|
I
primi dati relativi alla presenza umana in Ortigia sono già del periodo
neolitico, i primi segni di un insediamento abitativo datano all'età del
bronzo antico e quelli più cospicui, della media e tarda età del bronzo
che persistono fino al momento della colonizzazione greca.
Nell'VIII secolo a.C., nel quadro dell'espansione coloniale dei Greci
nell'Occidente del Mediterraneo, un gruppo di coloni, capitanati da
Archia da Corinto, espulsi i Siculi che abitavano in Ortigia, fondarono
la nuova città.
Secondo la tradizione il nome di Siracusa trae origine dalla vicina
palude Syraka.
È sorprendente assistere al disegno espansionistico di ampio respiro che
la nuova città attuò già nei primissimi anni della propria esistenza.
Alla fine dello stesso VIII secolo si deve la fondazione della prima sub
colonia, Eloro, - sulla foce del fiume Tellaro - per garantirsi il
controllo, militare ed economico, di quella fascia della costa, mentre è
nel vivacissimo secolo successivo che furono fondate Akrai - nella valle
dell’Anapo (663 circa) -, Casmene - nella parte più interna del
territorio montano nei pressi del monte Lauro (643 circa) - e Camarina
(599 a.C.) - nella fascia costiera meridionale fino al limitare della
presenza punica.
Siracusa era retta da un regime oligarchico: governavano i discendenti
dei primi coloni, chiamati Geomori; subordinati ad essi erano i
Killirioi ossia un gruppo formato dai coloni immigrati in un
secondo momento e dai siculi asserviti.
La città, ed è questo un importantissimo segno tangibile di lungimiranza
ebbe, con tutta probabilità, dal primo momento un impianto urbanistico
regolare, per strigas, ossia a maglie ortogonali regolari. Le
strade dei quartieri dei Bottari e della Giudecca, gli assi viarii Roma
- Dione e Maestranza - Amalfitania, ricalcano in buona parte gli antichi
tracciati greci.
Dopo l'originario nucleo, identificabile con l'isola di Ortigia,
Siracusa si espanse, già nell'VIII a.C. sulla terraferma nel nuovo
quartiere che sarà chiamata Acradina.
I limiti di questa prima espansione urbanistica sono dati
approssimativamente dalle necropoli e dalle latomie che cingevano la
parte alta della città le une da Ovest a Est, le altre da Est a Ovest.
Le
maggiori aree sepolcrali che circondavano Siracusa, dal cui studio
sistematico si possono desumere informazioni sui rapporti commerciali
intrattenuti dalla città e sull'evoluzione del materiale di produzione
locale, erano tre.
La prima, quella del Fusco, con presenze riferibili all’età del Bronzo,
fu occupata dai coloni già dall’VIII secolo. a. C. e rimase in uso fino
al III secolo a.C.
L’insediamento della seconda, del Giardino Spagna (sotto l’area
dell’Ospedale Civile), è riferibile intorno al 640 a.C. e usata fino al
III secolo a.C., mentre la terza, di S. Lucia si colloca a cavallo tra i
secoli VII e il VI a.C.. Le tombe che si estendono da ovest a est, da
corso Gelone, al giardino Spagna, a piazza della Vittoria, a S. Lucia,
costituivano un’autentica cinta che occupava il piano roccioso esterno
alla città reso di difficile urbanizzazione per i notevoli dislivelli
(verranno pianificati solo nei decenni centrali del IV secolo, in quella
che si suole definire “età timoleontea”).
L’indagine archeologica ha dimostrato che le necropoli primitive furono
programmaticamente lasciate fuori o, meglio, ai margini
dell’insediamento abitativo; esse furono pianificate alla stessa stregua
dello spazio dedicato al culto e a quello per la vita quotidiana.
La pietra da costruzione per tutti gli edifici di Siracusa, sia per i
grandi monumenti che l’antichità ci ha tramandato, che per le modeste
abitazioni sepolte dagli strati di asfalto, proveniva tutta dalle
latomie. Queste erano, con voce greca le immense cave di pietra – sia
superficiali sia, soprattutto, sotterranee – che, da est a ovest hanno
cinto la città. È difficile stabilire una esatta datazione delle
pietraje (per adoperare un vocabolo in uso nel ‘700) a causa della
continuità del loro utilizzo ma è probabile che ciascuna di esse sia
nata in funzione dell’erigendo quartiere; da questa riflessione si
potrebbe concludere che quella di Acradina – le latomie dei Cappuccini –
siano le più antiche. In ogni caso è certo che già nel VII secolo esse
erano in uso; Pausania (V, 8,8) ricorda, infatti, che nelle latomie fu
posta la statua di Ligdamide, vincitore ad Olimpia (Ol. 33 – tra il
648/7 e il 645/4) nel pancrazio (un misto tra corsa, lotta e pugilato).
L’agiatezza economica in breve tempo raggiunta dalla città non poteva
non dare luogo a delle lotte intestine tra le due fazioni che si
risolsero, tra la fine del VI e i primissimi anni del secolo successivo
con la cacciata dei Geomori e la presa del potere da parte dei Killirioi.
Intanto nel corso del VI secolo erano nati altri due quartieri, Tyche
(così chiamato per la presenza di un tempio dedicato alla dea Fortuna e
ricadente nell'area dell'attuale borgata S. Lucia) e Neapoli (nella
quale ricadeva la più ampia area monumentalizzata della città).
I Geomori, che avevano trovato rifugio a Gela, diedero l'occasione a
Gelone, comandante della cavalleria di Ippocrate, di entrare in città
(485 a.C.); questi ripristinò il vecchio regime oligarchico ma assunse i
poteri di tiranno (ossia di re non per origine dinastica).
Nel 480 le truppe della lega siciliana capitanate da Gelone sconfissero
i Cartaginesi in una epica battaglia presso il fiume Imera. Dai
contemporanei l'evento fu celebrato al punto da tramandare la notizia,
tutta da dimostrare, che lo scontro sia avvenuto lo stesso giorno di
Salamina: la civiltà greca aveva in Siracusa e in Atene due campioni
contro il barbaro nemico.
Siracusa con Gelone iniziò una fase di grande splendore artistico e
divenne meta dei più grandi drammaturghi e commediografi; questi costruì
il teatro e innalzò, per celebrare la vittoria, un maestoso tempio
dedicato a Minerva.
Alla morte di Gelone salì al potere il fratello Ierone il quale, sebbene
venga ricordato come violento, si mostrò grande mecenate, oltre che
valido condottiero; a lui si deve la vittoria navale a Cuma contro gli
Etruschi del 474 a.C.
Successe a Ierone Transibulo che, a causa delle sue atrocità venne
esiliato (466 ca. a. C.).
Siracusa conobbe per la prima volta un regime democratico. Continuò
l'espansione della città che divene sempre più punto di riferimento per
gli artisti ed i scrittori; vennero sedate le rivolte dei Siculi guidati
da Ducezio (459 - 451a.C.), fu sconfitta Agrigento nel 446.
Atene non poteva non preoccuparsi per l'espansione rapida di Siracusa e,
dopo due tentativi militari senza esito 433 e 427 a.C.), intervenne su
richiesta di Leontinoi muovendo contro Siracusa (415 a.C.).
Fu lo scontro tra le due maggiori potenze della grecità che si risolse,
nel 413 a.C. con una clamorosa sconfitta degli assedianti, sia presso il
fiume Assinaro che per mare nel porto grande di Siracusa.
I prigionieri furono chiusi nelle latomie, ai quali, tramandano gli
storici, fu riservato un tremendo trattamento.
I Cartaginesi nuovamente minacciarono le città greche della Sicilia
muovendo contro Agrigento, che viene rasa al suolo, e Gela. Dionigi,
intanto venuto al potere, fortifica la città, la cinge di poderose mura
e costruisce il castello Eurialo, come primo e più potente baluardo in
difesa dell'abitato. Questa poderosa struttura bellica impedì che la
Siracusa capitolasse durante l'assedio del 396 a. C.; anzi Dionigi
riuscì a sconfiggere gli assedianti.
Dionigi amava circondarsi nella propria corte dei più grandi artisti
dell'epoca, ma non esitò a vendere come schiavo Platone. A Dionigi,
succedette il figlio, Dionigi II che concluse la pace con Cartagine.
Gli sconvolgimenti interni alla città e i malumori provocati da Dionigi
II, indussero una fazione a richiedere l'intervento della madrepatria
Corinto. Questa inviò il proprio generale Timolonte. Dopo una serie di
scontri il generale riuscì ad entrare in città (343 a. C.) accolto come
un liberatore. Durante anni del suo governo Siracusa godette di pace e
di democrazia.
Alla morte di Timoleonte (336 a. C.) si scatenarono nuovamente le
fazioni oligarchiche che portarono al potere un nuovo tiranno, Agatocle
(316 a. C.). La sconfitta che questi subì da parte di Cartagine nei
pressi del fiume Imera ( 310 a. C.) lo indussero ad un'impresa di
grandissima strategia militare, poi ripetuta da Scipione l'Africano:
raccolte le truppe portò la guerra in Africa. Purtroppo, dopo alterne
vicende, Agatocle fu però duramente sconfitto e dovette subire una dura
pace.
Le vicende interne alla propria famiglia misero il tiranno
nell'impossibilità di individuare in essa un successore, così Agatocle
nominò proprio successore il popolo siracusano. Alla sua morte si
scatenarono nuovamente le fazioni interne alla città che scatenarono una
lunga serie di guerre civili.
I Cartaginei, sempre in agguato, riuscirono a conquistare la città (278
a. C.) che fu liberata da Pirro. Lasciata la città alla volta di Roma,
il potere fu assunto da Ierone (o Gerone) II. La sapiente politica di
equidistanza da Roma assicurò alla città un lungo periodo di pace e di
prosperità. Avviò delle importantissime riforme tributarie (lex
hieronica), abbellì la città con nuovi grandi monumenti, intrattenne
scambi culturali con i grandi centri del mondo ellenistico. Fu grande
mecenate, ed il grande Archimede godette del suo favore.
Il suo successore Geronimo sconvolse gli accordi ed entrò in urto con
Roma. Siracusa, cinta d'assedio da Marcello, capitolò nel 212.
Iniziò così un lungo, quasi inarrestabile periodo di decadenza che,
però, non scalfì la bellezza della città; è Cicerone che nelle
memorabili pagine delle Verrine ce ne ha tramandato un'ammirata
descrizione.
Ancora al V secolo d.C. la Sicilia fu terra di conquista dei Vandali e
degli Ostrogoti, fino a quando nel VI secolo l'isola l'imperatore
d'Oriente Giustiniano non la conquistò.
Siracusa doveva godere di un grande prestigio se l'imperatore Costante
II, nel 663, in fuga da Bisanzio, la scelse come sede imperiale.
Intanto il pericolo musulmano, che già minacciava le rotte del
Mediterraneo, si faceva reale e concreto: nell'827 gli Arabi sbarcarono
a Mazara e subito fecero marcia verso Siracusa.
La città resistette ai ripetuti attacchi e al lungo assedio, fino a
quando il 21 maggio 878 capitolò mettendo una concreta ipoteca al
processo di conquista musulmana in tutta l'isola.
Le lotte intestine tra califfati indussero a chiedere l'intervento del
generale bizantino Giorgio Maniace che riconquista la città, ma non
riesce a mantenerla in potere che solo per due anni, Il nome di Giorgio
Maniace è passato alla storia della città sia per la probabile erezione
sulla punta di Ortigia di un fortilizio e per avere trafugato e portato
a Bisanzio le spoglie mortali di Santa Lucia.
Siracusa venne nuovamente conquistata dagli arabi che la tennero fino al
1086 quando capitolarono di fronte al nuovo conquistatore normanno.
Gli Altavilla restaurarono la fede cristiana nel Regno, nel 1093 venne
rifondata la diocesi di Siracusa ma è nella cattedrale di Palermo che la
notte di natale del 1139, Ruggero II venne incoronato primo Re di
Sicilia, confermando così il primato di quella città sulle altre
dell'isola.
Nel 1169 la città fu sconvolta da un terribile terremoto e, a causa del
periodo di anarchia susseguente alla morte di Enrico VI (che aveva
sposato Costanza d'Altavilla), nel 1204 fu conquistata dai Pisani e
l'anno seguente dai Genovesi.
Federico II di Svevia, dapprima confermò i privilegi ai Genovesi, per
poi, consolidato il proprio potere, cacciarli e riannettere Siracusa al
demanio.
Alla morte di Federico seguì un torbido periodo ed il tentativo di
restaurazione di Manfredi; a questi il Papa oppose Carlo d'Angiò che fu
incoronato a Roma nel 1266.
Il regno francese, a causa dei soprusi della classe dirigente e delle
soldataglie, fu cacciato dalla grande sommossa popolare passata alla
storia sotto il nome di Guerra del Vespro.
I Siciliani si rivolsero allora a Pietro d'Aragona, e, dopo un periodo
di incertezze, Federico III d'Aragona fu proclamato nel 1295 Re dei
Siciliani.
Federico nel 1305 (di fatto) assegnò Siracusa ed altri nove comuni in
dote alla consorte. La città era amministrata direttamente dalla regina,
quasi come uno Stato dentro lo Stato, per il tramite di funzionari che
ella stessa provvedeva a nominare. Era la Camera della Regina. A
questo periodo dobbiamo il fiorire di una architettura aragonese e
catalana che tramutò Ortigia in un lembo di Spagna. Per la prima volta
nel 1437 venne emanata una prammatica che sanciva il concetto di
esproprio per pubblica utilità per chi intendeva migliorare la propria
abitazione.
I Siracusani per la endemica miopia e anche a causa delle vessazioni che
erano costretti a subire chiesero più volte all'Imperatore Carlo V
l'abolizione dell'istituzione. Nel 1536, alla morte della nonna, Germana
de Foix, seconda moglie, ora vedova, di Ferdinando il Cattolico
l'imperatore sciolse la Camera della Regina.
Iniziò così un programma di fortificazione della città che comprese la
edificazione di nuovi bastioni. Siracusa fu cinta da alte mura che
furono subite per secoli come segno di oppressione. L'economia della
città fu costretta ad un inesorabile processo involutivo, tagliata fuori
dalle rotte commerciali e dai processi di sviluppo che intanto venivano
formandosi.
Siracusa era entrata a pieno titolo a far parte dell'ampio programma
strategico della Corona mirato garantire la sicurezza del basso
Mediterraneo contro l'incombente pericolo ottomano.
Se, per assurdo, non vi fossero stati i terremoti, quello del 1542 che
fece crollare la facciata normanna della cattedrale e quello del 1693
che impresse la forte accelerazione al rinnovamento del gusto artistico
nell'architettura cittadina, si potrebbe dire che Siracusa non ha avuto
più una storia per tre secoli.
La città ha visto passare sul suo capo i regnanti, i vicerè, i Savoia
(che, nel 1713, ascesero alla dignità regale con il regno di Sicilia a
seguito della Pace di Utrecht), tutti accomunati dalle esose richieste
di esborsi (che eufemisticamente venivano chiamati donativi) per la
Corona e per le fortificazioni. Nulla cambiava per la città: in fin dei
conti, per Siracusa chiunque comandava adottava gli stessi metodi.
Così, in maniera oscura e priva di una vera storia, Siracusa giunse al
1837 quando vi furono delle gravi agitazioni, scoppiate per una
pestilenza,contro il governo borbonico. Ferdinando II punì duramente la
depressa città trasferendo il capoluogo da Siracusa a Noto. Questo
ulteriore sopruso indusse ancor di più i Siracusani ad aderire ai moti
rivoluzionari del 1848.
Unificata l'Italia la città tornò ad essere capoluogo nel 1865. La cinta
di mura e fortificazioni che tanto erano costate furono del tutto rase
al suolo e finalmente Siracusa poté guardare al suo porto e al suo
territorio come elementi importantissimi per la ripresa economica.
Questa non avvenne che in maniera appena accennata.
Con l’unità d’Italia e l’avvento al potere della nuova classe politica
liberal borghese si iniziò un ampio programma di opere pubbliche
favorito dalla soppressione degli ordini monastici e dall’acquisizione
dei loro beni al demanio. Era forte desiderio della borghesia dell’epoca
uscire dal regresso economico e dalla posizione periferica accreditando
la città per le referenze del suo glorioso passato.
Una furia iconoclasta si abbatté sulla città; con il pretesto di creare
scuole ed uffici pubblici è stato orrendamente mutilato l’immenso
patrimonio artistico che era giunto praticamente intatto
Segno della crescita demografica fu l'urbanizzazione, nel 1895, di un
nuovo quartiere nella terraferma, la Borgata.
Il tessuto viario di Ortigia, in buona parte ancora greco, nel quale è
possibile leggere le differenziazioni delle tipologie sociali e
abitative, subì ulteriori squarci; Piazza Archimede nacque tra gli anni
1872 e 1878 abbattendo la monumentale chiesa dei Padri Teatini e la
parrocchiale di S. Giacomo che lì avevano sede; il quartiere della
Sperduta, che mostrava intatti i paradigmi dell’organizzazione araba fu
rasa al suolo e nell’area ormai libera nel 1928 sorse l’attuale
complesso delle scuole elementari.
Ancora in periodo fascista, per dare maggiore aria al settore interno
dell’isola e per renderne più decoroso l’ingresso, furono rasi al suolo
quattro isolati medievali per far luogo alla via del Littorio (oggi
corso Matteotti).
Un altro momento di grande espansione fu conosciuto dalla città nel
secondo dopoguerra; purtroppo questo fu caotico e convulso, quando non
becero ed arrogante. Ortigia è stata costellata di orrendi scatoloni in
ferro-cemento che il più delle volte, con la forza di chi opera un
sopruso, si impongono per la loro altezza come punto di riferimento
visivo; la città sulla terraferma fu privata di importanti strumenti
urbanistici che avrebbero potuto conciliare il territorio, i tesori
artistici ed archeologici con le necessità di urbanizzazione e di
crescita futura. Né è stato rispettato il territorio circostante alla
città: con il miraggio dello sviluppo economico fu avviato un ampio
programma di industrializzazione che ha irrimediabilmente deturpato il
litorale nord della città.
Poche e deboli, benché illuminate, furono le voci che si levarono contro
questo saccheggio della città perpetrato ed attuato dai novelli barbari
ma, si sa, Cassandra non veniva mai ascoltata e creduta.
L'indolenza, la miopia e l’arroganza di quegli anni fanno sì che, oggi,
parlare di sviluppo e di turismo sia del tutto simile ad un'amena
chiacchierata fatta al Caffè dello Sport.
(Tratto dal sito del Comune di Siracusa) |