Voti, Commenti e Esperienze utente
Dai una valutazione (da 1 a 5)
0.000

Monte Chibbò 1

Centro indigeno ellenizzato con tracce di frequentazione dal VI al II sec. a. C. – Necropoli indigeno ellenizzata. (Fonte testo: Linee Guida del piano territoriale paesistico regionale)

 
Sul monte Chibbò, la cui vetta è denominata Pizzo del Re (m. 951), ebbe vita in età greca un centro indigeno fortificato. Il rilievo, che si sviluppa principalmente lungo i versanti settentrionale e meridionale, presenta sulla sommità un piccolo e stretto pianoro, orientato in senso EO, mentre un alto strapiombo roccioso che sovrasta la contrada Chibbò, lo delimita sul lato O. Sul versante meridionale il pendio è piuttosto deciso alla cui base si localizza il Vallone Fondo. Tale monte è facilmente accessibile da N e da S, mentre ad O la scarpata costituisce una difesa naturale. L’unico
accesso lungo questo lato è un ripido pensiero, a So del Pizzo del Re, adattato artificialmente. Un altro ingresso da O si trova lungo il filo di Chibbò e permette di accedere al pianoro situato alle pendici settentrionali del monte, già fuori dell’area dell’antico abitato: questa via sale dalla contrada Chibbò e doveva rappresentare il collegamento più importante, anche se non il più breve, tra il centro e quello vicino di Castellazzo di Marianopoli. L’esistenza di un centro abitato su Monte Chibbò venne segnalata da D. Adamesteanu in una breve nota, ma nessuna ricerca è stata fino ad ora intrapresa in questa località. Le ricognizioni effettuate sul sito hanno permesso di individuare alcuni elementi topografici dell’antico centro: a) localizzazione dei limiti dell’ara abitata, b) fortificazioni; c) necropoli SO; d) piccola area di sepolture a N; e) due aree di frammenti nei pressi dell’abitato. Fortificazioni: il muro di difesa chiudeva solamente la parte alta dell’abitato: la sommità del rilievo, delimitata dalla scarpata ad O e da mura sui restanti lati, costituiva dunque una piccola acropoli, da cui era possibile dominare tutto l’abitato e le vie di accesso. I tratti di 
muri attualmente visibili rivelano la tecnica di costruzione impiegata per adattarsi al terreno in pendio, che consiste nella creazione di un muro a secco per il paramento esterno e a monte un riempimento interno di pietrame e terra. La tecnica non differisce molto da quella utilizzata negli altri centri fortificati dell’area. In assenza di scavi è difficile fornire una datazione attendibile per la fortificazione: l’esempio di Terravecchia, dove le mura sono state attribuite al VI sec. a.C., offre un riferimento certamente utile, ma solo indicativo. Insediamento: si estendeva sui versanti settentrionale e meridionale. Tranne che nella piccola area pianeggiante sul vertice sud del monte, l’abitato aveva una disposizione a terrazze, comune alla maggioranza dei centri della Sicilia interna. Il lato settentrionale doveva essere quasi interamente occupato da costruzioni: infatti,
numerosi frammenti di solenes e kalypteres e di grandi recipienti affiorano dal terreno fin alla base del pendio. La presenza di alcune tombe lungo il costone occidentale, anche nella zona di pendio, induce ad ipotizzare che una stretta fascia occidentale del versante N fosse lasciata libera per le sepolture. Il tipo di abitazioni doveva essere molto semplice, i resti di muri ed alcune strutture nei pressi della cima, parzialmente scavate dai clandestini, documentano muretti a doppio paramento, con pietre a volte regolarizzate in faccia vista. Un diverso aspetto doveva offrire l’abitato sul versante meridionale, a causa della maggiore inclinazione del terreno: nella parte sud-occidentale, lungo il costone, l’abitato probabilmente proseguiva fino al passaggio verso valle. A S e a SE l’accentuato pendio favorisce lo scivolamento in basso dei materiali fittili e del pietrame impiegato per le costruzioni. Dove il terreno è meno ripido si conservano tracce di strutture con muri a secco del tipo già riscontrato sul versante settentrionale, in particolare a ridosso della scarpata occidentale, dove, sempre ad opera di clandestini, sono stati messi in luce alcuni muri, presumibilmente di abitazioni, che delimitano ambienti di forma quadrangolare. Tale versante è caratterizzato da numerosi tagli nel calcare con le abitazioni parzialmente incassate nella roccia. La copertura era con tetti a spioventi, come documentato dai frammenti di solenes e kalypteres. Accanto a vani di forma quadrangolare, esistono esempi di vani a pianta differente. In complesso il settore meridionale dell’abitato doveva avere un aspetto originale e vario. Necropoli: sono poi state portate alla luce tre tombe a camera scavate nella roccia, che fanno parte di un unico complesso rupestre, localizzato lungo il pendio roccioso a SE del rilievo probabilmente poco fuori dell’area abitata. Tale presenza rimane al momento isolata, mancando tracce di altre tombe nelle vicinanze. Unica accessibile è la tomba meridionale grazie ad uno scavo clandestino che ne ha messo in luce l’apertura. L’ambiente interno è quadrangolare con apertura rettangolare e presenta un incasso per la posa della lastra di chiusura, costituita da un blocco calcareo, conservatosi integro all’esterno della tomba, con risega sul bordo. La terza tomba a N, ha la volta quasi interamente franata, ma doveva avere dimensioni molto vicine alla prima. Né all’interno delle tombe né all’esterno è stato rinvenuto alcun frammento significativo. La loro datazione non dovrebbe scendere oltre la fine del VI sec. a.C.  
 
Età greca: VI – V sec. a.C.
 

Fonte testo: Relazione archeologica Elettrodotto a 380KV in doppia terna – Chiaramonte Gulfi – Ciminna ( https://va.minambiente.it/File/Documento/62560)

 altri documenti: https://va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/1016/1303?pagina=10

 
 

COMUNICATO: Bene catalogato ma parzialmente geolocalizzato. Vi invitiamo a fornire il vostro contributo fornendoci informazioni utili  che ci permettano di geolocalizzare il bene catalogato. Si veda anche “Patrimonio Culturale da Geolocalizzare

Documento di approfondimento: Himera Città Greca, guida alla storia e ai monumenti di Stefano Vassallo, Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali, Servizio Beni Archeologici_ Palermo 2005 : Scarica file: Himera_citta_greca_2005

Inserimento scheda: Ignazio Caloggero

Foto:  

Contributi informativi: Relazione archeologica Elettrodotto a 380KV in doppia terna – Chiaramonte Gulfi – Ciminna/ Ignazio Caloggero/ Web

Nota: Il popolamento delle schede della Banca dati Heritage, procede per fasi incrementali: catalogazione, georeferenziazione, inserimento informazioni e immagini. Il bene culturale in oggetto è stato catalogato, georeferenziato ed inserite le prime informazioni. Al fine di arricchirne i contenuti informativi sono graditi ulteriori contributi, se lo desiderate potete contribuire attraverso la nostra area “I Vostri Contributi

Nota esclusione responsabilità

 

Condividi/Share
Share
Informazioni sulla geolocalizzazione e sul tragitto per raggiungere il luogo
Visualizza il luogo con Street View (se presente). Pertinente solo se riferito a beni tangibili con indirizzo associato.
Luogo
Invia una comunicazione all'autore della pubblicazione

    Your Name (required)

    Your Email (required)

    Subject

    Your Message

    Condividi/Share
    Share
    Share