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I Luoghi del racconto letterario di Giovanni Verga: Mastro don Gesualdo

I Luoghi del racconto letterario di  Giovanni Verga  sono inseriti nella “Carta regionale dei Luoghi dell’Identità e della Memoria” (LIM) istituita dalla Regione Sicilia con il  D.A n. 8410 del 03/12/2009

Il settore di riferimento è quello relativo ai “luoghi del racconto letterario, cinematografico e filmico” .

I luoghi inseriti nella LIM: 

(Mastro don Gesualdo) Chiesa di S. Agata, Palazzo Ventimiglia-Trao, Palazzo Sganci, Palazzo Rubiera, Palazzo La Gurna, Casa di Mastro Don Gesualdo in via Santa Maria dei Greci (Vizzini prov. Catania)
• (Cavalleria Rusticana) Borgo della Cunziria, Osteria “Gnà Nunzia”, Casa di Alfio e Lola, Casa di Santuzza, Carretteria di Alfio, Piazza S.Teresa (Vizzini-prov. Catania)
(I Malavoglia) Casa del Nespolo (Acitrezza-prov. Catania)
• (Storia di una capinera) Monte Ilice (prov. Catania)
• (Rosso Malpelo) Rione Monserrato (Catania)
• (Le storie del castello di Trezza) Castello Normanno (Acicastello-prov. Catania)
• (Novella “Libertà”) Bronte (prov. Catania)

In relazione a  Matro don Gesualdo:

Mastro Don Gesualdo è il nome del protagonista del romanzo a cui Verga inizia a lavorare subito dopo la pubblicazione dei Malavoglia. Dopo una lunga elaborazione, Mastro Don Gesualdo viene pubblicato a puntate sulla rivista Nuova Antologia nel 1888 e in un unico volume dall’editore Treves nel 1889.

 

Come nei Malavoglia, il lettore è catapultato nella storia senza preavviso. Il romanzo, ambientato nel paese di Vizzini, in provincia di Catania, ha inizio con l’incendio nel palazzo dei Trao, una famiglia nobile ridotta in miseria costituita da tre fratelli, Don Diego e Don Ferdinando, vecchi e malandati, e la giovane Bianca. Durante l’incendio Bianca viene sorpresa in compagnia del cugino, il baronello Ninì Rubiera; la famiglia del giovane si oppone alle nozze riparatrici a causa delle pessime condizioni economiche dei Trao e Bianca. Per salvare l’onore, Bianca accetta di sposare Gesualdo Motta, un muratore (mastro) che lavorando duramente è riuscito ad arricchirsi; proprio a causa delle sue umili origini Gesualdo Motta viene chiamato ironicamente Mastro Don Gesualdo. Per questo matrimonio, utile a elevare la sua condizione sociale, Gesualdo abbandona Diodata, una povera trovatella che gli fa da serva e da cui ha avuto due figli. Ma le nozze si rivelano per lui un cattivo affare: la moglie Bianca e la figlia Isabella (che in realtà è figlia di Ninì Rubiera) non proveranno alcun affetto nei suoi confronti, i nobili del paese con i quali sperava di avere buoni rapporti sposando una di loro lo disprezzeranno sempre. Quando Bianca morirà di tisi, Gesualdo, ammalato di cancro, finirà i suoi giorni solo, a Palermo, in casa del marito di Isabella, un nobile spiantato che dilapida nel lusso la roba da lui accumulata. (Fonte testo: http://www.viv-it.org/schede/mastro-don-gesualdo)

 

Inserimento scheda: Ignazio Caloggero

Foto: web

Contributi informativi:  Ignazio Caloggero, Web 

Nota: Il popolamento delle schede della Banca dati Heritage, procede per fasi incrementali: catalogazione, georeferenziazione, inserimento informazioni e immagini. Il bene culturale in oggetto è stato catalogato, georeferenziato ed inserite le prime informazioni. Al fine di arricchirne i contenuti informativi sono graditi ulteriori contributi, se lo desiderate potete contribuire attraverso la nostra area “I Vostri Contributi

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