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Luogo
23 Piazza Fonderia

I luoghi del racconto letterario di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: La Cala

 

Il più antico porto di Palermo, usato sin dai temi dei Fenici

 

I siti fanno parte dei luoghi del racconto letterario di Giuseppe Tomasi di Lampedusa inseriti nel Registro della Regione Sicilia  LIM (I Luoghi del racconto letterario, cinematografico, televisivo)

Questo l’elenco dei luoghi inseriti nel registro LIM:

(Il Gattopardo) :

  • Palermo:
    • Villa Salina
    • Villa Tomasi a San Lorenzo Colli,
    • Villa Airoldi,
    • Villa Ranchibile,
    • C/da Terrerosse
    • Villa Trabia
    • Orti di Villafranca
    • Porta Maqueda
    • Quattro Canti di Campagna (Piazza Marchese di Regalmici),
    • Casa Professa,
    • la Cala,
    • Portico Chiesa S. Maria della Catena,
    • Palazzo Ponteleone/Monteleone,
    • Via Valverde,
    • Absidi Chiesa San Domenico,
    • Discesa dei Bambinai,
    • Via Salina,
    • Hotel Trinacria
  • Bisacquino (prov. Palermo);
  • Fattoria di Rampinzeri (Santa Ninfa-prov.Trapani );
  • Forra della Dragonara (prov. Agrigento);
  • Bivio Misilbesi (prov. Agrigento);
  • Santa Margherita del Belice-prov. Agrigento:
    • Chiesa della Madonna delle Grazie,
    • Palazzo Salina/Filangeri-Cutò,
    • Taverna di “zzu Minicu” 
    • Donnafugata ;
  • Monastero di Santo Spirito (Palma di Montechiaro-prov. Agrigento)

“”

All’ingresso dei sobborghi della città, a villa Airoldi, una pattuglia fermò la vettura. Voci pugliesi, voci napoletane intimarono l'”alt,” smisurate baionette balenarono sotto l’oнscillante luce di una lanterna; ma un sottufficiale riconobbe presto don Fabrizio che se ne stava con la tuba sulle ginocchia. “Scusate, Eccellenza, passate.” E anzi fece salire a cassetta un soldato perché non venisse disturbato dagli altri posti di blocco. Il coupé appesantito andò più lento, contornò villa Ranchibile, oltrepassò Terrerosse e gli orti di Villafranca, entro in città per Porta Maqueda. Al caffè Romeres ai Quattro Canti di Campagna gli ufficiali dei reparti di guardia scherzavano e sorbivano granite enormi. Ma fu il solo segno di vita della città: le strade erano deserte, risonanti solo del passo cadenzato delle ronde che andavano passando con le bandoliere bianche incrociate sul petto. Ai lati il basso continuo dei conventi, la Badia del Monte, le Stimmate, i Crociferi, i Teatini, pachidermici, neri come la pece, immersi in un sonno che rassomigliava al nulla.

“Fra due ore ripasserò a prendervi, Padre. Buone orazioni.” Ed il povero Pirrone bussò confuso alla porta del convento, mentre il coupé si allontanava per i vicoli. Lasciata la vettura al palazzo il Principe si diresse a piedi là dove era deciso ad andare. La strada era breve, ma il quartiere malfamato. Soldati in completo equipaggiamento, cosicché si capiva subito che si erano allontanati furtivamente dai reparti bivaccanti nelle piazze, uscivano con gli occhi smerigliati dalle casette basse sui cui gracili balconi una pianta di basilico spiegava la facilità con la quale
erano entrati. Giovinastri sinistri dai larghi calzoni litigavano nelle tonalità basse  dei siciliani arrabbiati. Da lontano giungeva il rumore di schioppettate sruggite a sentinelle nervose. Superata questa contrada la strada costeggiò la Cala: nel vecchio porto peschereccio le barche semiputride dondolavano, con l’aspetto desolato dei cani rognosi.

 

 

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