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Ficodindia dell’Etna

 

Tipologia: DOP – Ortofrutticoli e cereali

Zona di produzione: Provincia di Catania

Riconoscimento: Reg. CE n. 1491 del 25.08.03 – GUCE L 214 del 26.08.03 – 

Disciplinare: Scarica il disciplinare

SCHEDA PRODOTTO

Il Ficodindia dell’Etna DOP designa il frutto allo stato fresco ottenuto dalla specie Opuntìa Ficus-Indica L. Miller nelle tre varietà Sanguigna, Sulfàrina e Muscaredda.

Metodo di produzione

Molto resistente al caldo ed alla siccità, la pianta da ficodindia si riproduce usando le pale di circa due anni di età che si interrano per i due terzi. I terreni più adeguati sono quelli di tessitura media o grossolana, opportunamente lavorati. Dopo la fioritura, tra fine maggio e la prima quindicina di giugno, si eliminano buona parte dei fiori o frutticini allegati (“scutulata” o “scozzolatura”). Le operazioni di raccolta si svolgono dalla seconda decade di agosto per i frutti di prima fioritura (Agostani o Latini) e da settembre a dicembre per i frutti di seconda fioritura (Scozzolati o Bastardoni). La raccolta è manuale con l’aiuto dei caratteristici “coppi”. I frutti vengono poi immagazzinati in locali asciutti e ventilati e sottoposti al processo di despinatura, che serve ad eliminare le numerose spine presenti sulla parte esterna dei frutti. Per questa operazione si esclude il trattamento in acqua calda mentre, attraverso un nastro trasportatore, vengono fatti arrivare ad una spazzolatrice dotata di rulli a setole speciali, in grado di eliminare completamente le spine senza danneggiare il frutto.

Aspetto e sapore

Il Ficodindia dell’Etna DOP presenta forma ovoidale, è ricoperto di spine ed ha una polpa succosa. Si distingue in tre varietà: Sanguigna, a polpa rossa, succosa dal gusto corposo; Sulfarina (o Nostrale), a polpa gialla, consistente e saporita; Muscaredda (o Sciannarina), a polpa bianca, dal sapore delicato. I frutti di prima fioritura (Agostani o Latini) hanno dimensioni più ridotte rispetto a quelli di seconda fioritura (Scozzolati o Bastardoni).

Zona di produzione

La zona di produzione del Ficodindia dell’Etna DOP ricade nel territorio dei comuni di Bronte, Adrano, Biancavilla, Santa Maria di Licodia, Ragalna, Camporotondo, Belpasso e Paternò, in provincia di Catania, nella regione Sicilia. Parte dell’area risulta all’interno del Parco Regionale dell’Etna.

Storia

L’origine storica dell’introduzione in Sicilia del Ficodindia dell’Etna DOP è controversa. Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia attribuisce l’origine del nome ad Opunte, città greca. Per molti sarebbe stato importato nel Mediterraneo da Cristoforo Colombo di ritorno dalle Americhe; per altri risalirebbe alla dominazione araba dell’isola (IX secolo). Il ficodindia si è comunque inserito perfettamente nel panorama botanico della Sicilia con caratteristiche qualitative di colore, serbevolezza e consistenza uniche nel versante sud occidentale etneo.

Gastronomia

Per garantire una buona conservabilità, è opportuno mantenere il prodotto in frigorifero o a temperature non superiori ai 6-8°C; in questi casi i frutti possono essere conservati fino a cinque settimane dalla raccolta. Il Ficodindia dell’Etna DOP viene generalmente consumato fresco: si tolgono le due estremità, si taglia la buccia per tutta la lunghezza, infine si tirano i lembi con le dita, aprendoli. Oltre che fresco, questo prodotto può essere utilizzato come ingrediente di dolci caratteristici siciliani e per la produzione di un liquore antichissimo, il Rosolio di Ficodindia dell’Etna DOP. Con la polpa dei frutti si preparano inoltre confetture, dolci, gelati, succhi, canditi. Le bucce, prima sbollentate, si possono friggere in pastella per rendere sfiziosi gli antipasti e i contorni.

Commercializzazione

Il prodotto è immesso in commercio come Ficodindia dell’Etna DOP, nelle varietà: Sanguigna, Sulfarina e Muscaredda, con eventuale indicazione in etichetta delle tipologie Agostani o Bastardoni. È commercializzato despinato in idonei imballaggi di cartone legno o plastica.

Nota distintiva

La produzione del Ficodindia dell’Etna DOP avviene mediante la particolare tecnica colturale della “scozzolatura”, che consiste nell’eliminazione dei primi fiori al fine di provocare una seconda fioritura che origina frutti più grandi e di qualità ancora più elevata.

Fonte Scheda: Banca Dati Qualigeo

Scopri altri aspetti della Banca Dati Patrimonio Enogastronomico siciliano 

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