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Luogo
via monteleone, palermo, Palermo

I luoghi del racconto letterario di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: Palazzo Ponteleone (Monteleone)

 

Il sesto capitolodel Gattopardo è dedicato al  “Gran ballo” di Palazzo Ponteleone che descrive un momento storico in cui la mondanità palermitana era in gran fermento poiché “dopo la venuta dei Piemontesi, dopo il fattaccio di Aspromonte, fugati gli spettri di esproprio e di violenze, i nobili non si stancavano di incontrarsi, per congratularsi di esistere ancora”.

Palazzo Ponteleone non è altro che Palazzo Monteleone che,  al momento in cui fu girato il film, “il Gattopardo” di Luchino Visconti non esisteva per cui per le scene fu usato il  Palazzo Valguarnera Gangi di Palermo. 

Non è chiaro dove era il sito del Palazzo Monteleone, Secondo alcune antiche fonti il Palazzo Monteleone si trovava in Piazza San Domenico ad angolo con la via Roma, secondo altri invece si trovava in via Monteleone, dietro il palazzo delle poste

 

I siti fanno parte dei luoghi del racconto letterario di Giuseppe Tomasi di Lampedusa inseriti nel Registro della Regione Sicilia  LIM (I Luoghi del racconto letterario, cinematografico, televisivo)

Questo l’elenco dei luoghi inseriti nel registro LIM:

(Il Gattopardo) :

  • Palermo:
    • Villa Salina
    • Villa Tomasi a San Lorenzo Colli,
    • Villa Airoldi,
    • Villa Ranchibile,
    • C/da Terrerosse
    • Villa Trabia
    • Orti di Villafranca
    • Porta Maqueda
    • Quattro Canti di Campagna (Piazza Marchese di Regalmici),
    • Casa Professa,
    • la Cala,
    • Portico Chiesa S. Maria della Catena,
    • Palazzo Ponteleone/Monteleone,
    • Via Valverde,
    • Absidi Chiesa San Domenico,
    • Discesa dei Bambinai,
    • Via Salina,
    • Hotel Trinacria
  • Bisacquino (prov. Palermo);
  • Fattoria di Rampinzeri (Santa Ninfa-prov.Trapani );
  • Forra della Dragonara (prov. Agrigento);
  • Bivio Misilbesi (prov. Agrigento);
  • Santa Margherita del Belice-prov. Agrigento:
    • Chiesa della Madonna delle Grazie,
    • Palazzo Salina/Filangeri-Cutò,
    • Taverna di “zzu Minicu” 
    • Donnafugata ;
  • Monastero di Santo Spirito (Palma di Montechiaro-prov. Agrigento)

“”

All’ingresso dei sobborghi della città, a villa Airoldi, una pattuglia fermò la vettura. Voci pugliesi, voci napoletane intimarono l'”alt,” smisurate baionette balenarono sotto l’oнscillante luce di una lanterna; ma un sottufficiale riconobbe presto don Fabrizio che se ne stava con la tuba sulle ginocchia. “Scusate, Eccellenza, passate.” E anzi fece salire a cassetta un soldato perché non venisse disturbato dagli altri posti di blocco. Il coupé appesantito andò più lento, contornò villa Ranchibile, oltrepassò Terrerosse e gli orti di Villafranca, entro in città per Porta Maqueda. Al caffè Romeres ai Quattro Canti di Campagna gli ufficiali dei reparti di guardia scherzavano e sorbivano granite enormi. Ma fu il solo segno di vita della città: le strade erano deserte, risonanti solo del passo cadenzato delle ronde che andavano passando con le bandoliere bianche incrociate sul petto. Ai lati il basso continuo dei conventi, la Badia del Monte, le Stimmate, i Crociferi, i Teatini, pachidermici, neri come la pece, immersi in un sonno che rassomigliava al nulla.

“Fra due ore ripasserò a prendervi, Padre. Buone orazioni.” Ed il povero Pirrone bussò confuso alla porta del convento, mentre il coupé si allontanava per i vicoli. Lasciata la vettura al palazzo il Principe si diresse a piedi là dove era deciso ad andare. La strada era breve, ma il quartiere malfamato. Soldati in completo equipaggiamento, cosicché si capiva subito che si erano allontanati furtivamente dai reparti bivaccanti nelle piazze, uscivano con gli occhi smerigliati dalle casette basse sui cui gracili balconi una pianta di basilico spiegava la facilità con la quale
erano entrati. Giovinastri sinistri dai larghi calzoni litigavano nelle tonalità basse  dei siciliani arrabbiati. Da lontano giungeva il rumore di schioppettate sruggite a sentinelle nervose. Superata questa contrada la strada costeggiò la Cala: nel vecchio porto peschereccio le barche semiputride dondolavano, con l’aspetto desolato dei cani rognosi.

 

 

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