 1997. Virescit vulnere virtus in Saggi di toponomastica nicosiana. Nicosia: Edizioni Valdemone.
 
Trovato, Salvatore. 2002. La Sicilia. Torino: UTET.
 
Tropea, Giovanni. 1966. Effetti di simbiosi linguistica nelle parlate galloitaliche di Aidone, Nicosia e Novara di Sicilia. Torino: Stamperia Editoriale Rattero.
Sitografia
Filmografia
 
Discografia
 
Note
Il poeta Sigismundo Castrogiovanni (n. 1933), noto come Mundo, è uno dei maggiori esponenti della poetica in gallo-italico nicosiano. Il poeta si è cimentato nella poesia, nella narrativa, nelle sacre rappresentazioni e nel teatro. Il poeta si ispira soprattutto alla vita della Nicosia dei tempi passati.
Autore Scheda
Francesca Maria Riccobene

Scheda tecnica n. 14 (Aidone)

N. Prog.
14
Bene
Gallo Italico (Parlata Alloglotta)
Libro
REI – Libro delle espressioni
Data approvazione
25-01-2006
Categoria
Pratica espressiva
Provincia
Enna
Località
Aidone (in daletto Aidungh o Dadungh)
Comune
Aidone
Denominazione locale
Vernacolo aidonese
Notizie Cronologiche
Il vernacolo di Aidone, unitamente al dialetto di Piazza Armerina, Nicosia, Sperlinga e San Fratello, viene denominato dagli esperti nel settore linguistico gallo-italico.
Questo dialetto si è mantenuto a lungo in Sicilia e si distinse dal siciliano per le caratteristiche fonetiche, morfologiche e lessicali. Tuttavia, tali caratteristiche hanno cominciato ad essere erose dall’impatto con i dialetti siciliani.
Le prime tracce della fondazione di Aidone da parte dei Lombardi si trova riportata nella Storia di Sicilia 1558 di Tommaso Fazello del 1574.
Lo storico, nel suo scritto, ipotizzò che la città venne fondata dai Normanni durante la conquista della Sicilia, alla fine dell’XI secolo. E’ proprio a questo episodio che si fa risalire l’origine del dialetto. 
Ricorrenza
Data
 
Occasione
 
Funzione
Attori
 
Partecipanti
 
Descrizione
Lo studioso Giovanni Tropea scrive che, ad Aidone, il dialetto gallo-italico, già alla fine dell’Ottocento, veniva utilizzato solamente in contesti domestici o rurali, ovvero dal ceto più basso e arretrato della popolazione. Nella cittadina si registrava una spiccata avversione nei confronti del dialetto gallo-italico. In particolare l’uso del vernacolo veniva osteggiato nei bambini, per un preciso pregiudizio sociale. La posizione isolata della città, nonché la vicinanza con Piazza Armerina, hanno favorito, tuttavia, la conservazione del dialetto che si è sempre più avvicinato al dialetto siciliano per la necessità di comunicare.
Si diffuse la presenza di un bilinguismo della comunità aidonese, la quale usa indistintamente due dialetti: il dialetto gallo-italico (la parlata ad a ccuscì) e il dialetto che si potrebbe definire dialetto galloitalico sicilianizzato (la parlata ađ a ccussì). Quest’ultimo dialetto (che è un misto di vocaboli, termini e suoni delle parlate siciliane dei paesi circostanti ed anche della lingua nazionale, adattati al sistema fonologico della propria parlata galloitalica) si è formato attraverso i secoli, poiché ci si accorse che l’utilizzo del gallo-italico puro costituiva un ostacolo per la comprensione parlata, soprattutto quando ci si poneva in dialogo con i forestieri, anche di altre comunità siciliane.
Una testimonianza scritta del vernacolo sono i versi di poeti aidonesi dell’inizio del Novecento, tra cui Antonino Ranfaldi di cui segue un componimento:
 
Sunett’ ca cuva
A ddinga ch-agn’ giurn’ us’ â v’rsùra
Nan eja com-a  cudda c’tatìna:
Tu l-àj-a p’rdunè sa sta matina
O mirt’ to s’ ncula cu russura.
Nan è, com’ a tuscana, gran s’gnura
Idda n-testa s’ ntruscia a mant’lina.
Nan vò ntras’r,  no, dâ to purtina,
O scianch’ a l-om’ vo r’stè  â v’rsura.
P’ fèr’la  rr’vè za sta via
Rann  à stait’ u b’sogn’ ch-à s’ntùit’:
O to  n’mich’, sa parra s’ gghj’ via!
Fasgiss’n’  ddasagn’  e fav’ cùit’,
E nan unsciass’n’… a testa!…Ngià s’ddìa!
Tutt’ s’ n-àn’  anè a zappè nt’  l-ùit’.
Ancura av’  a capì, 
Razza d’ scecch’  vigghj’?!
Annèv’n!  P’ vui  nan è u  Cuns’gghj’

Nan n’  fè  nf’l’nì, 
Fasgìn’  stu  faùr’,
Avanz’ cà v-avìa v’  fè cû scur’.
L-àva, nsumma  a f’nì?
D’  frà  v’  prii, fasgì’n’  sta car’tà:
I gint’  von’  agnungh’ a l’bartà.
 
Sonetto caudato
La lingua che ogni giorno uso in campagna
non è come quella cittadina:
tu la devi perdonare se questa questa mattina
al tuo merito si accosta con rossore.
Non è, come la toscana, una grande signora,
lei in testa si avvolge la mantellina.
non vuole entrare, no, dalla tua porta 
al fianco dell’uomo vuol restare in campagna. 
Per farla venire fin qua,
grande è stata il bisogno che ha sentito:
al tuo nemico, se parla gli si butta addosso!
Facessero pure lasagne e fave cotte
e non ci gonfiassero…la testa! Già infastidisce!
se ne devono andare tutti a zappare l’orto.
 
Ancora dovete capire,
razza di asini vecchi?!
Andatevene! il Consiglio non è per voi
Non ci fate arrabbiare,
fateci questo favore,
prima che ve la dobbiate fare la buio.
Insomma, la dovete finire!
Da fratello vi prego, fateci la carità:
le persone vogliono ognuno la libertà.
 
Bibliografia
Mazzola, Gioacchino.1913.  Storia di Aidone.  Catania: Ed.Niccolò Giannotta.
 
Falzello, Tommaso. 1574. Storia di Sicilia1558, nella traduzione di Remigio Fiorentino. Venezia.
 
Mililli, Gaetano. 2004. Poesie e proverbi nella parlata galloitalica di Aidone con brevi e parziali nozioni di grammatica e note esplicative. Barrafranca: Bonfirraro Editore.
 
Roccella, Remiglio. 1970. Vocabolario della lingua parlata in Piazza Armerina. Bologna: Forni editore.
 
Toso, Fiorenzo. 2008. Le minoranze linguistiche in Italia. Bologna: Il Mulino.
 
Trovato, Salvatore.1989. Progetto Galloitalici, Saggi e Materiali, Dipartimento di Scienze linguistiche filologiche letterarie medievali e moderne, Università di Catania.
 
Trovato, Salvatore. 2002. La Sicilia. Torino: UTET.
 
Tropea, Giovanni. 1966. Effetti di simbiosi linguistica nelle parlate galloitaliche di Aidone, Nicosia e Novara di Sicilia, Torino: Stamperia Editoriale Rattero.
Sitografia
Filmografia
 
Discografia
 
Note
Antonino Ranfaldi, nato in Aidone nel 1868 e morto a Piazza Armerina nel 1945, fu medico, letterato e autore di poesie e testi teatrali.
Autore Scheda
Francesca Maria Riccobene

Scheda tecnica n. 15 (Sperlinga)

Registro Eredità Immateriali

N. Prog.
15
Bene
Gallo Italico (Parlata Alloglotta)
Libro
REI – Libro delle espressioni
Data approvazione
25-01-2006
Categoria
Pratica espressiva
Provincia
Enna
Località
Sperlinga (in dialetto Sperrënga)
Comune
Sperlinga
Denominazione locale
 
Notizie Cronologiche
Attualmente sono almeno otto i centri della Sicilia  da intendersi come luoghi detentori dell’eredità immateriale del dialetto galloitalico. In questi centri, accanto alla lingua nazionale e al dialetto siciliano, si adoperano varietà alloglotte e/o allogene risalenti alla colonizzazione “lombarda” dell’XI e XII secolo, indicate anche con il nome di “isole” lombarde o galloitaliche.
Tra queste si annovera la città di Sperlinga.
Fonti storiche attestano come la città sia citata all’interno di un privilegio del Conte Ruggero del 1082. Documento, questo, che prova la presenza dei Lombardi nel suo territorio già dai primi anni della colonizzazione da parte delle popolazioni del Nord Italia.
Ricorrenza
Data
 
Occasione
 
Funzione
 
Attori
 
Partecipanti
 
Descrizione
Il dialetto di Sperlinga viene definito dallo studioso Giuseppe Trovato, nella sua opera I dialetti galloitalici della Sicilia: status attuale e progetti di ricerca, “molto simile a quello nicosiano, dal quale può considerarsi la variante rustica ma non quella arcaica”.  La differenza con quello nicosiano è vista come differenza di natura diastratica. Il dialetto di Sperlinga condivide molte caratteristiche con alcuni dialetti dell’Italia settentrionale soprattutto per l’indebolimento fonetico delle vocali finali.
Segue un componimento, in dialetto gallo-italico di Sperlinga, di Salvatore Lo Sauro:
 
GhjƏ sẹị
 
GhjƏ sẹị
ọ to cuorƏ batƏ già,
fọstƏ dƏsià
ma ọra to padrƏ sƏ nƏn’ da
e tƏ ddascià
cọ to mama scọnsƏlada
menzƏ a povƏrtà.
NƏn sa chjù comƏ campé
e dƏ tu
nƏn sa kẹọ ke fé.
Tu nƏn tƏ poị dƏfẹndƏ,
tu nn poị parrè
pƏ dighjẹ kƏ vuoị nascƏ,
ke nƏn tƏ  vuoị fémazzé.
Sẹị ‘nfighjƏ scarọgnà
e to mama kẹssƏ ọ sa,
ma ọ Signọre pƏrdọna
e na viaọtẹ nƏn vƏ bandọna.
ọ mọndƏ è dƏsgrazià
e tantƏ guaị dọna.
Ma tu d’aị essƏ zà
pƏrkẹ’ ọ to cuorƏ batƏ già.
 
Ci sei
 
Ci sei
Il tuo cuore batte già,
sei stato desiderato
ma ora tuo padre se n’è andato
e ti ha lasciato
con tua madre sconsolata
in mezzo alla povertà.
Non sai più come campare
e di te
non sa quel che fare.
Tu non ti puoi difendere,
tu non puoi parlare
per dirgli che vuoi nascere,
che non ti vuoi dare ammazzare.
Sei un figlio scarognato
e tua madre questo lo sa,
ma il Signore perdona
e non vi abbandona.
Il mondo è disgraziato
E tanti guai dona.
Ma tu devi essere qua
Perché il tuo cuore batte già.
 
Bibliografia
De Gregorio, Giacomo. 1910. Studi glottologici italiani, Volume 5. Torino: Editore E. Loescher.
 
Toso, Fiorenzo. 2008. Le minoranze linguistiche in Italia. Bologna: Il Mulino.
 
Trovato, Salvatore. 1989. Progetto Galloitalici, Saggi e Materiali, Dipartimento di Scienze linguistiche filologiche letterarie medievali e moderne, Università di Catania.
 
Trovato Salvatore. 1997. Virescit vulnere virtus in Saggi di toponomastica nicosiana. Nicosia: Edizioni Valdemone.
 
Trovato, Salvatore. 2002. La Sicilia. Torino: UTET.
 
Tropea, Giovanni. 1966. Effetti di simbiosi linguistica nelle parlate galloitaliche di Aidone, Nicosia e Novara di Sicilia. Torino: Stamperia Editoriale Rattero.
Sitografia
Filmografia
 
Discografia
 
Note
 
Autore Scheda
Francesca Maria Riccobene

Scheda tecnica n. 16 (Piazza Armerina)

N. Prog.
16
Bene
Gallo Italico (Parlata Alloglotta)
Libro
REI – Libro delle espressioni
Data approvazione
25-01-2006
Categoria
Pratica espressiva
Provincia
Enna
Località
contrada o localizzazione non coincidente con comune
Comune
Piazza Armerina
Denominazione locale
Vernacolo piazzese o ciaccés ‘ncauccà
Notizie Cronologiche
Il galloitalico, isola linguistica alloglotta all’interno della Sicilia centrale e orientale, presenta caratteristiche fonetiche tipiche dell’italiano settentrionale.
La presenza del galloitalico può essere spiegato attraverso le fonti storiche, trovando in esse una giustificazione razionale e logica.
La formazione di queste isole linguistiche si colloca tra l’XI e il XIII secolo, durante il periodo normanno, quando gli Altavilla promossero una politica d’immigrazione delle popolazioni stanziate nel nord Italia, che ripopolarono i territori della Sicilia centrale e orientale.
La presenza dei Lombardi in Sicilia, tuttavia, è attestata già all’anno Mille quando un manipolo di mercenari , al seguito del bizantino Giorgio Maniace, combatté contro i Saraceni in quel tempo ancora padroni dell’isola.
 
La fondazione della cittadina di Piazza Armerina si colloca in questo periodo storico. Il conte Ruggero I d’Altavilla, per esigenze prettamente militari, fece occupare da un distaccamento lombardo le alture degli Erei e da quegli insediamenti sorsero due comunità lombarde: Aidonis e Platia.
La città di Piazza Armerina, eletta nobilissimum Lombardorum oppidum, divenne capitale delle colonie lombarde in Sicilia nonostante la forte presenza islamica nel suo territorio.
La difficoltà nel delineare un quadro dettagliato sull’evoluzione storico-letteraria dell’idioma lombardo-siculo di Piazza Armerina è concatenato all’ipotesi che essa si diffuse di pari passo con la congenita parlata siciliana. Affermazione, questa, che trova giustificazione sul fatto che i  Normanni, una volta conquistata la Sicilia e  ivi stanziatisi, avrebbero potuto imporre la loro cultura e quindi la loro lingua, ma,  rimasti affascinati dall’eredità degli Arabi, per l’alto grado di civiltà da loro raggiunto, favorirono lo sviluppo di quei valori diffusi grazie alla dominazione araba.
Ricorrenza
Data
 
Occasione
 
Funzione
 
Attori
 
Partecipanti
 
Descrizione
Piazza Armerina è uno dei centri caratterizzati dalla presenza di un dialetto gallo-italico. Oltre ad essa si ricorda Nicosia, Sperlinga, Aidone in provincia di Enna e altri centri nel territorio messinese.
Il repertorio verbale di Piazza Armerina è costituito, oltre che dal gallo-italico, anche dal siciliano e dalla lingua nazionale. Fonti letterarie attestano che già nell’Ottocento a Piazza Armerina si registrò un uso marginale del gallo-italico, riservandolo solo all’ambiente familiare e rurale. Nei quartieri più vecchi e popolari restò comunque una lingua di uso ordinario. Gli abitanti concepivano il loro linguaggio come arcaico e incomprensibile ai forestieri che li definivano “i francisi“, ovvero “i francesi”.
Il galloitalico di Piazza Armerina, come per le altre isole linguistiche sorelle di Sicilia, affinò le sue caratteristiche nell’ambito locale senza mantenere contatti con gli altri dialetti gallo-italici.
Diversi sono i fattori che ne minarono costantemente la sopravvivenza. Tra i Piazzesi si diffuse la consapevolezza di uno stato di inferiorità psicologica, che generò nella popolazione una crisi di rigetto della loro cultura cercando nel modello siciliano una soluzione alternativa. Per le forti resistenze non avvenne un assorbimento della parlata gallo-italica, ma la sua graduale accettazione ne determinò un curioso fenomeno: la creazione di un ibrido idiomatico delle due culture.
A Piazza Armerina, infatti, nello stesso ambiente coesistono ben due distinti tipi di espressione locale, una sorta di bilinguismo:
U ciaccès ‘ncauccà (il piazzese vernacolare)
U chiazzìs c’ttadìnu (il piazzese dialettale).
Attualmente la forma vernacolare viene usata in funzione ludica e poetica.
Tra le composizioni poetiche dell’inizio del Novecento meritano nota quelle dei poeti piazzesi C. Scibona e R. Roccella. Di quest’ultimo segue un componimento in versi:
 
U Sciuri e a farfalla
 
O farfalédda mia – d’sgéva ‘n sciuri –
p’rchì m basgi, scappi e t’ n’ vai?
P’rchì tu t’ n’ ridi du me amuri,
e voli, voli, e non t stanchi mai?
Ié ‘n ‘mpàum d terra ‘ncainà,
e tu d tutta l’aria sì a R’gina;
ié sign com a ‘n om cunnannà
guardànn l’ömbra mia sera e mattina!
Ma tu d ‘sciuri ‘n sciuri vai vulànn
e au m’schìngh d’ mi non pensi ciù;
tu com i vidi, a tutti i vai basgiànn,
e a mi sempr m ddasci ‘mp’natu!
Spuntànn ‘n cielu l’àuba torni a mi,
e ié m sent tutt a cunsulé;
m basgi arréra, ma m buff’ni,
p’rchì dop ‘n m’nù torni a vulé.
S’u Patatérn m dasgéva i mài,
ié t’avéss a ‘ncagghiér nu mi pett,
e allöra non s’ntéss ciù i me guai,
non m s’ntéss u cör tant strétt.
O s’ p’ scàng m fasgéva l’ali,
t’avéss a s’cuté fina ni stéddi,
vulàss ‘nsèmu a ti, p’ tali e quali
com vòl’nu ‘nzému i turturéddi!
 
( Da Nuove Poesie in vernacolo piazzese)
 
Il fiore e la farfalla
 
O farfallina mia – diceva il fiore –
Perché mi baci, scappi e te ne vai?
Perché te ne ridi del mio amore,
e voli, voli, e non ti stanchi mai?
Io, in un palmo di terra incatenato
E tu di tutta l’aria sei Regina;
io sono come un uomo condannato
guardando l’ombra mia sera e mattina!
Ma tu di fiore in fiore vai volando
e a me meschino no, non pensi più;
tu, appena li vedi, tutti vai baciando,
e mi lasci sempre in pena!
Appena in cielo spunta l’alba torni da me,
e io mi sento consolare tutto;
mi baci ancora, ma mi prendi in giro,
perché dopo un minuto torni a volare.
Se il Padreterno m’avesse dato le mani,
io ti avrei serrato al mio petto,
e allora non sentire più i miei guai,
non sentirei tanto stringermi il cuore.
O se invece mi avesse fatto le ali,
ti seguirei fino alle stelle,
volerei insieme a te, allo stesso modo
di come volano insieme le tortorelle!
 
Bibliografia
Fonti, Gioacchino. 1983. Grammatica dell’idioma galloitalico parlato in Piazza Armerina. Caltagirone: Ed-If.
 
Masuzzo, Gaetano. 2008. Cronologia civile ed ecclesiastica di Piazza e dintorni – Palazzi, chiese, conventi, ordini religiosi, confraternite, alberi genealogici, uomini illustri e avvenimenti memorabili di una delle più belle cittadine del centro Sicilia. Assoro: Edizioni NovaGraf.
 
Roccella, Remiglio. 1970. Vocabolario della lingua parlata in Piazza Armerina. Bologna: Forni editore.
 
Scibona, Carmelo.1935. U Cardubu. Milano: Officine Tipografiche Gilardoni.
 
Toso, Fiorenzo. 2008. Le minoranze linguistiche in Italia. Bologna: Il Mulino.
 
Trovato, Salvatore.1989. Progetto Galloitalici, Saggi e Materiali, Dipartimento di Scienze linguistiche filologiche letterarie medievali e moderne, Università di Catania.
 
Trovato, Salvatore. 2002. La Sicilia. Torino: UTET.
 
Villari, Litterio. 1964. Da Ibla Erea a Piazza Armerina. Roma.
 
Villari Litterio. 1973. Storia della Città di Piazza Armerina. Piacenza: La Tribuna.
Sitografia
Filmografia
 
Discografia
 
Note
Secondo gli studi di W. A. Strewart, il galloitalico di Sicilia è definibile come vernacolo (vernacular), in quanto si presenta come un idioma nativo. A prova di ciò è la quasi totale mancanza di dizionari e grammatiche. Per il dialetto piazzese esistono alcuni testi come il Vocabolario della lingua parlata di R. Roccella o la Grammatica dell’idioma galloitalico parlato in Piazza Armerina di G. Fonti, utili per i materiali raccolti, ma di certo poco rigorosi nell’apparato teorico-metodologico e lontani dai requisiti scientifici richiesti.
 
Il cavaliere notaro Remiglio Roccella nacque a Piazza Armerina il 07 Maggio 1826, morendovi nel 1915. Uomo dalla grande cultura e dai molteplici interessi, mostrava una spiccata sensibilità poetica apprezzando il valore della cultura gallo-italica. Considerato il padre del vernacolo piazzese, i suoi scritti (in prosa e in versi) possono essere considerati i primi esempi codificati nella lingua lombardo-sicula parlata in Piazza Armerina. 
Di Remigio Roccella è il Vocabolario della lingua parlata in Piazza Armerina, edito nel 1875 a Caltagirone. Tale volume è rilevante sia per l’anno di pubblicazione che per l’importante studio filologico condotto sul vernacolo piazzese. L’opera racchiude anche espressioni tipiche e antichi detti popolari. Oggi il testo può essere considerato un prezioso glossario per il contenuto di espressioni ormai in disuso o che vanno scomparendo.
Autore Scheda
Francesca Maria Riccobene

Scheda tecnica n. 17 (San Fratello)

N. Prog. 17
Bene: Gallo Italico (Parlata Alloglotta)
Libro: REI – Libro delle espressioni
Data approvazione: 25-01-2006</
nicosia-sanfratello.jpg 3 years ago
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