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Luogo
Corso VI Aprile, 37, Alcamo

Chiesa di Santa Chiara (Santi Cosma e Damiano)

Annesso al Monastero di Santa Chiara. Costruita nel primi del XVI secolo e ricostruita tra il 1721 e il 1725 

L’edificio è a navata unica e presenta un tamburo che ricalca all’interno la forma dell’aula a pianta esagonale, mentre le cappelle votive sono delimitate da pilastri in stile corinzio. Grazie ad un restyling, ispirandosi molto probabilmente alla chiesa romana di Sant’Ivo alla Sapienza dell’architetto Francesco Borromini, essa è divenuta nel 1725 un esempio del più bel barocco siciliano.

L’interno, organicamente disposto nei suoi vari elementi, è abbellito dagli stucchi di Francesco Guastella e Vincenzo Perez (della scuola del Serpotta) del 1722, ai quali si aggiunsero nel 1757 quelli realizzati da Gabriele Messina.

All’interno della chiesa sono presenti inoltre:

  • due dipinti su tela del pittore fiammingo Guglielmo Borremans: in uno dei dipinti (sull’altare maggiore) è raffigurata l’Immacolata, nell’altro (sul secondo altare a destra) la Madonna che presenta il Bambino Gesù a santa Chiara(1722);
  • un crocifissoin legno del Seicento, sul secondo altare a sinistra;
  • due dipinti del trapanese Andrea Carrera(del XVII secolo) che rappresentano la Madonna del Rosario (primo altare a sinistra, 1658) e la Madonna degli Angeli (secondo altare a destra,1669);
  • due statue del 1722 scolpite da Giacomo Serpottarappresentanti la Giustizia e la Carità.

All’interno del monastero si trovano:

  • la Madonna di Passavia, dipinto ad olio su tela di Giuseppe Renda
  • statuette in legno ed alabastro (san Francesco d’Assisi e Santa Chiara) della prima metà del ‘700
  • alcune opere in ceroplastica e smaltoplastica

Ai lati dell’abside si trovano due statue di stucco, sostenute da dei piani d’appoggio a forma di nuvole: una rappresenta la Giustizia, l’altra la Carità o Pietà. Esse furono realizzate nel 1722 da Giacomo Serpotta per conto del monastero di Santa Chiara e sono belle, delicate, e piene di fascino sensuale.

La Giustizia, la virtù fondamentale a capo dei rapporti umani, è rappresentata da una figura femminile dal volto serenamente severo; con la mano destra tiene una bilancia a stadera (a indicare un giudizio giusto e ponderato) e con la sinistra, invece, una spada, simbolo della giustizia inflessibile ma equa.

La Carità (1722) rappresenta invece una giovane sposa, in atto contemplativo, che tiene in grembo il figlioletto che piange perché vuole il latte materno. Secondo alcuni, ella sorride di pietà e invece di rattristarsi al piangere del bambino, gioisce forse per il fatto che egli abbia questo impellente stimolo della fame e indugia ancora, invece di accontentarlo.

La Carità, con il suo atteggiamento d’affetto e pazienza, si affianca alla Giustizia con la serenità e severità presenti nella sua espressione. Il Serpotta, in questo modo, voleva raffigurare al meglio i sentimenti di pietà e di giustizia.
(Fonte: wikipedia)

La chiesa è un Bene vincolato ai sensi della Legge 34/1909 ( Notifica del 11.07.1935)

 

Inserimento scheda: Ignazio Caloggero

Foto: Wikipedia

Contributi informativi:  Web, Regione Sicilia

Nota: Il popolamento delle schede della Banca dati Heritage, procede per fasi incrementali: catalogazione, georeferenziazione, inserimento informazioni e immagini. Il bene culturale in oggetto è stato catalogato, georeferenziato ed inserite le prime informazioni. Al fine di arricchirne i contenuti informativi sono graditi ulteriori contributi, se lo desiderate potete contribuire attraverso la nostra area “I Vostri Contributi

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