Censimento dei siti dell’antica età del bronzo nel territorio modicano
(di Vittorio G. Rizzone e Anna M. Sammito)

Tratto da: Rivista Archivium Historicum mothicense  N. 5/1999 (a cura dell’Ente Liceo Convitto di Modica

Questo lavoro intende fornire un quadro della diffusione degli insediamenti dell’antica età del Bronzo (2200-1450 circa a.C.) limitatamente al territorio del Comune di Modica (tav. I). L’adozione del criterio di mantenersi all’interno degli attuali limiti amministrativi – che non riflettono certamente la situazione antica e non individuano un’area geografica e culturale omogenea – non può essere scientificamente giustificabile, ma la scelta si è imposta innanzitutto per motivazioni di carattere pratico e logistico che l’alta densità di siti dell’area sud-orientale della Sicilia suggerisce. È stato comunque adottato come correttivo, per il territorio modicano, il criterio di presentare i siti suddivisi topograficamente per zone geografiche, quali valli fluviali (Irminio, Fiumara di Modica, Cava Ispica, Cava Prainito), zona costiera subcostiera.

Tale operazione di censimento, d’altronde, può raccordarsi a lavori analoghi svolti per i territori degli altri Comuni della medesima area in modo da ricomporre un quadro più completo possibile delle emergenze relative al periodo in questione e giungere, pertanto, a lavori di sintesi che contemplino dati quanto più oggettivi e reali. In secondo luogo si intendono offrire ai Modicani, primi lettori di questa rivista, indicazioni che riguardano il loro territorio.

I dati preliminari che vengono presentati sono stati forniti soprattutto dall’indagine topografica sulle emergenze che occorrono nel territorio, costituite prevalentemente dalle necropoli a grotticelle artificiali. La violazione delle tombe già in antico e la mancanza di indagini più approfondite su ogni sito non permettono talora un inquadramento cronologico sicuro, e, a maggior ragione, diventa difficile poter istituire relazioni temporali fra i diversi siti1; il dato cronologico per lo più si fonda sulla tipologia delle tombe e, per qualche sito, sui  pochi materiali che talora sono stati recuperati.

(V.G.R. – A.M.S.)

Valle dell’Irminio

Sant’Antonino – Grotta dell’Acqua: IGM f° 276 Modica I SO (tav. II).

Nei pianori che sovrastano il versante sinistro del fiume Irminio presso il ponte Costanzo, un insediamento è indiziato dalla presenza di cocciame, fuseruole, macine e macinelli in pietra lavica, che testimoniano una frequentazione a carattere sedentario. Si ritrova abbondante il materiale siliceo, per via delle numerose vene di selce che affiorano fra i banchi di rocce calcarenitiche della zona. È probabile che l’insediamento sia legato alle attività di estrazione e di lavorazione della selce, al pari di uno dei tanti villaggi-officina diffusi nella zona iblea2.

Manca l’evidenza relativa alla necropoli, se si escludono due sporadiche tombe lasciate allo stato incoativo ed ubicate in zone un po’ più distanti, a Costa del Diavolo e, presso il fondovalle, a Cafeo. Per il resto non vi è traccia di necropoli; è probabile che siano state utilizzati come sepolcreti grotte ed anfratti di origine carsica, che precedentemente possono essere stati sfruttati come cave-miniera, secondo l’esempio di Monte Tabuto e Monte Racello3. Occorre tenere presente, tuttavia, che nell’area iblea sono documentate anche altre forme di sepoltura, sebbene meno frequentemente4.

Fiumara di Modica

Modica, Quartiriccio: IGM f° 276 Modica I SO (tav. II).

All’interno dell’attuale centro urbano di Modica, nell’area Nord orientale presso la fontana di San Pancrazio, è stata individuata una necropoli originariamente abbastanza estesa. Nonostante le continue manomissioni e l’intensa urbanizzazione se ne conserva una parte nel quartiere Catena e, soprattutto, nella zona del Quartiriccio. Le tombe sono circa trenta e sono sparse nelle balze rocciose. Sono quasi tutte del tipo a forno; la maggior parte di esse presenta gli ingressi devastati, tranne le tombe 4, 14, 22 e 25. La prima, in particolare, si inserisce nella tipologia delle tombe monumentali con prospetto decorato con lesene. La t. 14 è l’unica ad essere articolata in modo canonico con vestibolo, anticella e cella.

Nel pianoro soprastante, denominato Pianta, doveva trovarsi il villaggio relativo: da qui provengono materiali di industria litica reperti ceramici. Questi ritrovamenti effettuati negli anni ‘90 in seguito allo scavo per le fondazioni di un palazzo si aggiungono ai materiali recuperati in precedenza (nel secolo scorso e nel corso di un intervento del 1979) nella parte bassa del versante, nell’area della Vignazza, e nel pianoro soprastante, a piazza di Santa Teresa; recentemente è stato rinvenuto anche un frammento di bacino su piede nell’area del Castello dei Conti5.

Bibliografia: A.M. SAMMITO, Modica: l’insediamento castellucciano del Quartiriccio, in Sicilia Archeologica XXX, 1997, pagg. 87-104; V.G. RIZZONE – A.M. SAMMITO, Tombe dell’antica età del Bronzo con prospetto decorato nel territorio di Modica, in Sic. Arch., in c.d.s.

  Monserrato: IGM f° 276 Modica I SO (tav. II).

Nell’altura del Monserrato – opposta alla rupe del Castello di Modica – nella parte alta del versante del vallone San Liberale, si trova un gruppo di tombe sopravvissute alle escavazioni praticate per l’abitato rupestre medievale. Le tombe sono circa dieci e tipologicamente sono molto semplici con piante subcircolari e soffitto a volta: gli ingressi sono stati in gran parte devastati, in qualche caso si conserva soltanto la parete di fondo delle tombe.

Bibliografia: segnalazione in V.G. RIZZONE – A.M. SAMMITO, Lo status quaestionis delle ricerche archeologiche a Modica I – dall’antica età del bronzo all’età ellenistica, in Archivum Historicum Mothycense n. 3, 1997, pag. 59.

Caitina – Cava Ddieri: IGM f° 276 Modica I SO (tav. II).

Nel versante sinistro della Fiumara, un insediamento appartenente alla prima età del bronzo fu segnalato nel 1905 da P. Orsi, il quale registrò, nello sperone alla confluenza tra Cava Ddieri e la Fiumara, circa trenta tombe a grotticella artificiale; soltanto due furono sottoposte ad uno scavo sistematico: una di esse (a pianta circolare con diametro di m. 1,30) conteneva una dozzina di scheletri, una pisside biconica e quattro vasi a clessidra. Nel pianoro soprastante di contrada Caitina Orsi individuò l’abitato indiziato dalla presenza di “chiazze di terra nera contenenti cocci, selci ed ossa”.

Per quanto concerne la necropoli, poco più della metà delle tombe (circa diciassette) si trova a ridosso dell’insediamento rupestre medievale, in una piccola insenatura, posta nella parte superiore del versante. Le tombe mostrano una uguale tipologia: sono a forno con ingressi generalmente ovali o rotondeggianti e soltanto la t. 2 e la t. 4 presentano un ingresso rettangolare, preceduto da un vestibolo di accesso; le piante delle celle hanno invece dimensioni notevoli: alcune raggiungono un diametro di m. 2,50 (t. 8, t. 16 e t. 17), altre (t. 12 e t. 13), a causa della erosione della roccia, hanno l’aspetto di anfratti naturali; generalmente il soffitto delle celle è piano.

Altre sette tombe si trovano sparse nella Cava Fiumara, a Nord di questo sperone: fra queste si segnalano la t. 21 del tipo a forno con accenno di nicchia sulla parete di fondo. Un altro piccolo gruppo si trova a circa 300 m. più a Nord ed è costituito da sei tombe (nn. 23-28) che mostrano caratteri differenti rispetto a quelle finora descritte e sono forse attribuibili alla età del bronzo tarda e finale6.

Tombe sono scavate anche nel versante opposto della Cava Fiumara, sotto il pianoro di Scardacucco (v. infra).

Bibliografia: P. ORSI, Necropoli sicula e villaggio trogloditico bizantino, in Notizie degli Scavi di Antichità 1905, pagg. 430-431; segnalazione anche in S. MINARDO, Cava d’Ispica, Ragusa 1905, pag. 95, nota n. 1; per l’insediamento rupestre v. V.G. RIZZONE, La chiesa rupestre di Cava Ddieri presso Modica, in Sic. Arch. XXIX, 1996, pagg. 191-194.

Fiumara – Gisirella: IGM f° 276 Modica I SO (tav. II).

Nella parte alta del versante destro della cava Fiumara, sotto il pianoro della contrada Gisirella, si trova una dozzina di tombe ricavate nelle balze rocciose e distribuite a gruppetti di due-tre, distanti circa 20 m. l’uno dall’altro. Soltanto tre di esse (nn. 1, 8 e 11) sono a forno con ingressi rozzamente rotondeggianti, in qualche caso (nn. 1 e 8) con irregolari canalette scavate al centro della soglia di ingresso. Le altre tombe sono quasi tutte state lasciate allo stato incoativo e tre sono in gran parte devastate. Un piccolo ipogeo con croci incise forse utilizza una tomba precedente.

Bibliografia: Segnalazioni di questo gruppo di tombe si trova in V.G. RIZZONE, Un’anonima chiesa rupestre nell’agro modicano, Modica 1995, pag. 32, nota 4; RIZZONE – SAMMITO, Lo status quaestionis, cit., pag. 59, nota 9; SAMMITO, Modica: l’insediamento…, cit., pag. 101.

Fiumara – Scardacucco: IGM f° 276 Modica I SO (tav. II).

Più a valle, lungo lo stesso versante destro della Fiumara, sotto il pianoro della contrada Scardacucco, si trova un’altra piccola necropoli costituita da una decina di tombe scavate nelle balze più alte. Esse presentano articolazioni planimetriche differenziate; si segnalano: la t. 1 con pianta leggermente bilobata, con ingresso rettangolare e con breve vestibolo fornito di due fori per l’alloggio del portello; la t. 4 a pianta quasi quadrangolare con banchina alta ed irregolare (h. m. 0,25 circa; largh. al centro m. 0,20) ricavata lungo il lato sinistro; la t. 5 molto ampia a pianta subcircolare con alzato a profilo convesso e slanciato, con breve vestibolo in gran parte devastato.

Queste tombe non sembrano rientrare nella canonica tipologia funeraria dell’antica età del Bronzo e, dal momento che sono state tutte violate, diventa difficile un loro preciso inquadramento cronologico, tanto più che nella zona non mancano testimonianze archeologiche riferibili ad età più tarda: oltre al noto ritrovamento del ripostiglio del Mulino del Salto assegnabile alla fase di Cassibile (1000- 850 a.C.)7, si segnala una necropoli a grotticelle artificiali attribuibile all’età del ferro8.

Altre cinque grotticelle artificiali si trovano ancora più a valle nella parte centrale del versante quasi di fronte allo sbocco della cava Ddieri. Queste tombe sono riconducibili per la loro tipologia alla facies castellucciana: due si trovano affiancate e presentano piante ovali precedute da vestiboli forniti di incavi per l’alloggio del portello; una terza tomba ha dimensioni ridotte (cella prof. m. 0,52, largh. m. 0,95, h. m. 0,65).

Bibliografia: segnalazioni in RIZZONE – SAMMITO, Lo status quaestionis, cit., pag. 59, nota 9; SAMMITO, Modica: l’insediamento …, cit., pag. 101.

Cava Ispica

Baravitalla: IGM f° 276 Modica I SO; Cava d’Ispica I SE (tav. III).

Nella parte settentrionale di Cava Ispica è noto un insediamento databile, prevalentemente, all’antica età del bronzo, ma che ha anche restituito materiale inquadrabile nel periodo successivo. Negli anni ’80 la zona fu oggetto di indagini da parte della Soprintendenza: le ricerche si concentrarono su alcune tombe e sull’area del villaggio e portarono all’individuazione di almeno tre capanne e due focolari e di un muro dalla funzione ancora non ben chiarita9.

La necropoli si estende lungo i versanti della Cava (contrada Marchesa a Ovest e Baravitalla ad Est). Complessivamente sono state censite più di settanta tombe distribuite in un’area molto vasta ricoperta da una fitta vegetazione e sottoposta a continue modifiche non soltanto recentemente con la costruzione di strade, ma anche in tempi remoti: infatti accanto alle tombe preistoriche si trovano piccoli ipogei e loculi di età tardoromana e grotte di grandi dimensioni adibite ad abitazione, soprattutto lungo il versante della contrada Marchesa.

La maggior parte delle tombe presenta una planimetria abbastanza semplice con pianta subcircolare più o meno grande, ed ingresso grossolanamente rotondeggiante, in qualche caso più regolare; talvolta – tombe 5, 13, 22, 24, 30 e 33 – sono presenti delle nicchie. Poche altre sono più articolate: oltre alla ben nota tomba con prospetto decorato a lesene (t. 24), si segnalano la vicina t. 22, con piccolo padiglione, anticella con sei fori praticati lungo le pareti per il sistema di chiusura, pianta subcircolare con nicchia sopraelevata sulla parete destra e la t. 31 con ampio padiglione dal taglio squadrato e successione canonica di anticella e cella, fra le quali sono presenti due aperture.

Altre tombe (9-11 e 53) sono caratterizzate da un ingresso rettangolare stretto e lungo, attraverso il quale si accede nelle celle a pianta quadrangolare (t. 9 e t. 11) con angoli arrotondati oppure a pianta circolare (t. 10 e t. 53); tutte hanno il soffitto piano. Si tratta di tombe riconducibili alla età del bronzo tarda e finale10. In questo periodo si inquadrano anche le tombe 3 e 5 poste nel versante della contrada Marchesa che mostrano una forma tholoide la prima e a pseudotholos la seconda11.

Dal punto di vista topografico le tombe inquadrabili in un periodo più tardo non sono isolate, bensì sparse ed inserite fra quelle della facies di Castelluccio.

Bibliografia: G. DI STEFANO – D. BELGIORNO, Cava Ispica: recenti scavi e scoperte, Modica 1983, pagg. 17-38; G. DI STEFANO, Piccola guida delle stazioni preistoriche degli iblei, Ragusa 1984, pagg.114-121; per la questione del muro di Baravitalla v. E. PROCELLI, Cultures and Societies in Sicily between the neolithic and the middle bronze age, in Acta Hyperborea 6, 1995, pag. 24; IDEM, La civiltà agro-pastorale…, cit., pag. 345; per l’osso a globuli v. O. ADAMO, Pendagli ed amuleti della facies di Castelluccio in Sicilia, in Archivio Storico per la Sicilia Orientale LXXXV, 1989, pagg. 24-25; per i materiali appartenenti alla fase culturale di Thapsos v. L. GUZZARDI, Nuovi dati sulla cultura di Thapsos nel Ragusano, in ASSO LXXXII, 1985-1986, pagg. 220-223 e SAMMITO, Modica: l’insediamento…, cit., pag. 104, nota 43; S. BELLUARDO – G. CIAVORELLA, Alla ricerca della Grande Dea. L’architettura preistorica rupestre negli Iblei, Modica 1999, pag. 36 e passim; per la tomba a lesene, v. RIZZONE – SAMMITO, Tombe dell’antica età del Bronzo…, cit.

Cozzo: IGM f° 276 Cava d’Ispica I SE (tav. III).

Nell’area compresa fra la grotta della Signora e la zona delle Grotte Cadute sono distribuite in modo sparso una decina di tombe molto devastate, che rendono testimonianza di un altro sito ubicato in questa parte della cava. Cinque si trovano di fronte al mulino Cavallo d’Ispica; poche altre sono presenti presso la catacomba della Larderia e, nel versante opposto, sopra la chiesa rupestre di San Nicola. In  prossimità della zona delle “Grotte Cadute”, S. Minardo aveva già segnalato la presenza di “sepolcri siculi a forno che fanno qua e là capolino” fra le grotte grandi dell’insediamento rupestre. Non è rimasto ormai quasi nulla della necropoli preistorica ad eccezione di una tomba inglobata nell’ipogeo A del cosiddetto Camposanto: questa tomba ha un ingresso trapezoidale e all’interno la pianta è circolare. Le manomissioni continuate con l’escavazione dell’insediamento trogloditico hanno del tutto fagocitato le testimonianze più antiche, sicché non è possibile verificare la consistenza della necropoli.

Bibliografia: MINARDO, Cava d’Ispica, cit., pag. 22; G. AGNELLO, Catacombe inedite di cava d’Ispica, in Rivista di Archeologia Cristiana XXXV, 1959, pag. 102; DI STEFANO – BELGIORNO, Cava Ispica…, cit., pagg. 59-60.

Pernamazzone: IGM f° 276 Cava d’Ispica I SE (tav. III).

Lungo il corso della Cava Ispica, prima dei grandi insediamenti del tratto medio della cava, vi è un altro piccolo gruppo di tombe nello sperone di roccia che si trova nella parte alta del versante destro della Cava, al di sopra del mulino Pernamazzone. Si tratta di cinque tombe a forno di notevoli dimensioni, a pianta circolare ampia fino a m. 2,00 di diametro, con ingressi devastati. Non distante, sotto il pianoro della contrada Gisirella, si trova una tomba a pianta quadrangolare, con banchina, attribuibile all’età del ferro. 

 Cava Lavinaro: IGM f° 276 Cava d’Ispica I SE; Ispica II NE (tav. III).

La cava Lavinaro è una profonda gola a coda di rondine, confluente nella Cava Ispica dal versante destro, compresa fra le contrade Gisirella a Nord e Calicantone a Sud. Il tratto iniziale fu investigato agli inizi del secolo da P. Orsi, il quale segnalò un centinaio di tombe del primo periodo siculo e la presenza di ipogei funerari tardoromani, che in parte hanno sfruttato le tombe preistoriche. L’installazione in tempi più recenti di cave di pietra lungo il corso della cava hanno comportato l’ulteriore distruzione della necropoli.

Il gruppo più consistente di tombe è concentrato nel ramo settentrionale della testa della cava Lavinaro: lungo il versante sinistro ne sono state censite circa quarantasei; lungo quello opposto dodici. Circa trenta presentano la tipologia canonica, con la successione di padiglione, anticella e cella; gli ingressi delle celle si aprono in ampi prospetti rettangolari con cornici aggettanti, in particolare nei casi delle tombe 22 e 28 del versante sinistro e delle tombe 6 e 5 di quello destro. I padiglioni si presentano decorati con lesene nelle tombe 24 e 25 scavate nel versante sinistro. La t. 25, illustrata da P. Orsi, presenta cinque lesene, due a sinistra e tre a destra, due delle quali sono collegate in alto da una bretella di roccia orizzontale. La t. 24, scavata nella balza soprastante, è attualmente in gran parte interrata, presenta il prospetto decorato con sei lesene, tre a destra e altrettante a sinistra dell’ingresso.

Numerose sono anche le tombe con celle dotate di nicchia: la t. 26 e la t. 5 del versante sinistro e la t. 6 e la t. 7 di quello destro; si ricorda anche la t. 42, già illustrata da P. Orsi, con larga banchina all’interno della cella. Circa quindici tombe si presentano devastate o interrate, altre sono irraggiungibili per via della fitta vegetazione. Una decina di tombe sono state lasciate allo stato incoativo: fra queste si segnala la t. 33, che presenta un ampio padiglione ed una anticella o inizio di cella non ultimata.

Le tombe sono tutte vuote e già al tempo di Orsi erano state in gran parte violate; lo studioso esplorò sedici tombe, ma soltanto in cinque rinvenne da 2 fino a 15 scheletri e pochi oggetti di corredo con forme tipiche del repertorio vascolare castellucciano, lamette in selce ed oggetti ornamentali.

Nel tratto mediano della Cava Lavinaro, nelle balze più alte del versante destro sottostanti al pianoro di contrada Gisirella, fra la fitta vegetazione, si trova un gruppo di almeno sei tombe fra le quali si segnalano tre (t. B3, t. B4 e t. B6) articolate con padiglione, anticella e cella; la t. B4, in particolare, presenta un ampio padiglione dal taglio ben squadrato.

Un altro gruppo costituito da una dozzina di tombe si trova nel versante opposto, appena sotto il pianoro della contrada Calicantone. Da segnalare la t. N11, con prospetto decorato con tre lesene ricavate a sinistra dell’ingresso; altre sepolture – t. N1, tombe N3-N4 e tombe N6-N9 – sono del tipo canonico con ampi padiglioni, anticella e cella, in gran parte devastate; la t. N1, non distante dalla necropoli che segue, presenta anche la cella fornita di nicchia.

Bibliografia: P. ORSI, Cava d’Ispica – Reliquie sicule, cristiane, bizantine, in Not. Sc. 1905, pagg. 431-433, figg. 18-19; G. DI STEFANO, Museo Archeologico Ibleo, in AA.VV., Guide archeologiche. Sicilia orientale e isole Eolie, Forlì 1996, pagg. 312 e 314; BELLUARDO – CIAVORELLA, Alla ricerca…, cit., pagg. 28, 35-36; RIZZONE – SAMMITO, Tombe dell’antica età del Bronzo…, cit.

                                                    (A.M.S.)

Calicantone: IGM f° 276 Cava Ispica I SE; Ispica II NE (tav. III).

La necropoli di Calicantone, che consta di quasi ottanta tombe a grotticella artificiale, è ubicata nel versante destro di Cava Ispica, subito a valle dello sbocco della Cava Lavinaro, presso il sentiero che conduce al cosiddetto “Castello”, complesso rupestre articolato su più piani12. Circa venti tombe sono articolate con anticella e cella; una sola – t. 20 – è dotata di nicchia nella cella; la maggior parte è fornita di padiglioni monumentali a pianta rettangolare o ellittica, con prospetto a margini rilevati. In particolare si segnala la t. 73 con ampio padiglione a pianta ellittica e prospetto con due pilastri a sezione quadrangolare posti ai lati dell’ingresso, uno dei quali non portato a termine. Hanno il prospetto decorato con due lesene la t. 31 e la t. 70. La t. 69, interrata (si riesce a scorgere l’anticella e parte della cella), presenta l’ingresso marginato da cornici larghe e poco profonde che ricordano le tombe dell’età media del bronzo.

La t. 57, fornita di un ampio padiglione, presenta un’insolita decorazione al passaggio tra anticella e cella: lo stipite sinistro dell’ingresso è modanato; questa tomba presenta la cella a pianta subrettangolare. Circa 27 tombe sono con celle subcircolari con ingressi rettangolari o ovali, con soglie talora fornite di canalette per il deflusso delle acque; alcune, come la t. 28 e la t. 39, hanno una pianta bilobata. Undici tombe sembrano essere state lasciate allo stato incoativo.

Bibliografia: il sito di Calicantone non sembra essere noto alla letteratura archeologica; pur tuttavia è probabile che si debba attribuire a questa necropoli la segnalazione di E.G. PICONE, Ispica (contrada Calicantoni), in Rivista di Studi Preistorici XXX, 1975 (notiziario), pag. 397, per le indicazioni topografiche ivi contenute, piuttosto che alla necropoli più distante di Cava Lavinaro, nonostante si faccia riferimento all’articolo di P. Orsi (Not. Sc. 1905, cit.) nel testo; per le tombe a pilastri e a lesene, v. RIZZONE – SAMMITO, Tombe dell’antica età del Bronzo…, cit.

Finocchiara: IGM f° 276 Ispica II NE (tav. III).

Una piccola necropoli si trova di fronte al cosiddetto Castello rupestre, nel versante sinistro di Cava Ispica. Essa comprende una dozzina di tombe di dimensioni ridotte, a pianta subcircolare con ingressi devastati, alcune delle quali sono state lasciate allo stato incoativo.

Grotticelle – Gabellazza di Sotto: IGM f° 276 Ispica II NE (tav. III).

In questa contrada della parte alta del versante sinistro della Cava Ispica è stata scavata una necropoli a grotticelle artificiali, presso la chiesa rupestre di Sant’Isidoro. Le tombe, molto sparse, ammontano a 22. In prevalenza presentano una pianta subcircolare, pareti convesse e soffitto a volta, in parte sono state lasciate allo stato incoativo ed in parte sono state devastate, sicché soltanto una tomba (t. 5) si mantiene integra nella sua articolazione planimetrica con anticella a pareti molto ricurve con cella a pianta subcircolare, in un altro caso – t. 11 – sembra riscontrarsi una cella a doppia camera. Di particolare interesse è la t. 1 per il prospetto monumentale decorato da cinque lesene in parte corrose13.

Bibliografia: segnalazione in BELLUARDO – CIAVORELLA, Alla ricerca…, cit., pag. 29; RIZZONE – SAMMITO, Tombe dell’antica età del Bronzo…, cit.

Scalepiane: IGM f° 276 Ispica II NE (tav. III).

In questa contrada è presente una necropoli costituita da più di settanta tombe, distribuite a piccoli gruppi nelle balze rocciose del versante destro della Cava Ispica, più a valle del “Castello” rupestre. La tipologia tombale prevalente è quella canonica con tombe articolate in anticella e cella, talvolta precedute da un ampio padiglione, come nel caso delle tombe 54 e 69, con monumentali padiglioni, rispettivamente rettangolare e a forcipe.

Fra le tombe che presentano delle peculiarità nella loro articolazione planimetrica, si segnala la t. 9 che, all’interno della cella, ha una larga banchina triangolare (ad “L”) del tutto simile alla t. 1 della necropoli di Castelluccio di Noto14. La t. 62 presenta il prospetto decorato con quattro lesene poco rilevate e purtroppo molto corrose. Le tombe 29, 30 e 31, che si trovano vicine, hanno, oltre ad un ampio padiglione, un semipilastro posto lateralmente all’ingresso; la t. 30, inoltre, si distingue nel panorama dell’architettura funeraria castellucciana per una decorazione a dentelli a sezione rettangolare, disposta orizzontalmente ai lati dell’ingresso nel prospetto del profondo padiglione. Le tombe 21 e 49 mostrano caratteri seriori per l’articolazione della pianta con nicchie sulla parete di fondo e sulla parete sinistra che le avvicinano alle tombe della fase tarda della cultura castellucciana15; la seconda presenta due bugne mammelliformi sul prospetto, ai lati dell’ingresso16. Queste ultime due tombe si trovano in prossimità di tre tholoi: oltre alla tholos A (t. 18), già edita17, si segnala la presenza della tholos B (t. 22) con ingresso a triplice cornice, e di una terza C (t. 19) che si trova inserita in un ipogeo tardoromano ed è stata quasi del tutto devastata, ma ad indicare la conformazione a tholos resta l’alzato ad ogiva della parete.

Tuttavia non mancano, nella necropoli di Scalepiane, tombe a forno, con cella a pianta subcircolare. Queste tombe sono circa una trentina, e fra di esse si distinguono la t. 14 con nicchia sulla parete di fondo, la t. 46 e la t. 48 con ingresso che si apre in un ampio padiglione rettangolare. Circa quattordici tombe sono state lasciate allo stato incoativo.

Bibliografia: per la tholos A, v. L. GUZZARDI, Una tomba a tholos con letto funebre nella cava d’Ispica, in Natura Mito Storia nel Regno Sicano di Kokalos, Atti del Convegno di Sant’Angelo Muxaro, 25-27 Ottobre 1996, in c.d.s.; IDEM, L’area degli Iblei fra l’età del bronzo e la prima età del ferro, in  AA. VV., Civiltà indigene e città greche nella regione iblea, a cura di L. Guzzardi, Ragusa 1996, pag. 29, fig. 23; segnalazione della tholos B in V.G. RIZZONE – A.M. SAMMITO, Modica: un bilancio preliminare delle ricerche archeologiche, in AA.VV., Archeologia urbana e centri storici negli Iblei, Ragusa, 1998, pag. 17, nota 10; per le tombe con prospetti decorati, v. RIZZONE – SAMMITO, Tombe dell’antica età del Bronzo…, cit.

Cava Minciucci – Crocifia: IGM f° 276 Ispica II NE (tav. III).

La cava Minciucci, separata dalla Cava Ispica dalla stretta sella di contrada Scalepiane, accoglie una necropoli con più di cinquanta tombe ricavate nella roccia e disposte a piccoli gruppi distribuiti lungo i due versanti. Il versante orientale della cava comprende una trentina di tombe concentrate, per lo più, in due speroni di roccia, dove sono disposte su più livelli; le ventitré tombe censite nel versante opposto sono disposte in modo più disordinato, e soltanto un piccolo gruppo (nn. 46-51) è collocato attorno ad uno sperone di roccia affiorante presso il fondovalle.

Poche – nn. 5, 10, 15 e 19 – sono le tombe articolate in padiglione, anticella e cella; la t. 14 e la t. 20 presentano gli stipiti dell’ingresso alla cella molto ampi, sicché non è possibile determinare se siano dotate di anticella. Alcune (nn. 3-4, 6-7 e 45) presentano il vestibolo dal quale si passa direttamente alla cella. Le celle sono a forno, molto ampie, qualcuna con nicchia laterale (t. 6). Si distinguono tre tombe (t. 8, t. 9 e t. 50) per la pianta bilobata della cella. Altre tombe, circa undici, sono del tipo a forno con ingressi in genere devastati, oppure, qualora questi si conservino, semplicemente ovali o rettangolari (t.18): fra queste si distinguono le tombe n. 27-29 per le celle a pianta subcircolare, dalle dimensioni di circa m. 2,20/2,50 di diametro. Tredici tombe sono state lasciate allo stato incoativo.

Bibliografia: segnalazione del sito in BELLUARDO – CIAVORELLA, Alla ricerca…, cit., pag. 8 e passim.

Cave del Prainito e Palombieri

Cava del Prainito-Povere Donne: IGM f° 276 Cava d’Ispica I SE (tav. IV).

La cava Prainito si trova nella parte orientale del territorio comunale di Modica, al confine con quello di Rosolini. La cava si estende da Nord-ovest a sud-est: nella parte settentrionale, denominata anche Cava Cucco, si trova la contrada Favarotta già nota archeologicamente per la presenza di una necropoli della media e finale età del Bronzo con due tombe a tholos in gran parte devastate18.

La presenza di tipologie funerarie riconducibili alla antica età del bronzo si riscontra molto più a valle presso la zona del Mulino Grotte. Lungo il sentiero che dal Mulino s’inerpica verso il pianoro della Gesira si trovano almeno sei tombe a grotticella artificiale. In una balza che domina un’ampia spianata rocciosa si aprono due tombe monumentali con prospetto decorato a lesene (nn. 1 e 2): la t. 1 con sei lesene  nel prospetto, presenta anticella e cella. La t. 2 è decorata con cinque lesene, due a destra e tre a sinistra dell’ingresso; è priva di anticella e all’interno la cella è a pianta circolare. Altre due tombe sono state scavate nello stesso banco roccioso (nn. 3 e 4), altre nelle balze soprastanti. Le tombe sono poche e sparse: se ne registrano anche nel versante sinistro (opposto) della Cava: una (t. 7) con padiglione, anticella aperta e cella con nicchia sulla parete di fondo, una seconda, t. 8 – pseudotholos – con ingresso a triplice cornice, superstite agli ipogei e agli arcosoli scavati in tarda età romana, ed una terza – t. 9 – presso le case Prainito.

Bibliografia: BELLUARDO – CIAVORELLA, Alla ricerca…, cit., pag. 37; RIZZONE – SAMMITO, Tombe dell’antica età del Bronzo…, cit.

 Gesira (Caggia): IGM f° 276 Cava d’Ispica I SE (tav. IV).

Nella contrada Gesira, compresa fra le cave Palombieri e Prainito, si trova, presso le case Turlà, una necropoli costituita da più di ottanta grotticelle artificiali. Le tombe sono disposte lungo due o tre balze rocciose.

La maggior parte di esse presenta una tipologia molto semplice con celle a pianta subcircolare con soffitto generalmente piano, con ingressi rettangolari che talvolta si aprono in ampi padiglioni. Due tombe presentano i padiglioni decorati con lesene: la t. 76, franata ed interrata nella parte destra, con una robusta lesena a sinistra dell’ingresso e la t. 41, con lesene poco rilevate e rimaneggiata già nel corso dell’antica età del Bronzo con lo scavo, nel prospetto del padiglione, di una seconda tomba (t. 42).

Altre tombe si aprono in un unico padiglione, come il caso delle tombe 77-78 e 71-72, analogamente alla necropoli di cava Baratta, presso Augusta, dove è documentato l’uso di affiancare gli ingressi in un unico padiglione19. Soltanto tredici tombe mostrano la canonica tipologia, con la successione di padiglione, anticella e cella; le tombe 41, 45 e 27 sono dotate anche di una nicchia nella parete di fondo. La  t. 3 e la t. 11 hanno gli ingressi alle anticelle molto aperti, sicché gli stipiti laterali  sembrano lesene che movimentano le pareti dell’anticella. Nella t. 12 si conserva ancora la lastra di chiusura in calcare locale adagiata davanti all’ingresso, la tomba, come del resto tutte le altre, è stata violata. Allo stato incoativo sono state lasciate circa cinque tombe, mentre sette sono interrate o devastate.

Un gruppo di circa cinque tombe (nn. 79-83) – a pianta subcircolare più o meno ampia, con ingressi devastati – si trova distanziato dal nucleo principale, ricavato nelle balze che si affacciano nella Cava Palombieri. In questa vallata non si segnalano cospicue testimonianze preistoriche: sparute tombe sono presenti lungo il corso della Cava: pseudotholoi isolate si ritrovano nella zona intermedia della Cava e, con ingresso a triplice cornice, presso un ipogeo funerario ebraico, a Nord di contrada Scalarangio.

Bibliografia: BELLUARDO – CIAVORELLA, Alla ricerca…, cit., pag. 29; RIZZONE – SAMMITO, Tombe dell’antica età del Bronzo…, cit.

 

Zona costiera e subcostiera

Cava Gisana: IGM f° 276 Scicli II NO (tav. V).

Nel tratto intermedio della cava Gisana, interessata dalla presenza di grotte di origine carsica – una delle quali, ubicata sul versante sinistro, ha restituito materiale archeologico della media età del bronzo20 –, si trovano piccoli gruppi di tombe ricavate nel versante sinistro, che furono già oggetto di una prima indagine negli anni ’80. Un primo gruppo di cinque tombe (nn. 1-5) occupa uno sperone di roccia nella parte alta del versante, fra la fitta vegetazione, lungo un sentiero che porta al fondovalle. Queste tombe hanno una semplice icnografia, mostrano piante rotondeggianti, la t. 5 sembra incoativa e soltanto la t. 4 è rifinita con ingresso rettangolare. A 150 m. circa più a valle, in una piccola insenatura, si trova il secondo gruppo costituito da circa sedici tombe (nn. 6-21). Esse sono in parte devastate, gli ingressi originari non si conservano, le celle sono a pianta prevalentemente circolare con pareti a profilo convesso e soffitto a volta. Si distinguono la t. 16 per un bancone di roccia disposto su una porzione della parete di fondo e la t. 9 (la 8 della numerazione di Guzzardi) con nicchia sulla parete di fondo. Sembra risultare estranea al complesso la t. 20 (la 15 della numerazione di Guzzardi) con ingresso del tutto devastato, con pianta quadrangolare e soffitto piatto, attribuibile ad un periodo successivo.

Bibliografia: GUZZARDI, Nuovi dati…, cit., pagg. 224-225.

Cella: IGM f° 276 Scicli II NO (tav. V).

Nella vicina contrada Cella, ubicata presso la strada Modica-Pozzallo, un pianoro domina una vallecola interessata da testimonianze archeologiche preistoriche e tardoantiche (ipogei funerari). In un basso costone roccioso sono ricavate soltanto cinque tombe tutte vicine. Due, in gran parte interrate, sono attualmente comunicanti; la terza è del tipo canonico con vestibolo, anticella e cella; ma con gli ingressi dell’anticella e della cella in parte devastati; altre due tombe si presentano allo stato incoativo.

Nella stessa contrada Cella, a valle delle case Brizza, in prossimità della confluenza con la Cava Giarrusso, si trovano almeno altre due tombe, a pianta circolare di circa m. 1,50 di diametro, di cui una con nicchia. Da questa zona proviene una fuseruola conservata nel Museo di Modica.

Bellamagna – Benarifi: IGM f° 276 Sampieri II SO (tav. VI).

La contrada Bellamagna, non lontano dalla direttrice Modica-Pozzallo, si trova in un’area dalla quale si dominano quasi tutto il territorio che degrada fino al mare ed un ampio tratto di costa che va da Porto Ulisse fino a Donnalucata.

Il sito è interessato da una vasta necropoli a grotticelle artificiali, in parte riutilizzata da una necropoli tardoantica con piccoli ipogei e fosse sub-divo: nel piano di deposizione delle tombe 65, 73 e 44, infatti, è stato ricavato un loculo. Le tombe riferibili alla cultura castellucciana sono distribuite, in prevalenza, sopra e sotto la strada carreggiabile Bellamagna – Zimmardo che ha tagliato la necropoli. Sono state censite ottantasette tombe, di cui settantanove disposte nelle balze lungo questa strada e con orientamento prevalente a Sud e Sud – Est, le altre si trovano distribuite disordinatamente lungo il braccio di strada che piega verso la case Benarifi e la cava Giarrusso: alcune di esse (tombe 85-87) sono state tagliate proprio dalla strada.

La tipologia tombale canonica si riscontra in circa trentaquattro tombe; nella t. 44, t. 69 e t. 72 sono presenti anche delle nicchie. In particolare si segnalano la t. 5 che presenta una risega, che fa quasi da cornice, nell’ingresso più interno posto tra anticella e cella, la t. 15 e la t. 17 con celle a pianta subrettangolare. Un gruppo di tombe affiancate – nn. 18, 19, 21, 23 e 26 – presenta una comune caratteristica che è costituita da una canaletta che gira attorno all’imbocco ed in qualche caso è presente anche una canaletta scavata nella soglia: sembra che in questa parte della balza rocciosa sia stato particolarmente avvertito il problema del deflusso delle acque. Infine si segnalano la t. 42 per l’ingresso caratterizzato da una cornice e, soprattutto, la t. 29 con prospetto decorato con due coppie di lesene ai lati dell’ingresso.

Interessanti risultano anche alcuni tentativi di escavazione non portati a termine come le tombe 52, 71 e 77 con ampi padiglioni, anticelle e quindi minuscole celle inutilizzabili. In totale le tombe lasciate allo stato incoativo sono una dozzina. Il resto delle tombe è a pianta circolare o subcircolare, del tipo a forno.

Bibliografia: V.G. RIZZONE, Due villaggi castellucciani meritevoli di attenzione, in La Pagina 28 novembre 1988; BELLUARDO – CIAVORELLA, Alla ricerca…, cit., pag. 29; RIZZONE – SAMMITO, Tombe dell’antica età del Bronzo…, cit.

 

Valentino – Petraro: IGM f° 276 Sampieri II SO (tav. VI).

Fra gli insediamenti subcostieri si segnalano quelli dell’immediato entroterra di Pozzallo (Cozzo Rao e Carpintera)21, di Ciarciolo, dove è presente una tomba isolata e, soprattutto, il sito di Valentino – Petraro al confine tra i comuni di Modica e Scicli, allo sbocco della Cava Labbisi. Qui l’area della necropoli castellucciana è stata devastata da un ipogeo tardoromano e, in tempi più recenti, da due strade carreggiabili, dalla ferrovia Pozzallo-Sampieri e da opere di bonifica. Della necropoli, che, comunque, non doveva essere molto estesa, rimangono soltanto tre tombe di cui due sono state lasciate allo stato incoativo (t. 1 e t. 3); la t. 2, parzialmente interrata, è costituita da padiglione a pianta rettangolare, anticella subrettangolare e cella a forno. Tracce dell’insediamento provengono dal pianoro soprastante, dove sono stati recuperati frammenti ceramici selce conservati nel Museo di Modica. Da questo sito è stata recentemente segnalata la provenienza di un osso a globuli.

Bibliografia: RIZZONE, Due villaggi …, cit.; per l’osso a globuli v. P. MILITELLO, Dinamiche territoriali tra bronzo antico e colonizzazione greca: il caso di Scicli, in AA. VV., Archeologia Urbana…, cit., pag. 51.

(V.G.R.)

 

 

NOTE

 

(1) Per questi problemi, cfr. le osservazioni di E. PROCELLI, La civiltà agro pastorale siciliana matura: l’antica età del bronzo, in AA.VV., Prima Sicilia. Alle origini della società siciliana, a cura di S. Tusa, Palermo 1997, pag. 344.

(2) P. ORSI, Miniere di selce e sepolcreti eneolitici a Monte Tabuto e Monte Racello presso ComisoBullettino di Paletnologia Italiana XXIV, 1898, pagg. 165-206; IDEM, Villaggio, officina litica e necropoli sicula del primo periodo a Monte Sallia presso Canicarao (Comiso)BPI XLIII, 1923, pagg. 3-26; F. NICOLETTI, Il Campignano della Sicilia, in AA.VV., Prima Sicilia…, cit., pagg. 400-403, dove si indica la presenza di due tipi di cave per il territorio ibleo: cave a cielo aperto e miniere ipogeiche. Le prime sono diffuse sull’altopiano calcareo e sono caratterizzate da rinvenimenti in superficie di sbozzi di nuclei, schegge di ogni tipo, cortici, ciottoli spaccati e strumenti in basalto. La mancanza di materiale fittile associato ha fatto pensare allo sfruttamento periodico di tali miniere non legato ad insediamenti stanziali. Non è il caso della nostra contrada per la quale abbiamo già segnalato l’abbondanza di materiale fittile.

(3) Cfr. nota precedente.

(4) Una completa rassegna sulle varie forme di sepoltura durante l’età del Bronzo antico si trova in L. BERNABÒ BREA, Eolie, Sicilia e Malta nell’età del Bronzo, in Kokalos XXII-XXIII, 1976-1977, pagg. 46-48; E. PROCELLI, La civiltà agro pastorale…, cit., pagg. 345-346; G. DI STEFANO – M. PISANI, Architettura rupestre funeraria dell’antica età del bronzo nella Sicilia orientale, in Atti XIII Simposio Valcamonica 4 Ottobre 1996, in c.d.s.; R. LEIGHTON, Sicily before History, London 1999, pagg. 121-132.

(5) Si segnalano anche dei materiali recuperati in occasione dei lavori di sbancamento occorsi per approfondire il piano pavimentale della sacrestia della chiesa di Santa Teresa effettuati nell’aprile del 1994, che sono attualmente conservati al Museo Civico di Modica.

(6) Si distinguono infatti per le notevoli dimensioni e per la forma tholoide che, in particolare, due di queste presentano: la t. 23 è la più grande con cella a pianta circolare di m. 2,50 di diametro ed altezza di circa m. 1,80. La t. 25 ha ingresso rettangolare, pianta circolare di m. 2,50 di diametro ed altezza di m. 1,50, alzato a profilo convesso con soffitto piano; sulla parete di fondo si apre una nicchia sopraelevata rispetto al piano di deposizione.

(7) L. PIGORINI, Ripostiglio di bronzi arcaici presso Modica, in BPI XXIV, 1898, pag. 264; P. ORSI, Ripostigli di bronzi siculi, in BPI XXVI, 1900, pagg. 164-174 e 267-285; MINARDO, Cava d’Ispica, cit., pagg. 79-82; L. BERNABÒ BREA, La Sicilia prima dei Greci, Milano 19582, pagg. 187-188; S. TUSA, La Sicilia nella preistoria, Palermo 19922, pagg. 619, 621, 634, qui bibl. prec. cui adde G. DI STEFANO, Il territorio di Camarina in età arcaica, in Kokalos XXXIII, 1987, pagg. 139-140; ALBANESE PROCELLI, Ripostigli di bronzi della Sicilia nel Museo Archeologico di Siracusa, Palermo 1993, passim; C. GIARDINO, Inquadramento cronologico. Contatti culturali nell’ambito della metallurgia, in G. DI STEFANO, Scicli (Ragusa). Il ripostiglio di bronzi in contrada Castelluccio sull’Irminio, in Not.. Sc. 1991, passim (qui lo stesso Giardino ha annunciato la pubblicazione S. TUSA – C. GIARDINO, Il ripostiglio di Modica); C. GIARDINO, Il Mediterraneo Occidentale fra XIV ed VIII secolo a.C. Cerchie minerarie e metallurgiche, Oxford 1995, passim.

(8) Nell’ambito di questa necropoli si distinguono due gruppi principali: il primo si trova nelle balze inferiori del versante destro, alla confluenza della Cava di Pietro nella Fiumara, nella proprietà del sig. Giuseppe Giunta, che ringraziamo per avercelo segnalato: si tratta di cinque tombe con un ingresso rettangolare preceduto da un padiglione rettangolare fornito lateralmente di fori per l’alloggio dei pali di chiusura; attraverso una soglia rialzata si accede alla cella con pianta quadrangolare fornita di banchina, mediamente larga m. 0,16 ed alta m. 0,06, ricavata lungo il lato sinistro. Il secondo gruppo si trova più a valle, non lontano dalla chiesa della Madonna della Scala: si tratta di una dozzina di tombe tipologicamente simili: infatti sono tutte con celle a pianta rettangolare con profondità che varia da m. 0,97 a m. 1,24 e con lunghezza variabile da m. 1,60 a m. 1,80, soffitto piano e banchina lungo il lato sinistro, gli ingressi sono di forma rettangolare preceduti da vestiboli lunghi circa m. 0,50. Soltanto la t. 1 e la t. 2 si differenziano dalle altre: la prima ha una pianta rotondeggiante con nicchia sulla parete di fondo, la seconda presenta una pianta irregolarmente ovale profonda circa 2 m.

 

(9) È stata avanzata l’ipotesi che il muro fosse servito a chiudere uno spazio destinato a raggruppare alcune abitazioni insieme con il bestiame. Questa particolare funzione di recinti è anche riconosciuta ai muri dei villaggi di Valsavoia, Torricella e Monte Grande (PROCELLI, La civiltà agro-pastorale…, cit., pag. 345); v. anche G. CASTELLANA, Il santuario castellucciano di Monte Grande e l’approvvigionamento dello zolfo nel Mediterraneo nell’età del Bronzo, Palermo 1998, pagg. 67-71.

(10) Cfr. P. ORSI, Pantalica, in Monumenti Antichi dei Lincei XXI, 1913, col. 315, fig. X; L. BERNABÒ BREA, Akrai, Catania, 1956, pag. 11, fig. 4.

(11) La t. 3 presenta l’ingresso rettangolare marginato da una risega, pianta circolare con banchina lacunosa in fondo, alzato troncoconico, soffitto piano; la t. 5 è costituita da ingresso rettangolare marginato da risega, pianta circolare con nicchia sopraelevata sulla parete sinistra, soffitto a cupola.

 

(12) G. DI STEFANO, Recenti indagini sugli insediamenti rupestri dell’area ragusana, in La Sicilia rupestre nel contesto delle civiltà mediterraneeAtti del VI Convegno Internazionale di  studio sulla civiltà rupestre medioevale nel Mezzogiorno d’Italia, (Catania – Pantalica – Ispica, 7-12 Settembre 1981), a cura di C.D. Fonseca, Galatina 1986, pagg. 257-258 ed ivi bibliografia precedente.

 

(13) Un altro gruppo di tombe del tipo a forno si trova nel versante opposto, in corrispondenza della Torre di Scalepiane, le tombe sono irraggiungibili per via della fitta vegetazione; una delle poche raggiungibili mostra un profilo a pseudotholos.

(14) P. ORSI, Le necropoli sicule di Castelluccio e Tremenzano, in BPI XVIII, 1892, tav. I, tombe 1 e 6; cfr. anche la t. 42 di Cava Lavinaro: supra, e ORSI, Cava d’Ispica…, cit., pag. 433, fig. 19.

(15) Cfr. la t. 34 di Castelluccio in ORSI, Le necropoli sicule….cit., pag. 75; A. CRISPINO, Insediamenti preistorici nella media valle del fiume Tellaro, in Atti e Memorie I.S.V.N.A.,1988-89, pag. 63, nota 29.

(16) Cfr. la tomba della Gisira di Brucoli in I. RUSSO – P. GIANINO, Megalitismo ridotto mediterraneo. Nuove acquisizioni sull’architettura funeraria monumentale della prima età dei metalli nella cuspide sud-orientale della Sicilia, in Archivio Storico Siracusano s. III, VI, 1992, pag. 13, tav. 6; la presenza di queste bugne appare anche sui portelli, come nel caso del portello della t. 22 di Castelluccio di Noto in ORSI, Le necropoli sicule…cit., pag. 29, tav. V. Cfr. anche la tomba a tholos n. 3 della Montagna Alta di Caltagirone in P. ORSI, Caltagirone. Siculi e Greci a Caltagirone, in NSc., 1904, pag. 76, fig. 17.

(17) Lo scodellino della tholos rientra nella tipologia di quelli definiti penduli o aggettanti e trova confronti con lo scodellino della tholos di Biddiemi presso Scicli (A. LA ROSA, Le necropoli delle latomie in c.da Biddiemi a Scicli, in Sileno II, 1976, pag. 147) e con quello di una tomba di Monte Tauro (R. LANTERI, Insediamenti antichi nel territorio di Augusta: le tholoi di Monte Tauro, in Aitna 1, 1994, pagg. 11-21).

(18) L. GUZZARDI, Nuovi dati …, cit., pagg. 227-229, fig. 8. Più a valle, un’altra necropoli coeva si trova nella contrada Spatacinta: essa è articolata in due gruppi di tombe tipologicamente simili con celle a piante circolari o subcircolari, alzato troncoconico e soffitto piatto (cosiddette pseudotholoi) precedute da un vestibolo articolato con ingresso a triplice risega.

(19) R. LANTERI, Nuove acquisizioni sulla prima età del bronzo nell’area iblea: la necropoli di Cava Baratta sul medio corso del Cantera, in Arch. Stor. Sir., 1994, pag. 12, per la cui caratteristica sono stati chiamati in causa i templi megalitici maltesi di Mnajdra e di Ggantija a Gozo; cfr. anche le tombe di Cava Ternulla presso Rosolini: BELLUARDO – CIAVORELLA, Alla ricerca…, cit., pag. 26, foto 10.

(20) GUZZARDI, Nuovi dati ……..cit., pagg. 223-224, figg. 4-7.

(21) N. BRUNO, Indagine topografica, in G. DORMIENTE, Pozzallo: città mediterranea, Modica 1991, pag. 42.

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