Santa Maria dell'Idria

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Panorama
 
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Facciata
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Il campanile visto dal Palazzo Cosentini

A pochi passi da Palazzo Cosentini, salendo le scale della Salita Commendatore si incontra la Chiesa dell’Idria (o dell’Itria), una volta dedicata a S. Giuliano con annesso ricovero per i poveri e dei viandanti andato distrutto con il terremoto del 1693.

Il luogo di culto è di antichissime origini, sorge probabilmente sulle rovine di un’antica chiesa bizantina.

Notizie di una chiesa dedicata a S. Giuliano si hanno nella Sacra Visita Diocesana del 1542, in tale occasione il vescovo Platamone visitava l’altare di S. Maria d’Idria posto dentro la chiesa, allora sotto la giurisdizione dell’Ordine Gerosolimitano[1]. Secondo Sortino Trono la Chiesa di S. Giuliano sorse durante il dominio dei Chiaramente a Ragusa (1283-1391) [2].

La Chiesa di S. Giuliano fu ricostruita dall’Ordine dei Cavalieri di Malta nel 1629, non si sa quando e come la chiesa venne dedicata alla Madonna dell’Idria. Il termine Idria deriva, secondo alcune interpretazioni, dal bizantino “odygitriati”, equivalente a Madonna del cammino[3] (o Madonna del buon cammino), secondo altri invece il termine è riconducibile al termine greco “hydria” (da hydor=acqua), nome greco del vaso che serviva a trasportare e versare l’acqua e quindi il culto sarebbe da attribuirsi alla Madonna delle acque, forse a causa di una o più sorgenti presenti nelle vicinanze. Danneggiata dal terremoto del 1693, fu ricostruita e ampliata nelle sue attuali forme nel 1739. La croce dell’Ordine di malta, oltre che all’ingresso è visibile all’interno in più punti.

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Il prospetto si presenta su due livelli. La facciata al primo ordine presenta quattro semipilastri (paraste) su alti piedistalli, concluse da capitelli con sculture. Il portone centrale presenta due paraste con sculture purtroppo corrose dal tempo, sopra l’arco circolare, una cornice riccamente scolpita in pietra, seguita da tre cornicioni sovrastati da una finestrella con l’arco sormontato da un intaglio scolpito e da un’aquila in ferro dove è visibile, al centro, la croce dell’Ordine dei Cavalieri di Malta. Le due porte laterali presentano dei cornicioni intagliati seguiti da finestre circolari.

 

 

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Il campanile visto dal Palazzo della Cancelleria
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 Facciata - particolare
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 Facciata - particolare

Il secondo ordine presenta al centro una semplice finestra rettangolare, due paraste su piedistalli e, ai lati, due balaustre completate da sculture curvilinee tipiche del periodo barocco. Il prospetto è completato infine, da un frontone triangolare.

Sul lato sinistro della chiesa, si innalza un campanile che termina con un cupolino ottagonale   circondato da un parapetto balaustrato. La base del cupolino è arricchita da maioliche colorate che rappresentano vasi di colore giallo e fiori di vario colore. Il campanile offre il massimo di se soprattutto se visto dall’alto, in particolare dai tornanti della Via Mazzini, la strada che da Ragusa Centro porta a Ibla. Una caratteristica che accomuna la Chiesa dell’Idria ad altre due chiese di Ragusa, la Chiesa di San Giovanni e la Chiesa delle Anime del Purgatorio, è proprio il fatto che la torre è A sinistra della facciata, quasi per non togliere valore alla chiesa.

L’interno è composto da un organismo basilicale a tre navate divise da colonne con capitelli corinzi. L’abside (cappella centrale) è caratterizzato da una tribuna costruita in pietra e gesso con colonne scolpite e verniciate che fanno da cornice ad un quadro raffigurante S. Corrado da Licenza e S. Guglielmo da Scicli che sostengono un quadro della Madonna con il Bambino Gesù. Sulla volta un affresco raffigurante l’Assunzione e l’incoronazione di Maria.

La navata destra, partendo, dall’abside  è caratterizzata da:

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 Altare di S. Giuliano e S. Giovanni Battista
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Cappella dell'Addolorata

 

Cappella dell'Addolorata

Percorrendo la navata sinistra in direzione dell’uscita si incontra:

Sopra l’entrata si erge un organo in legno su cui spicca una grande croce dell’Ordine di malta.

Sul pavimento si intravedono tre lastroni in pietra asfaltica che coprono tre tombe trovate vuote e riempite di detriti durante dei lavori di restauro eseguiti alcuni decenni fa.

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[1] da Hierosolÿma, nome latino di Gerusalemme; ordine militare e religioso di San Giovanni di Gerusalemme, ora detto dei Cavalieri di Malta

[2] (6.90) Eugenio Sortino Trono: Ragusa Ibla Sacra (1928) . pag. 90.

[3] Bianca Cesena Zago: Guida Turistica di Ragusa (1984)  p. 55

 

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