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I luoghi del racconto letterario di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Bene inserito nel registro LIM della Regione Sicilia (I Luoghi del racconto letterario, cinematografico, televisivo)  – Settore “I Luoghi del racconto letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Questo l’elenco dei luoghi inseriti nel registro LIM:

Il Gattopardo:  

  •  Villa Salina/Villa Tomasi a San Lorenzo Colli, Villa Airoldi, Villa Ranchibile, C/da Terrerosse/Villa Trabia, Orti di Villafranca, Porta Maqueda, Quattro Canti di Campagna,
    Casa Professa, la Cala, Portico Chiesa S. Maria della Catena, Palazzo Ponteleone/Monteleone, Via Valverde, Absidi Chiesa San Domenico, Discesa dei Bambinai, Via Salina, Hotel Trinacria
    (Palermo);
  • Bisacquino (prov. Palermo);
  • Fattoria di Rampinzeri (Santa Ninfa-prov.Trapani );
  • Forra della Dragonara (prov. Agrigento);
  • Bivio Misilbesi (prov. Agrigento);
  • Chiesa della Madonna delle Grazie, Palazzo Salina/Filangeri-Cutò, Taverna di “zzu Minicu” (Santa Margherita Belice-prov. Agrigento);
  • Donnafugata (Santa Margherita del Belice-prov. Agrigento);
  • Monastero di Santo Spirito (Palma di Montechiaro-prov. Agrigento)

Scheda:

Il Gattopardo è un romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa che narra le trasformazioni avvenute nella vita e nella società in Sicilia durante il Risorgimento, dal momento del trapasso del regime borbonico alla transizione unitaria del Regno d’Italia, seguita alla spedizione dei Mille di Garibaldi. Dopo i rifiuti delle principali case editrici italiane (Mondadori, Einaudi, Longanesi), l’opera fu pubblicata postuma da Feltrinelli nel 1958, un anno dopo la morte dell’autore, vincendo il Premio Strega nel 1959,[1] e diventando uno dei best-seller del secondo dopoguerra; è considerato uno tra i più grandi romanzi di tutta la letteratura italiana e mondiale.

Il romanzo fu adattato nell’omonimo film del 1963, diretto da Luchino Visconti e interpretato da Burt Lancaster, Claudia Cardinale e Alain Delon.

 

Trama

Il racconto inizia con la recita del rosario in una delle sontuose sale del Palazzo Salina, dove il principe Fabrizio, il gattopardo, abita con la moglie Stella e i loro sette figli: è un signore distinto e affascinante, raffinato cultore di studi astronomici ma anche di pensieri più terreni e a carattere sensuale, nonché attento osservatore della progressiva e inesorabile decadenza del proprio ceto; infatti, con lo sbarco in Sicilia di Garibaldi e del suo esercito, va prendendo rapidamente piede un nuovo ceto, quello borghese, che il principe, dall’alto del proprio rango, guarda con malcelato disprezzo, in quanto prodotto deteriore dei nuovi tempi. L’intraprendente e amatissimo nipote Tancredi Falconeri non esita a cavalcare la nuova epoca in cerca del potere economico, combattendo tra le file dei garibaldini (e poi in quelle dell’esercito regolare del Re di Sardegna), cercando insieme di rassicurare il titubante zio sul fatto che il corso degli eventi si volgerà alla fine a vantaggio della loro classe; è poi legato da un sentimento, in realtà più intravisto che espresso compiutamente, per la raffinata cugina Concetta, profondamente innamorata di lui.

Il principe trascorre con tutta la famiglia le vacanze nella residenza estiva di Donnafugata; il nuovo sindaco del paese è don Calogero Sedara, un parvenu, ma intelligente e ambizioso, che cerca subito di entrare nelle simpatie degli aristocratici Salina, mercé la figlia Angelica, cui il passionale Tancredi non tarderà a soccombere; Angelica, non essendo una nobile non avrà immediatamente il consenso di don Fabrizio, ma grazie alla sua travolgente e incantevole bellezza riesce a convincere casa Salina e ad ottenere come sposo Tancredi. Inoltre Calogero Sedara, il padre di Angelica fornisce alla figlia nel contratto matrimoniale tutto quello che possiede.

Arriva il momento di votare l’annessione della Sicilia al Regno di Sardegna: a quanti, dubbiosi sul da farsi, gli chiedono un parere sul voto, il principe, suo malgrado, risponde in maniera affermativa; e, alla fine, il plebiscito per il sì, pur non esente da trucchi, sarà unanime. In seguito, giunge a palazzo Salina un funzionario piemontese, il cavaliere Chevalley di Monterzuolo, incaricato di offrire al principe la carica di senatore del Regno, che egli rifiuta garbatamente dichiarandosi un esponente del vecchio regime, ad esso legato da vincoli di decenza. Il principe condurrà da ora in poi vita appartata fino al giorno in cui verrà serenamente a mancare, circondato dalle cure dei familiari, in una stanza d’albergo a Palermo dopo il viaggio di ritorno da Caserta, dove si era recato per cure mediche. L’ultimo capitolo del romanzo, ambientato nel 1910, racconta la vita di Carolina, Concetta e Caterina, le figlie superstiti di don Fabrizio.

 

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