Verificato
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Tortorici, ME, Italia
22 Via Zappulla Tortorici Sicilia 98078 IT

Festa del Bimartire San Sebastiano

 https://youtu.be/pJOxN2DaDLs
 
Il culto di S. Sebastiano è fortemente radicato, nella documentazione storica, a partire dal 1600 il Glorioso Bimartire S. Sebastiano è Patrono Principale e Protettore della Vittoriosa Città di Tortorici, la sua cappella era nella Chiesa di S. Maria de Platea, mentre la confraternita aveva sede nell’oratorio di S. Sebastiano sito nel quartiere Spirito Santo.
Il culto e la festa del Santo, tranne poche variabili, sono segnati da una continuità storica nella liturgia, almeno negli ultimi quattrocento anni. Le epoche che hanno determinato radicali cambiamenti, non hanno sostanzialmente modificato il rito, segno evidente che le motivazioni del culto sono radicate e sedimentate nei sentimenti religiosi del popolo.
Ogni fedele si riconosce nel Santo Protettore al quale si chiede la « Grazia » un miracolo; il voto lega il fedele al Santo per tutta la vita: « nudi » S. Sebastiano diventa un voto perpetuo.
La lunga festa in onore di S. Sebastiano inizia il primo Gennaio con il suono della campana e l’esposizione del Santo alla Città.
 

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Scheda tecnica elaborata da: Regione Sicilia – Dipartimento dei beni culturali e dell’identità siciliana – CRicd: Centro regionale per l’inventario, la catalogazione e la documentazione e filmoteca regionale siciliana

N. Prog. 104
Bene: Festa del Bimartire San Sebastiano
Libro: REI – Libro delle celebrazioni
Data approvazione: 21-03-2008
Categoria: Festa patronale
Provincia: Messina
 
Comune: Tortorici
Denominazione locale: Sammastianu
Notizie Cronologiche
San Sebastiano è uno tra Santi più conosciuti, venerati ed amati di tutta la Sicilia. La diffusione del suo culto fa seguito al flagello causato dalla peste in Sicilia che fu annientata grazie all’intervento taumaturgico del Santo. A Palermo, infatti, dopo il 1575, per ringraziamento il Senato stabilì che in onore del Santo si celebrasse una solenne festa durante la quale la statua di San Sebastiano e quella di San Rocco si incontravano, portati entrambi in processione da gruppi di fedeli presso i quattro canti di città: in questo incrocio le due statue solevano incontrarsi e si inchinarsi in forma di saluto.
Il culto del Santo è molto diffuso anche nella provincia di Siracusa, a partire dal paese di Melilli, soprattutto a seguito del terremoto del 1693: alla fine del mese di aprile ogni anno, una solenne manifestazione in onore del Santo è celebrata dall’arrivo degli “ignudi“, ovvero i pellegrini devoti, che arrivavano a piedi da tutta la Sicilia, indossando soltanto una foglia di fico, identificandosi simbolicamente con Adamo, l’iniziatore del genere umano.
Altri importanti e solenni festeggiamenti in onore del Santo si hanno ancor oggi a Francofonte, Palazzolo Acreide, Acireale, Avola, Buscemi, Barcellona, Cerami, Ferla, Gaggi Graniti, Limina, Maniace, Mistretta, Mongiuffi Melia e soprattutto a Tortorici. Qui si svolge una delle feste più lunghe ed articolate di Sicilia, con festeggiamenti che si sviluppano nell’arco di circa venti giorni, dal 10 gennaio fino alla fine del mese.
Le origini della festa a Tortorici risalgono al miracoloso ritrovamento delle reliquie di San Sebastiano e della campana della chiesa di Santa Maria durante l’alluvione che investì il paese nel 1682 (u diluviu): un impetuoso torrente di fango si riversò per le vie del paese ma solo due pellegrini provenienti da Roma con le reliquie di San Sebastiano e la campana furono trattenuti da una forza misteriosa nei pressi del torrente Calagni e dal quel momento il Santo fu proclamato “Patrono di Tortorici”.
Ricorrenza: Annuale
Data: 20 Gennaio
Occasione: Festeggiamenti in onore di San Sebastiano a Tortorici
Funzione: Patronale, devozionale e propiziatoria
Attori: Autorità civili (il Sindaco) e religiose (vescovo e parroco), i mazzieri (portatori delle chiavi della città), i “nuri” (fedeli che hanno fatto voto) portatori della vara del Santo, le confraternite, le donne vestite di bianco che precedono il simulacro.
Partecipanti: Comunità locale dei fedeli, turisti
Descrizione
La lunga festa in onore di San Sebastiano inizia il 10 gennaio con il suono della campana e l’esposizione del Santo alla Città. L’evento rappresenta un concentrato di pratiche rituali, tradizioni e manifestazioni di religiosità popolare: preghiere, fuochi evocativi e purificatori, processioni, spari di mortaretti, creazione di spazi sacri delimitati da alberi magici, processioni di alberi di alloro e di biancospino, devoti che per voto si vestono di bianco e conducono il Santo a piedi nudi, anche attraverso le acque gelide del tutte vie del paese, fino a tarda sera; devoti che al suono della fanfara fanno correre il Santo; devoti che durante il percorso mangiano e bevono vino per affrontare il freddo e la fatica. Durante questo periodo di festa, si svolge anche la benedizione e la distribuzione di pani, “panitti i Sammastianu”; si svolge la funzione del Perdono, “u pirdunu”, quasi a scusarsi per gli eccessi commessi nei giorni di festa, con la distribuzione ai fedeli di frammenti di cotone considerati reliquie del Santo. Si rievocano episodi storici, “a fuiutina da vara”, il tentativo di trafugamento della vara da parte di una comunità devota a San Sebastiano, forse proprio quella di Melilli.
Il programma dei festeggiamenti prevede diverse fasi principali distribuite in più giorni: apre la “festa d’a bura”, che consiste in una la fiaccolata notturna per le vie del paese, durante la quale i fedeli portando fasci accesi di infiorescenze di ampelodesmo, pianta sacra ai defunti, che vengono distribuiti a tutti i presenti sul portale della Chiesa della Matrice. La processione, accompagnata dal suono di un tamburo, rievoca la ricerca ed il ritrovamento, da parte dei Cristiani, del corpo ancora in vita del Santo, dopo aver patito il supplizio delle frecce. Alla fiaccolata partecipano sia gli anziani del paese, che per voto ogni anno portano le fiaccole, sia i giovani, che a fine percorso saltano e sfidano un grande falò purificatore, che viene acceso ed alimentato dai resti dei fasci portati in processione e raccolti sul sagrato della chiesa. Ancor oggi, gli anziani di Tortorici, uomini e donne, per voto conducono una fiaccola in processione.
La domenica precedente la Festa, in mattinata, al rientro dalla processione di Sant’Antonio Abate, i devoti danno inizio alla Sfilata dell’Alloro lungo le vie della città fino alla Chiesa di Santa Maria Assunta, dove portano l’alloro o l’agrifoglio creando così un improvvisato bosco magico. L’alloro rievoca il bosco sacro ad Adone dove San Sebastiano, legato nudo ad un albero, è stato bersagliato dalle frecce dei feroci arcieri della Mauritania.
La festa cade sempre il 20 gennaio e i devoti che hanno un voto da sciogliere, vanno “nudi” al Santo e in segno penitenziale vestono di bianco con camicia e pantalone, un fazzoletto piegato a mo’ di triangolo al cinto e a piedi nudi. Le donne, a piedi nudi, indossano camice e gonne bianche, il fazzoletto copre la testa e precedono e seguono, nella processione o nella questua, il Santo.
Il rito religioso si celebra nella Chiesa di Santa Maria Assunta, con la partecipazione delle autorità locali, preceduti dai mazzieri che si recano in Chiesa consegnando, in segno di omaggio al Santo, le chiavi della città. A mezzogiorno inizia la Processione per le vie della Città che viene aperta da tre chierichetti vestiti con tunica bianca e rossa conducendo una Croce astile; segue il parroco, la “vara” sostenuta da minimo sedici potatori, e tutti gli altri uomini, membri dei “nuri”, vestiti di bianco, a piedi scalzi, circa un centinaio. Li seguono le donne ed i bambini tutti vestiti di bianco. La banda musicale attende il corteo fuori dalla Chiesa e lo precede per i primi tratti della processione. Segue disordinatamente tutto il corteo di fedeli. Al suono della Campana e al grido “grazie San Bastiano, grazie!” si avvia il lungo corteo. L’artistica “Vara” è portata solo dai “nuri”, in segno di privilegio e obbligo penitenziale. Durante il lungo percorso i portatori della vara alternano passi a balli, provocando la danza del fercolo in mezzo alla folla. Per tale motivo il ricambio dei portatori avviene di continuo, in quanto la loro funzione risulta particolarmente faticosa dato il peso dell’intero fercolo. La prima tappa della Processione è nel Fiume Calagni dove i devoti fanno sostare la vara invocando la grazia. Dopo la sosta inizia la “questua”, ovvero l’offerta e il Santo viene portato per le vie della città rientrando nella Chiesa di San Nicolò dove permane fino all’ottava.
La festa in onore del Santo patrono viene ripetuta nella domenica più vicina al 9 maggio.
Bibliografia
Buttitta, Ignazio. 1992. Feste dell’alloro in Sicilia, Palermo: Fondazione Ignazio Buttitta.
 
Costa, Orazio. 1989. Feste popolari nel messinese, Messina: Archivio Librario Falcone.
 
Falcone, Nino. 1977. Feste religiose dei Nebrodi, Marina di Patti (ME): Edizioni Pungitopo.
 
Franchina, Sebastiano. 1982. Tortorici – Tradizioni popolari, Milazzo: Edizioni Spes.
 
Pitrè, Giuseppe. 1881. Spettacoli e feste popolari siciliane, Palermo: Pedone-Lauriel.
 
Pitrè, Giuseppe. 1886. Alberi e piante negli usi e nelle credenze popolari siciliane, Palermo: Archivio per lo Studio delle Tradizioni Popolari, v. V, pp. 119-128 e 165-196.
 
Pitrè, Giuseppe. 1889. Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, Palermo: Pedone-Lauriel.
 
Pitrè, Giuseppe. 1900, Feste patronali in Sicilia, Torino-Palermo Clausen.
Filmografia
Festeggiamenti in onore di San Sebastiano a Tortorici.
Il documento video cinematografico in DVD sulla festa di San Sebastiano (87 SBCA ME//0002)
Discografia
 
Note
Questa festa, era detta anche la festa del regalo, poiché i devoti al Santo facevano doni ai membri della deputazione della festa pro San Sebastiano, che si costituiva ogni anno, e che raccoglieva enormi somme di denaro.
Autore Scheda: Chiara Dell’Utri
 

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