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Luogo
Unnamed Road

Monte Pellegrino: Grotta del Caccamo

Numero Catastale Grotte siciliane: n. 98 

“La Grotta del Caccamo malgrado il nome è una cavità a sviluppo verticale che dispone, unica con la Grotta del Pidocchio, di un primo ambiente orizzontale. Tutte le altre cavità con ingresso sulla dorsale hanno sviluppo verticale: Grotta Bevilacqua di m 36, Zubbio sotto Santa Rosalia di m 31, Zubbietto delle batterie di m 10, Zubbietto dello Schiavo di m 19, Abisso della Pietra Selvaggia di m 170 di profondità, la Grotta del Pidocchio con minuscolo 
ambiente iniziale, sviluppo complesso di m 70, Zubbio di Pizzo di mezzo di m 20, Zubbietto di Gorgo Rosso di m 15. La Grotta del Caccamo ha uno sviluppo prevalentemente verticale, in una grande faglia che corre da Nord a Sud,
dando luogo alle più profonde ed interessanti cavità del monte: l’Abisso della Pietra Selvaggia e la Grotta del Pidocchio. La cavità ha prima uno sviluppo quasi pianeggiante di m 25, poi d’un tratto assume andamento verticale fino al fondo. 
In letteratura l’unico cenno della grotta è di Antonio De Gregorio: «…Vi sono due grotte a destra di chi sale (al Semaforo), in alto; una detta grotta dell’Occhio ove nulla ho trovato, una del Caccamo ove ho scoperto qualche
osso di cervo e una specie di rotella di creta di forma nuova, è rotondeggiante (diam. cm 3,2), spessa, piana lateralmente con un foro in mezzo ed attorno ad esso un foro circolare. Era forse per ornamento piuttosto che per
fusaiuola. Mi propongo praticarvi degli scavi…» (DE GREGORIO 1924, p. 13, fig. 13). L’acqua di stillicidio che scivola da una colonna si raccoglie, ormai da parecchi secoli, in una conca scavata in un grosso masso, questo perché il fondo e le pareti si presentano molto concrezionate; si presenta sempre colma, con una capacità di una decina di litri. L’interesse preistorico della grotta si percepisce appena varcato l’ingresso, anche se poi non appare nulla sul
piano di calpestio. Discesi nel pozzo e pervenuti su una cengia, alla profondità di circa m 40, dopo avere scavato il terriccio sono subito apparsi alcuni minuscoli frammenti, uno dei quali decorato in nero nello stile di Serraferlicchio. I reperti sono indubbiamente caduti dall’alto. Ho voluto, però, meglio rendermi conto personalmente, per essere poi in grado di tramandare dati certi a chi sarà interessato allo studio del Pellegrino.
Il 15 maggio del 1977, ottenuto dal soprintendente prof. Vincenzo Tusa l’autorizzazione, con i miei compagni d’esplorazione Vito Buffa e Roberto Cusimano abbiamo aperto quasi al centro del primo ambiente una trincea di circa m 1×1, adiacente la parete destra, per scongiurare smottamenti almeno da un lato. Abbiamo raggiunto la profondità di m 1,50 incontrando una serie di strati, quasi alluvionali, contenenti scarsi reperti dai nostri giorni all’Età Eneolitica. Gli strati alluvionali si spiegano per la forma dell’ingresso rispetto al pendio della montagna. Nei momenti di grandi piogge la grotta diventa un inghiottitoio. Lo scavo è stato sospeso, anche se il deposito continua, per il pericolo costante di frana delle pareti che andrebbero preventivamente puntellate. Prevedo che proseguendo lo scavo si possano trovare, anche, testimonianze di lunga abitazione, anche paleolitica. ” (Fonte testo: Giovanni Mannino: Monte Pellegrino nella Preistoria – Nuovi dati: in Notiziario Archeologico Soprintendenza di Palermo 24/2017

Documenti di approfondimento: Giovanni Mannino: Monte Pellegrino nella Preistoria – Nuovi dati: in Notiziario Archeologico Soprintendenza di Palermo 24/2017

scarica il documento: G_Mannino_Le_Grotte_di_Monte_Gallo_Notiz

COMUNICATO: Bene catalogato ma parzialmente geolocalizzato. Vi invitiamo a fornire il vostro contributo fornendoci informazioni utili  che ci permettano di geolocalizzare in modo puntuale il bene catalogato. Si veda anche “Patrimonio Culturale da Geolocalizzare

Inserimento scheda: Ignazio Caloggero

Foto: web

Contributi informativi: Ignazio Caloggero Web, 

Nota: Il popolamento delle schede della Banca dati Heritage, procede per fasi incrementali: catalogazione, georeferenziazione, inserimento informazioni e immagini. Il bene culturale in oggetto è stato catalogato, georeferenziato ed inserite le prime informazioni. Al fine di arricchirne i contenuti informativi sono graditi ulteriori contributi, se lo desiderate potete contribuire attraverso la nostra area “I Vostri Contributi

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