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Luogo
Sicilia

Luoghi del Mito di Tifeo – Tifone

I Giganti, illustrazione Gustave Dorè, Divina commedia, Inferno, canto XXXI

Il Mito di Tifeo (Tifone) è, per certi aspetti, simile a quello di Encelado.

Nella mitologia greca Tifone (Tifeo) è figlio di Gea (Madre terra) e Tartaro (personificazione degli inferi). Tifeo era un gigante, come lo era Encelado, uno dei Giganti che partecipò alla cosiddetta Gigantomachia,  in una delle tante lotte contro Zeus (Giove). Tifeo era la personificazione del vento del sud ed era il padre di tutti i venti più cruenti. Secondo il poeta Eschilo, Tifone fu confinato nell’Etna e fu motivo di eruzioni. Anche Esiodo, nella Teogonia, colloca il titano sotto il monte Etna.

Una altra versione del mito racconta la nascita di Tifeo in un altro modo, Gea, addolorata perché Zeus aveva distrutto i Giganti, calunniò Zeus presso la moglie Era e quest’ultima penso di rivolgersi a Crono (Saturno), la divinità preolimpica, padre di Zeus che ce l’aveva a morte (potremmo dire così) con il figlio, essendo stato da questi spodestato.  Crono, re dei Titani e della fertilità, pensò ad una sua particolare strategia, si masturbò, lasciando cadere il suo seme su due uova che diede a Era, dicendogli di sotterrarle in quanto avrebbero generato un demone capace di spodestare Zeus. Questo demone fu proprio Tifeo.

Tifone non aveva un gran bell’aspetto, anzi era, in quanto demone,  brutto, molto brutto: mezzo uomo e mezzo animale era più alto di tutte le montagne e, spesso, la sua testa urtava le stelle. Sputava fuoco dalla bocca e dagli occhi. Le gambe erano formate da draghi attorcigliati da cui fuoriuscivano centro serpenti. Quando Tifone salì sul Monte Olimpo, tutti gli dei, compreso Zeus, alla sua vista, fuggirono in Egitto trasformandosi in animali e dando vita al culto locale degli animali:

  • Zeus (Giove) si trasformò in ariete
  • Apollo in corvo
  • Dioniso (Libero) in capra
  • Artemide (Diana) in gatta
  • Era (Giunone) in vacca
  • Afrodite (Venere) in pesce
  • Ermes (Mercurio) in ibis

” E che Tifeo, figlio della Terra, giunse fin là, costringendo gli dei a celarsi sotto mentite spoglie: Guida del branco”, disse, “divenne Giove, per cui in Libia ancor oggi Ammone è raffigurato con corna ricurve; il dio di Delo si mutò in corvo, il figlio di Sèmele in capro, la sorella di Febo in gatta; in nivea vacca si celò la figlia di Saturno, Venere in pesce e nelle piume di un ibis Mercurio”[1].

Zeus fu richiamato all’ordine dalla figlia Atena (Minerva), dea della guerra ma anche della ragione, che gli ricordò che lui era il dio supremo dell’Olimpo e garante dell’armonia del mondo. Zeus, quindi, affrontò Tifeo ma fu da questo sconfitto e imprigionato in una grotta in Cilicia dopo avergli tagliato i tendini dei polsi e delle caviglie. Ermes e Pan ritrovarono i suoi tendini, lo liberarono e lo guarirono. Zeus riprese quindi la lotta contro Tifone e questa volta riuscì a vincere scagliandogli addosso la Sicilia. La tradizione popolare vuole che Tifone sostenga la Sicilia, infatti, il suo corpo è posizionato con la testa verso est, i piedi verso ovest e le due braccia tese perpendicolarmente al corpo lungo l’asse nord-sud: Tifone sorregge Messina con la mano destra, Pachino con la sinistra, Trapani gli sta poggiata sui piedi e il cono dell’Etna sta proprio sulla sua bocca, rivolta verso l’alto. Ogni volta che si infuria, Tifeo fa vomitare fuoco e lava dall’Etna e ad ogni suo tentativo di liberarsi dalla prigionia, la terra trema scatenando i terremoti.

Zeus scaglia il fulmine contro Tifone, hydria calcidese a figure nere, 550 AC, Staatliche Antikensammlungen – Monaco di Baviera (Fonte: Wikipedia).

“Immensa sulle membra di un gigante si distende l’isola di Trinacria: sotto il suo enorme peso tiene schiacciato Tifeo, che aveva osato aspirare alle sedi dei celesti.

Lui, è vero, si agita dibattendosi per rialzarsi, ma sopra la sua mano destra sta Peloro, vicino all’Ausonia, sopra la sinistra tu, PachinoLilibeo gli preme le gambe, sopra il capo gli grava l’Etna; e Tifeo riverso sul fondo dalla bocca inferocito erutta lava e vomita fiamme.

Spesso si sforza di rimuovere la crosta che l’opprime e di scrollarsi di dosso città e montagne: allora trema la terra e persino il re dei morti teme che il suolo si squarci, che una voragine ne riveli i segreti e che la luce irrompendo semini tra le ombre terrore e caos.”[2]

Il Mito nel Registro LIM della Regione Sicilia

La Regione Sicilia ha inserito il Mito di Tifeo – Tifone nel registro LIM (Luoghi dell’identità e della Memoria) – Luoghi degli dei e divinità minori.

Luoghi indicati nella LIM:

  • Vulcano Etna
  • Capo Passero (Pachino, prov. Siracusa)
  • Capo Peloro (Messina)
  • Capo Lillibeo (Marsala, prov. Trapani)

[1] Ovidio – Le Metamorfosi – Libro Quinto

[2] Ovidio – Le Metamorfosi – Libro Quinto

 

Premio Heritage Sicilia 2013 – da una idea di Ignazio Caloggero:

Inserimento scheda: Ignazio Caloggero

Foto: web

Contributi informativi:  Ignazio Caloggero, Regione Sicilia

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